Un altro gasdotto o raddoppio di Tap: il nuovo progetto di Snam e Desfa con approdo nel Salento

Un gasdotto
Un nuovo gasdotto collegherà il confine greco-turco con l’Italia e il Salento in particolare. A proporlo, Snam e Desfa, la società greca per il 66% in mano della compagnia di Stato dell’Azerbaijan. Le ipotesi sul tavolo sono due: realizzare ex novo un gasdotto con approdo sulle coste salentine o costruire soltanto alcune infrastrutture necessarie, come le centrali di compressione, e raddoppiare poi la capacità dei gasdotti già esistenti o in via di realizzazione. A partire da Tap per arrivare a Igi Poseidon.
Così, mentre il Salento dibatte di compensazioni e ristori possibili per gli oltre 8.000 alberi che Snam è pronta a sradicare per far passare la condotta di collegamento dell’approdo di Tap a Melendugno con la rete del gas nazionale a Mesagne, in provincia di Brindisi, i progetti di cui si discute potrebbero essere già superati. E il tacco d’Italia, entro due o tre anni al massimo, potrebbe diventare il terminale di almeno tre o quattro gasdotti diversi, al servizio dell’intera Europa.
 
La strada per incrementare l’arrivo di gas sulle coste italiane è stata spianata dall’approvazione, nell’aprile scorso, del nuovo regolamento Ue in materia di capacità di trasporto transfrontaliera tra gli Stati membri. Subito dopo, Snam ha avviato un processo per “testare” il fabbisogno del mercato rispetto a nuove interconnessioni - la cosiddetta procedura di “Incremental capacity” - e ha ricevuto due manifestazioni d’interesse non vincolanti: una relativa al trasporto di gas fra l’Italia e Malta, che è stata ritirata dieci giorni fa, e una di collegamento fra la nostra penisola e, appunto, il confine greco-turco.
Da qui la decisione di lanciare, insieme a Desfa – che ha ricevuto una proposta analoga - una consultazione pubblica che si chiuderà il 18 dicembre. Servirà a raccogliere osservazioni e proposte degli operatori sul mercato, per definire la soluzione ottimale per il nuovo gasdotto da mettere in funzione nel 2019.
Stando alle ipotesi ventilate nel Documento di Consultazione pubblica sulla Incremental Capacity, non è detto che Snam e Desfa partano da zero, cioè dalla costruzione di tubi sottomarini, condotte e centrali di compressione. Dopo una attenta valutazione «dei tempi realizzativi, dei costi di progetto e dell’impatto ambientale», potrebbero decidere semplicemente di lavorare al raddoppio dei gasdotti Tap e Igi Poseidon per portare il gas, rispettivamente, dall’Azerbaijan e dalla Russia in Europa passando per la Turchia, la Grecia e l’Italia, con approdo nel Salento in particolare. In questo modo Tap non trasporterebbe più dieci miliardi di metri cubi di gas all’anno, ma venti. E la stessa quantità si muoverebbe lungo la rotta segnata da Gazprom, Edison e Depa per il gasdotto di Igi Poseidon di cui sono titolari.
Se, invece, venisse scartata l’ipotesi di raddoppiare la capacità dei due gasdotti con approdo a Melendugno e Otranto, allora Snam e Desfa ne costruirebbero uno nuovo, con lo sviluppo di due centrali di compressione a Kipi Evros e Komontini in Grecia, un centro di esercizio e manutenzione a Ioannina; la realizzazione di una condotta sottomarina dalla costa greca a quella italiana per 613 chilometri e 42 pollici di diametro (poco più di un metro) e di un’interconnessione con la rete esistente nella penisola.
A tal proposito, va ricordato che proprio Snam sta portando avanti un progetto di interconnessione del gasdotto Tap alla rete nazionale del gas a Mesagne, seguendo un iter parallelo e non sovrapponibile a quello imbastito per Tap. E in sede di conferenza dei servizi, pochi giorni fa a Roma, i rappresentanti della società hanno specificato ai sindaci presenti che non c’è alcuna garanzia e certezza che la condotta Snam serva, in futuro, esclusivamente il gasdotto Tap.
Tornando al nuovo gasdotto, in base alle diverse ipotesi progettuali, la stima preliminare dei costi varierà dai 2,5 ai 4 miliardi di euro. E al termine della consultazione - in scadenza a dicembre - Snam e Desfa avranno tempo fino a ottobre 2018 per finalizzare la fase progettuale, da sottoporre in seguito all’approvazione delle Authority nazionali. Fino ad allora, però, specificano le due società «l’investimento descritto nel documento potrebbe essere soggetto a modifiche nel corso dei successivi stadi». A dire che l’assetto finale è ancora tutto da decidere. Così come l’approdo del nuovo gasdotto, lungo la costa del Salento.
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Giovedì 2 Novembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 11:25