La direzione Pd/Renzi: «Basta rese dei conti, si chiude un ciclo. Sì al congresso prima del voto». Emiliano: mi candido, è necessario

Matteo Renzi
Matteo Renzi annuncia le dimissioni da segretario del Pd in direzione: «Si chiude un ciclo, ho preso il Pd al 25% e l'abbiamo portato, nell'unica consultazione politica, al 40,8%». Poi lancia il congresso prima del voto «nel pieno rispetto dello Statuto e con le stesse regole del 2013». La riunione ha preso il via con l'inno di Mameli. Sul palco anche il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. 

Emiliano. Tra gli interventi dopo la relazione del segretario, anche quello del governatore pugliese Michele Emiliano, che ha annunciato la sua candidatura alla segreteria nazionale del Pd: «E' una cosa che sento di fare, è necessaria». «Ho sostenuto Renzi per il cambiamento, ma in questi 1000 giorni io molte volte non ho capito dove Renzi voleva andare», citando scuola, trivelle, referendum sulla riforma costituzionale, Jobs Act. «Per questo a un certo punto il congresso è necessario, e non tanto per chi farà il segretario. Il mondo è cambiato e non sappiamo quale sarà la legge elettorale. Io escludo che nel tuo ragionamento si possa andare al congresso ad aprile, un congresso ad aprile senza conoscere la legge elettorale, è una di quelle cose che fa rischiare la scissione». «Non so come si fa a fare il congresso senza sapere qual è la legge elettorale. Escludo che si possa andare al congresso ad aprile: un congresso ad aprile senza conoscere la legge elettorale, che roba è?». «Se tu - dice Emiliano a Renzi - oggi davvero vuoi mettere il congresso al centro della nostra discussione e fare un processo in cui chiunque vinca sostiene l'altro, il processo deve essere autentico». «Se tante persone in questo momento mi stanno spingendo nella direzione di candidarmi alla segreteria non è perché io abbia un ruolo particolare ma perché evidentemente quello che è avvenuto fino a oggi ha scontentato tanti», prosegue. «Ora dico: in vista del congresso agevolate le iscrizioni, invitate a venire e non respingetele. Fatelo con l'aiuto dell'organismo di garanzia che potrà essere il segretario. Il Pd deve essere un luogo aperto, di libertà, giustizia e uguaglianza». «In molti momenti sei apparso lontano dalle persone. Il Pd può essere il partito di quelli che non contano niente? O torna nel suo alveo naturale o rischia di andare fuori dalla fotografia, dalla cornice». «Stai facendo la stessa faccia che fai quando parla Bersani - lo rimprovera a un certo punto - ti prego fai le facce che fai con altri». Emiliano ricorda di aver votato Renzi nel 2013 alla segreteria e rivendica: «Non sono mai stato iscritto a una corrente. La tua idea di rinnovare la classe dirigente e riconnettere il Pd con le questioni ambientali mi ha affascinato. Ho iniziato a pensare che qualcosa non andava quando tutte le persone che avevo contro in Puglia sulle questioni di merito, me le sono trovate con te e non avevo più te vicino. Molte volte non sono riuscito a capire dove volevi andare a parare. Il governo non voleva parlare con noi sulle trivelle», ricorda tra l'altro. «Se tu non avessi chiuso le porte, forse non avrei dovuto aspettare il governo Gentiloni per parlare dell'Ilva». Emiliano rimprovera a Renzi diverse cose: «Avevamo detto che non avremmo mai cambiato la Costituzione a maggioranza e invece l'abbiamo fatto. Il referendum costituzionale è stato interpretato come una specie di ghigliottina generale da parte tua: se vinco, azzero tutti gli altri. Lo so che non era così ma l'effetto complessivo è stato inverso».

La relazione di Renzi. «Non sarete mai il nostro avversario. Non voglio scissioni, ma se deve essere sia sulle idee, senza alibi, e non sul calendari», ha detto il segretario rivolto alla minoranza. «Chi perde, il giorno dopo dia una mano, non scappi col pallone», ha aggiunto. «Voto e congresso sono due concetti divisi, e quando si vota non lo decido io», sono state ancora le parole del segretario.

La minoranza invece insiste sul segretario di garanzia. E l'ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani dice no al congresso-lampo. «Prima di tutto il Paese. La prima cosa che dobbiamo dire è quando si vota. Non possiamo lasciare un punto interrogativo sul nostro governo o mettiamo l'Italia nei guai. Propongo non solo di dire il 2018, ma di garantire davanti all'Europa, i mercati, gli italiani, la conclusione ordinaria della legislatura. Non possiamo parlare come la sibilla, lasciare la spada di Damocle sul governo per cui ci si aspettano dimissioni in streaming».

ll segretario Matteo Renzi ha aperto i lavori con la sua relazione: «Siamo qui per parlare con molta franchezza perché dal giorno dopo il referendum la politica italiana ha messo le lancette indietro, è tornata a metodi che avevamo dimenticato. Nel Pd sono tornati i caminetti e la domanda principale è diventata non il Paese ma quanto dura la legislatura, quando si fa il congresso. La discussione interna è incardinata sulle polemiche e accuse reciproche, con litigi e accuse non sulle proposte - ha rilevato Renzi -. E questo in casa nostra ma non solo».

«Se digiti su google "resa dei conti Pd" emerge un dato sconvolgente... anche basta, diamoci una regolata tutti insieme. Evitiamo la personalizzazione del dopo referendum», ha poi continuato Renzi parlando anche delle divisioni negli altri partiti. «Sel sta per scindersi, Salvini e Berlusconi litigano, i Cinque stelle sono dilaniati al loro
interno con una ferocia non immaginabile fino a poche settimane fa».

«Credo che sia buon senso da parte di chi ha responsabilità di conduzione di una comunità accettare l'invito a fare il congresso prima delle elezioni. Io non voglio scissioni e se le voglio le vorrei sulla base di una discussione, se ci dovrà essere una scissione, e io spero di no, che sia senza alibi, non con l'alibi del calendario», ha poi affermato Renzi.

«Si chiude un ciclo alla guida del Pd», ha poi sottolineato Renzi, lasciando capire che si dimetterà per anticipare il congresso. «Ho preso un Pd che aveva il 25 per cento e nell'unica consultazione politica lo abbiamo portato al 40,8», ha aggiunto.

«Non possiamo più prendere in giro la nostra gente, potete prendere in giro me ma non la nostra gente. Nel pieno rispetto dello statuto, con le stesse regole dell'ultima volta» si faccia il congresso. «Così che non si discuta da domani sulle regole. Ma torni la politica», ha aggiunto. 

«Io non sarò mai il custode dei caminetti, preferisco il mare aperto della sfida che la palude. Facciamo il congresso e chi perde il giorno dopo dia una mano, non scappi con il pallone, non lasci da solo chi vince le primarie, non faccia quanto avvenuto a Roma», ha continuato il segretario. «Io non dico andate, dico venite, confrontiamoci, vediamo chi ha più popolo».

«Il voto e il congresso sono due concetti divisi e aggiungo che non sono più premier, non sono mai stato il ministro dell'Interno né sono il presidente della Repubblica. Quando si vota non lo decido io, questa visione "giucascaselliana", quando lo dico io, va rimossa. Ci sono elementi positivi per votare prima e anche per votare dopo, è una discussione che fa chi ha responsabilità istituzionali. Ma sia chiaro a tutti che il congresso non si fa per decidere il giorno del voto».

«Non voglio scissioni. Ma se deve essere sia una scissione sulle idee, senza alibi, e non sul calendario», ha detto ancora Renzi. «Ho un'idea alta del congresso e ancor di più della scissione. È un momento drammatico che mette in subbuglio i sentimenti. Discutiamo le linee politiche e poi ci dividiamo. Mai avrei pensato a una discussione sul calendario: o si fa il congresso prima delle elezioni o è scissione. È una specie di ricatto morale e sono allergico ai ricatti». «Agli amici e compagni della minoranza voglio dire "mi spiace, se costituisco il vostro incubo ma non sarete mai il nostro avversario". Gli avversari sono fuori da questa stanza», ha insistito.

«Si dice che il Congresso deve servire per trovare una alternativa al renzismo. Troppo onore,  ma io direi che il Congresso deve cercare una alternativa altrumpismo, al lepenismo, al grillismo al massimo», ha detto ancora Renzi.

«A chi si candida, a Speranza, a Rossi, a Emiliano, faccio in bocca al lupo, se vincono sarò in prima fila per sostenerlo ma chiedo rispetto non per me ma per i nostri iscritti. Quando si dice che siamo il partito dei petrolieri ai volontari viene uno stranguglione, quando si dice che abbiamo fatto gli interessi dei potenti gli iscritti non rinnovano la tessera, quando si dice che abbiamo violato lo Statuto non solo un uomo di legge si sente male ma viene meno il sentimento di fiducia tra noi», ha proseguito Renzi.

«Chiedo di sparire dai pastoni dei tg. Liberatemi dallo spazio del pastone, permettetemi di girare tranquillo per il Paese. A chi in questo partito vuole giocarsi la carta della contendibilità della leadership dico porte aperte, ma il mondo fuori da qui ha Trump e Le Pen, in Italia si discute di caminetti e polizze vita. Bisogna cambiare passo. Dobbiamo uscire da una sorta di terapia di gruppo per cui noi ci parliamo addosso mentre l'Europa corre», ha continuato il segretario.

«Nei prossimi mesi voglio andare in giro senza cerimoniali, andare a scovare le persone che possono portarci un contributo in termini di idee che possono sfidarci e fare meglio di noi. Mi piacerebbe che durante la discussione congressuale chi condividerà la mozione si trovasse al Lingotto per dire le cose che hanno funzionato e quelle che non hanno funzionato», ha detto ancora.

«Parlano di rivincita. Ma non c'è possibilità di fare un altro referendum, era una finale secca. Purtroppo, e lo dico con la morte nel cuore, il referendum l'ho perso - ha ricordato poi Renzi -. Ragioniamo in termini di ragionamento istituzionale: per anni temo che non si riuscirà a fare un'altra riforma. La riforma era una partita a sé, le elezioni non sono la gara di rivincita. Il referendum è andato, perso. Me ne sono assunto tutte le responsabilità, possiamo tornare a parlare di politica?». 

«Alcuni libri che ho letto ultimamente me li ha suggeriti Paolo, con cui sono in linea», ha poi assicurato Renzi, citando il premier che lo ascoltava in platea. Dopo la mozione parlamentare Pd contro l'aumento delle tasse si è parlato di «avvertimento e mancanza di lealtà verso Gentiloni. Dalle opposizioni hanno detto: il segretario dovrà confermare stima e lealtà verso Gentiloni. Sono molto lieto di farlo. Massima stima e amicizia di tutto il Pd. Nel rapporto decennale che ci lega non è la lealtà che manca», ha proseguito Renzi, ricordando di aver convinto Gentiloni a candidarsi in Parlamento nel 2013. 

«Con Pier Carlo c'è una rottura molto seria per ragioni di motivi calcistici...», ha poi scherzato Renzi nel suo intervento in direzione Pd, sui suoi rapporti con il ministro Padoan. Renzi tifa Fiorentina, Padoan tifa Roma e martedì scorso i giallorossi hanno battuto i viola 4-0.

«Ho letto Erri De Luca - non lo sto citando per arruolarlo - e c'è un'immagine molto bella quando parla di Giuseppe e dice che il nome ebraico contiene il suo destino. Il Pd ha - sono ancora parole di Renzi - un nome che contiene il suo destino. Forse non siamo tantissimi i partiti che contengono i destini, forse non abbiamo gli algoritmi giusti ma la faticosa abitudine che si chiama democrazia interna, che non si esaurisce con la richiesta di un congresso e del voto, non è a tempo, non è solo nel votare ma nel rispettare l'esito del voto. Chi non lo fa viola la prima regola interna di condotta. A chi immagina di dire vattene, dico venite, confrontiamoci, aiutateci a capire. Rendete contendibile la leadership, anche a chi è fuori dal Pd, c'è il tesseramento aperto fino al 28 febbraio».

«Se evitiamo il referendum» sui voucher «male non fa dal punto di vista politico», ha poi detto Renzi. «Li abbiamo resi tracciabili, ma se si vuole un confronto sul precariato facciamolo aperto».

«Ho visto una forte reazione tra i parlamentari su un sms che avrei potuto risparmiarmi. Spero ci sia la stessa forza quando dovremo spiegare perché è stata allungata una legislatura che tre anni fa sembrava bloccata», ha poi detto Renzi riferendosi a un messaggio in cui parlava dei vitalizi.

«Io non voglio violare le regole europee, voglio discuterle e se possibile cambiarle. Non è facile ma è un dovere morale per chi ha fatto una battaglia contro la politica dell'austerity e il pareggio di bilancio», ha quindi ribadito l'ex premier, ringraziando il ministro Padoan presente in platea. Renzi ha sottolineato come un «passaggio straordinario» la possibilità di ridiscutere il fiscal compact: «Io penso che non funzioni», ha affermato. «Oggi si parla di Europa a due velocità, io mi accontenterei di una Europa che ha una velocità. Perché è ferma, io la considero in folle. Eppure si muove...», ha aggiunto Renzi.

«Non vedo l'ora che parta la discussione sulla banche, per mesi si è parlato solo di due o tre banchette toscane. Si è fatto credere che il problema fosse di qualche banchetta territoriali: non vedo l'ora che si faccia una commissione d'inchiesta», ha detto ancora il segretario.

«Trump è una profonda novità, una rivoluzione negli ultimi anni della politica - ha osservato ancora il segretario -. Il muslim ban non è importante semplicemente come atto concreto, la novità non è il muro, c'era già, quello che cambia con l'intervento di Trump è che propone un'America diversa, la società aperta viene messa in soffitta, la vita degli altri diventa un pericolo e non un elemento di curiosità. Finisce l'american dream e nasce il modello culturale in cui l'altro diventa il volto della paura».

«La Francia vede il rischio della vittoria di Marine Le pen, avete visto il video di presentazione di Marine Le Pen? Io lo giudico straordinario. Il Partito socialista francese ha scelto la strada della sinistra estrema e sembra destinato all'irrilevanza e le chance maggiori per fermare l'avanzata di Le Pen sono nelle mani di Macron», ha dichiarato ancora Renzi.

«Volevi fare la scimmia nuda ma non t'è riuscito...». Renzi in apertura di intervento aveva citato il festival di Sanremo. L'assist al segretario lo dà la selezione musicale che precede l'inizio della riunione, con la canzone di Francesco Gabbani "Occidentalìs Karma", che ha vinto il festival. Matteo Orfini, introducendo i lavori, ironizza: «Verificheremo le responsabilità...». E Renzi ha scherzato con il presidente Dem: «Volevi fare la scimmia...». 
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Lunedì 13 Febbraio 2017 - Ultimo aggiornamento: 18:57