Lungo la via Francigena/ Casali e cripte, i tesori della Valle dell'Idro

Lungo la via Francigena/ Casali e cripte, i tesori della Valle dell'Idro
Parto da Carpignano alle prime luci del giorno. Dopo una colazione con il gentilissimo proprietario del B&B che mi ha ospitato. Camminatore anche lui. Mi avvio da Carpignano a Cannole, prima tappa di oggi. Nel lasciare Carpignano trovo le strade di campagna pulite e senza rifiuti. Ovunque ossessivamente trovo una serie di scritte che invitano a tenere pulito l’ambiente e a non gettare rifiuti. Per qualche misteriosa ragione qui a Carpignano funziona. La premura dell’uomo, quando c è, salva.
Mi imbatto in affioramenti saltuari e brevi della Traiana Costantiniana. In un punto, l’ultimo che vedo, le tracce svaniscono dritte sotto l’asfalto. La praticità richiede strade efficienti. La memoria, par di capire, non è utile.
Arrivo a Cannole. Paesino con un centro storico raccolto e pieno di fascino. Mi accoglie l’amico e consigliere comunale Fabio Stomaci, camminatore anche lui. Nel corso dell’estate sotto il solleone ha dipinto frecce gialle lungo i percorsi. Parte stabile del gruppo composto dalla musicista Giorgia Santoro, la più perfezionista di noi nel disegnare frecce che sembrano stampate, il geografo e camminatore Fabio Mitrotti, il comandante della Polizia Locale di Torchiarolo Lorenzo Renna, e chi scrive.
Pausa caffé prima di riprendere il cammino verso la campagna aperta. I paesaggi diventano sempre più belli. Qui la paura delle invasioni turche ha tenuto lontano l’uomo. Con il risultato che ampie porzioni del paesaggio sono rimaste intatte. Raggiungo la masseria Torcito. Nel medioevo era uno dei tanti casali, oramai scomparsi, del Salento. Cerceto la sua originaria denominazione. La bellezza di questo luogo è nota. Nell’allontanarmene percorro l’antica strada che lo attraversa. Simili alla Traiana le tracce dei carri, ma più strette. Questa antica strada, come è accaduto per secoli, taglia una necropoli precedente. Semplici fosse leggermente ovali scavate nella roccia. Custodivano i resti degli originari abitanti di Cerceto, prima che diventasse un centro più attivo e popolato.
Più avanti i resti di un altro casale, Anfiano. Pochi ruderi e l’immancabile frantoio ipogeo. Pilastro di ogni comunità che avesse ambizioni di prosperare nella antichità. L’olio qui è sempre stato il cardine dell’economia. Oltre che unica fonte possibile di luce per rischiarare le lunghe mute notti di queste contrade. Talmente prezioso che per lo più il suo uso era riservato al sacro. Proseguo salendo verso il santuario di Montevergine. Qui dall’alto si apre uno dei panorami più ampi e spettacolari del Salento. Una distesa infinita di ulivi che si interrompe sul mare. Il verde fitto (chissà per quanto ancora!) delle fronde che si perde nell’azzurro intenso del mare.
Mi fermo a riposare e rianimarmi di fronte a tanta bellezza. Il santuario sorge su una cavità naturale, luoghi di culto perché sicuri in antichità e quasi tutti certamente abitati dai monaci italo-greci nel periodo bizantino. Se non in uso già da epoche precedenti. Per venerare chissà quali divinità del passato. La presenza dei monaci italo-greci, per lo più cancellata dal tempo, è sopravvissuta inconsapevole nelle usanze quotidiane degli uomini, che giorno dopo giorno hanno mantenuto viva la devozione per questi luoghi.
Proseguo verso Palmariggi e poi Giurdignano. Ancora strade di campagna, ulivi e tanto silenzio. Giurdignano è un paese dalle origini antichissime. Lo testimonia l’ampio parco megalitico sopravvissuto alla furia devastatrice. Suggestivo il dolmen Stabile. Una sosta al menhir di San Paolo. Un parallelepipedo in pietra, sottile e slanciato. Collocato su una minuscola cavità dove c è un affresco di san Paolo e una ragnatela che rimanda al tarantismo. Qui, sotto un menhir si mantiene viva una forte devozione popolare. Il 29 giugno si tiene una piccola processione. E durante tutto l’anno non mancano quasi mai i lumini accesi. Non esiste alcun elemento concreto per sostenerlo, ma probabilmente è un luogo ritenuto sacro per millenni. I gesti quotidiani dell’uomo tramandano più storie dei libri a volte. Ma a Giurdignano c è la splendida cripta di san Salvatore a ricordarci quanto la presenza bizantina fosse forte a queste latitudini. Ma anche la monumentale abbazia delle Centoporte. I ruderi di una impressionante chiesa del VI secolo mai terminata. Ovviamente il riferimento architettonico più prossimo rimanda sempre a Costantinopoli e alla chiesa di san Giovanni Studita a rimarcare gli strettissimi legami tra questa terra ed il mondo bizantino.
Mi lascio alle spalle questo groviglio di storie. Intenso e pieno di fascino. Proseguo verso la valle dell’Idro immersa in un paesaggio anche esso scelto dai monaci italo greci per stabilirvisi. A testimoniarlo, lungo il percorso, la bella cripta dedicata a sant Angelo. Le comunità monastiche al tempo erano frammentate nelle zone prescelte. I luoghi di aggregazione erano quelli utilizzati per il culto. Mentre loro risiedevano nelle grotte intorno alternando la preghiera e lo studio dei testi sacri, al lavoro dei campi per il proprio sostentamento.
Dalla valle dell’Idro si discende a Otranto. Mia meta per oggi. Qui terminava la via Traiana. Prima di divenire via Salentina fino a Santa Maria di Leuca. Vado ad ammirare il mare e riposare un po’. Meditando sulle infinite vicende di cui è testimone questa città. Da sempre luogo di arrivi e di partenze. Il mare sa essere assieme promessa e minaccia. Confine. Luogo aperto a popoli e culture. Ripenso ai tanti graffiti di imbarcazioni incisi ovunque da uomini impauriti dall’attraversarlo. Da chi ne conosceva bene le minacce e gli improvvisi capricci. Spesso mortali. Ripenso ai tanti giunti fin qui stanchi per un lungo viaggio a piedi, obbligati ad attraversarlo per proseguire il proprio cammino. Ripenso agli ebrei salentini che, dopo la cacciata dal Regno di Napoli da qui si imbarcarono privati di tutto diretti verso vite da ricostruire da zero. Penso agli occhi degli otrantini quando videro emergere dall orizzonte la flotta turca. Ripenso alle infinite tragedie del mare di ieri e di oggi. Di cui pure questo mare è testimone. Mi perdo infine senza pensieri nella conclusione di questa giornata. Muto a me stesso.
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Venerdì 13 Ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento: 14-10-2017 05:30