Migranti, accordo Ue ma è caos. Sui centri di accoglienza è scontro fra Conte e Macron

Accordo Ue sui migranti ma è caos
Sui centri di accoglienza è scontro
fra Conte e Macron
Un accordo, ma solo sulla carta quello che arriva da Bruxelles sui migranti. E nelle ultime ore si riaccende lo scontro Italia-Francia. «L'accoglienza riguarda i Paesi di primo arrivo», non la Francia dice il presidente Emmanuel Macron. «Era stanco, lo smentisco», replica il premier italiano Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio, soddisfatto all'alba, dopo la lunga notte di negoziato, più cauto il mattino dopo, adesso inizia ad avere dubbi e ribadisce: «L'Italia non ha dato disponibilità sui centri». E resta aperto un altro fronte di divisione, con la cancelliera Angela Merkel che fa muro sui movimenti secondari. E mentre i paesi dell'est del gruppo Visegrad esultano per avere evitato le quote obbligatorie, arriva la notizia di un altro naufragio al largo della Libia, con 3 bimbi morti e 100 dispersi. L'Agenzia Onu per la migrazione ricorda che nel 2018 sono state quasi 1000 le vittime nel Mediterraneo.

Il Vertice. I 28 leader europei riuniti a Bruxelles hanno trovato un faticoso accordo sulle conclusioni del Consiglio Ue, inclusa l'immigrazione. Ma sull'intepretazione dell'accordo è scontro. 


 


I capi di Stato e di governo europei hanno discusso e litigato per oltre 18 ore. L’Italia ha minacciato il veto e ha paralizzato i lavori del Consiglio pur di andare a risultato. Ma all’alba il premier Giuseppe Conte è apparso decisamente soddisfatto: «È stato un lungo negoziato, ma da oggi l’Italia non è più sola». Il premier elenca un articolo dopo l'altro del testo delle conclusioni del summit per dimostrare come i partner Ue abbiano recepito e sottoscritto molte delle richieste del piano in dieci punti presentato da Roma.

«Vi devo fare una confessione, se avessi potuto scrivere da solo le conclusioni, qualche passaggio lo avrei scritto diversamente», ma «considerato che si è trattato di una lunga e complessa negoziazione tra 28 Stati, non posso che ritenermi soddisfatto», ha poi sottolineato Conte a chi gli chiedeva se fosse soddisfatto dell'accordo raggiunto con gli altri leader europei.


 


Sono da poco passate le 4.30 quando il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, dopo una maratona di trattative durata 13 ore in totale, otto e mezzo delle quali dedicate ai migranti, annuncia l'accordo a 28 sul dossier migranti. Poco dopo i leader iniziano ad uscire alla spicciolata dal palazzo del consiglio europeo. Tra i primi il presidente francese Emmannuel Macron. In molti avevano previsto «che non ci sarebbe stato un accordo, che sarebbe stato il trionfo delle soluzioni nazionali. Stasera siamo riusciti a trovare una soluzione europea», commenta soddisfatto.

Conte cita uno a uno gli articoli del documento sull'immigrazione. Primo fra tutti il principio secondo il quale «chi arriva in Italia, arriva in Europa», ma anche il rifinanziamento del Fondo fiduciario per l'Africa; la necessità di riformare il regolamento di Dublino; l'apertura di centri di sbarco e accoglienza nei Paesi terzi e quelli volontari in Europa. Sui quali, assicura Conte, ci riserveremo una eventuale decisione «al livello governativo in modo collegiale» ma, precisa, «direi che non siamo assolutamente invitati a farli». Il premier assicura che l'Italia è soddisfatta, «è stata una lunga trattativa», dice lasciando il palazzo quando ormai albeggia, ma da questo vertice esce 
«un'Europa più responsabile e solidale».

«I centri sorvegliati di accoglienza in Ue su base volontaria vanno fatti nei Paesi di primo ingresso, quindi sta a loro dire se sono candidati ad aprire questi centri», ma «la Francia non è un Paese di primo arrivo», sottolinea ancora il presidente francese. «Alcuni» di questi Paesi di primo ingresso «hanno espresso chiaramente la loro volontà ieri attorno al tavolo» di aprire i centri, «ma sta a loro annunciarlo pubblicamente».

«Le regole di diritto internazionale e di soccorso in mare sono chiare: è il Paese sicuro più vicino che deve essere scelto come porto di approdo. Le nostre regole di responsabilità sono altrettanto chiare: si tratta del Paese di primo approdo nell'Ue. In nessun caso questi principi sono rimessi in discussione dall'accordo» raggiunto dai leader europei. Ma «verso i Paesi di primo arrivi dobbiamo essere più solidali e assicurare fin dal primo momento una presa a carico europea», ha aggiunto Macron, mostrando disponibilità alle richieste dell'Italia.

«Macron era stanco, lo smentisco. Abbiamo finito alle 5» di mattina, ha risposto Conte in conferenza stampa a una domanda sulle dichiarazioni del presidente francese, secondo cui i centri di accoglienza dei migranti si faranno solo nei Paesi di primo sbarco e non in Francia. Nell'accordo raggiunto «non si fa riferimento a un Paese di primo transito o di secondo transito», ha precisato Conte, aggiungendo inoltre che nell'articolo 12 sulla riforma di Dublino «siamo tutti d'accordo».

«L'Italia non ha dato disponibilità» sui nuovi centri di accoglienza volontari, «qualche altro Paese lo ha già fatto», ha poi sottolineato Conte.


L'accordo sui migranti stabilisce «azioni condivise anche nel salvataggio in mare. È un principio mai affermato prima. L'Italia era sola. L'abbiamo affermato nei fatti, anche con qualche atteggiamento risoluto», ha detto il premier. «Se mi verrà chiesto, racconterò cosa è stato fatto, del nuovo approccio in Europa: abbiamo rivoluzionato il tavolo» sui migranti, ha poi aggiunto a chi gli chiede cosa racconterà a Trump nell'incontro del 30 luglio a Washington.

L'Italia non riprenderà nessun migrante che dovesse essere stato registrato da noi e poi andato in Germania. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte aggiungendo di «non aver sottoscritto nessun accordo con la Germania» in merito ai movimenti secondari. «A Merkel non ho promesso alcunché», ha concluso.

«Il concetto di Paese di primo arrivo non si può cancellare», ha insistito invece il presidente francese al termine del vertice Ue, ribadendo che i centri di controllo per i migranti dovranno essere nei Paesi di primo sbarco.


«L'Italia non ha preso nessun obbligo per mettere in piedi questi centri controllati» e «non vede assolutamente nessuna possibilità». Così la cancelliera Angela Merkel al termine del vertice Ue. Inoltre «non c'è nessun accordo concreto» bilaterale tra Italia e Germania sui movimenti secondari, perché «per l'Italia è un problema cruciale la
migrazione primaria» e «per ora è una posizione che rispetto».

«Grecia e Spagna sono pronte a riprendersi i rifugiati già registrati in Eurodac che arrivano ai posti di frontiera dove ci sono controlli, come quello tra Austria e Germania», mentre con gli altri Paesi confinanti in cui non sono attivi controlli alle frontiere «procederemo con accordi amministrativi bilaterali», ha aggiunto Merkel. In cambio la Germania si è impegnata a prendere i rifugiati che arrivano in Grecia e Spagna e che hanno diritto al ricongiungimento familiare.

Al Consiglio europeo «è stato portato a casa il 70% di quanto richiesto - ha detto il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini -. Abbiamo messo i puntini sulle ì e si è arrivati a dei risultati». «Ho avuto di parlargli stamane, ma poi sono rientrato al vertice, ci siamo confrontati in modo molto sereno», ha detto Conte.

Con Salvini «siamo sulla stessa lunghezza d'onda, anche io volevo vedere i fatti», ha aggiunto il premier, ricordando di essersi anche riservato di porre un veto su tutti gli argomenti se non si fosse approvato un documento unico anche sui migranti. Poi ha aggiunto: «Devo confessare un lieve disaccordo con Salvini. Lui valuta l'esito del vertice buono al 70%, io all'80%. Non il cento per cento perché avrei scritto quelle due cose in più ma era una negoziazione a 28 molto difficile».

«Sapevamo che non era un testo sotto dettatura ma un compromesso con 28 paesi, fra cui alcuni alla fine sono stati molto duri. Abbiamo tenuto duro e abbiamo portato a casa il 70% di ciò che chiedevamo». Era stato invece poco prima il bilancio della dura giornata di trattative di ieri, secondo fonti italiane. Conte «si è fatto molto valere», spiegano le stesse fonti aggiungendo che stamane c'è stato un rapido confronto telefonico con il leader della Lega Salvini e il capo politico dei 5 Stelle Luigi di Maio, che il professore «non ha invece sentito ieri sera». Il bilancio finale è quello di «un 7 pieno», è la conclusione. Tra i risultati ottenuti, le fonti ricordano il fatto che si comincia a parlare delle Ong «che prima erano un settore intoccabile e si comincia a dire devono rispettare anche loro le leggi, che chi sbarca in un paese di frontiera arriva in Europa, la creazione di piattaforme regionali di sbarco, finalmente se ne parla, i fondi per la Turchia e l'Africa, la necessità di riformare Dublino».



Merkel poi definisce «un buon segnale» il fatto che sia stato raggiunto un accord a 28. La cancelliera, che rischia la tenuta del suo governo, è riuscita ad ottenere il riferimento ai movimenti secondari. «I paesi - si legge nel documento - devono prendere tutte le misure necessarie e collaborare strettamente tra di loro per contrastare i movimenti secondari». Si tratta ora di capire se basterà al ministro falco Horst Seeheofer.

«Grande vittoria dei quattro Paesi Visegrad al vertice europeo. Assieme siamo riusciti a evitare la ridistribuzione obbligatoria dei migranti. L'Ungheria non diventerà un Paese di migranti». Così il ministro ungherese per le Politiche europee Szabolcs Takacs, sul suo profilo Twitter. Insomma ognuno vede l'accordo dal lato più favorevole. 


«I leader europei ancora una volta non sono riusciti a trovare un accordo per una vera riforma del sistema europeo di asilo. Al contrario la sola unità di intenti tra le diverse posizioni è stata trovata nel ridurre ulteriormente gli spazi per l’accoglienza dei richiedenti asilo e nello scaricare le responsabilità sul controllo delle frontiere sui paesi al di fuori dell’Unione». Così Oxfam a commento delle conclusioni del Consiglio europeo. «Un passo che desta grande preoccupazione - aggiunge l'organizzazione - perché è inaccettabile che le necessarie riforme degli accordi europei possano avere un impatto ancora più negativo sulla vita di chi fugge verso l’Europa in cerca di salvezza. Inoltre la creazione solo su base volontaria di aree di sbarco dei migranti, rischia di far rivivere per tutta l’estate un braccio di ferro tra i paesi Ue, che potrebbe causare nuovi naufragi nel Mediterraneo».
 
«Purtroppo alcune delle più gravi criticità in agenda non sono state risolte. Al contrario le conclusioni del vertice sono assolutamente preoccupanti, e non pongono soluzioni concrete. La priorità dei leader Ue sarebbe dovuta essere quella di affrontare le carenze del sistema di accoglienza a livello europeo, dando una risposta efficace e umana alla crisi migratoria, non solo rispondere ai problemi politici interni - ha detto Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia -. Invece, in un momento in cui sarebbe necessario dimostrare una vera leadership europea, i capi di stato europei e i governi continuano a scaricare le loro responsabilità per il controllo delle frontiere fuori dall’Unione sui paesi africani. Paesi come la Libia che si sono già dimostrati non in grado di garantire la tutela dei diritti umani dei migranti: nelle carceri di questo paese le persone sono quotidianamente vittime di abusi e torture. A tutto questo si aggiunge il via libera degli Stati Membri alla creazione su base volontaria di centri “controllati” chiusi, che rischiano di assomigliare a veri e propri centri di detenzione. Un altro punto che rappresenta l’ennesimo fallimento di un approccio europeo che minaccia direttamente i diritti di donne, uomini e bambini in fuga da guerre e persecuzioni nei propri paesi di origine».


 
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Venerdì 29 Giugno 2018 - Ultimo aggiornamento: 30-06-2018 09:45
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