Tabacco, alcol e marijuana viaggiano per l’Europa con i “contrabbandieri 2.0”

Tabacco, alcol e marijuana viaggiano per l’Europa con i “contrabbandieri 2.0”
Torna, in forma più “raffinata”, il contrabbando che fu. O per meglio dire, emergono tentativi di introduzione nel territorio nazionale di sigarette, whisky e vodka, attraverso un meccanismo intricato che prevedeva una presunta frode del sistema doganale internazionale. Impossibilitato ormai da diversi lustri a percorrere le tradizionali rotte, ormai monitorate costantemente con livelli di guardia elevatissimi, un gruppo di brindisini, a quanto emerso da indagini dei militari del Gruppo della guardia di finanza di Brindisi, al comando del tenente colonnello Tiziano La Grua, aveva individuato una falla nelle comunicazioni tra uffici doganali. Pensando così di poter importare tabacchi e alcolici dal Nord Europa (provenienza Olanda, Polonia, Lituania e Gran Bretagna), facendo poi mutare forma e sostanza al carico, nel frattempo immesso nel mercato nero e dunque senza il pagamento delle imposte previste. In sostanza, secondo gli inquirenti, le sigarette e i drink entravano dalla frontiera settentrionale in modo del tutto lecito, per poi essere commercializzato illegalmente e uscire dal porto di Brindisi, per lo meno nelle intenzioni dei presunti organizzatori del giro, come lavatrici, componenti meccaniche o cavetti per smartphone. Il tutto con l’utilizzo di documentazione falsificata. 
Sono nove gli arresti che sono stati disposti dal gip Stefania De Angelis del Tribunale di Brindisi su richiesta del pm Francesco Carluccio che ha coordinato l’inchiesta. Otto sono stati eseguiti: in carcere sono finiti cinque brindisini, uno spedizioniere barese, una donna originaria di Avellino ma residente a Lecce, e un uomo di nazionalità albanese. Tre di loro sarebbero coinvolti nel business del contrabbando d’ultima generazione. Gli altri invece avrebbero partecipato all’organizzazione di uno sbarco di marijuana proveniente dall’Albania. Sbarco scoperto e bloccato in tempo reale dagli uomini delle fiamme gialle che stavano compiendo attività di intercettazione sul resto. 
Le manette sono scattate per Luciano Pagano, 44 anni, di Brindisi, già noto alle forze dell’ordine, ritenuto il personaggio di connessione dei due diversi “traffici” scandagliati; Simone Bressani, 39 anni, di Bari, spedizioniere doganale; Luisa Savoia, 49 anni, originaria di Avellino, residente a Lecce. Questi tre si sarebbero occupati delle “bionde” e dei liquori. 
Di marijuana invece si sarebbero curati i fratelli Giuseppe e Italo Lorè, entrambi brindisini di 46 e 43 anni; Luigi Spina, 38 anni di Brindisi; Nicola Magli, 36enne di Brindisi; Keljiant Ilaka, albanese di 28 anni; Ali Gockaj, sempre albanese di 47 anni. Dei nove destinatari del provvedimento restrittivo uno risulta irreperibile. 
Il sistema ricostruito dalle indagini della Guardia di finanza, agli ordini del colonnello Pierpaolo Manno, prevedeva il deposito di una cauzione, per poter introdurre in Italia la merce diretta in Paesi extra Ue, che doveva essere poi restituita una volta terminato il transito in territorio nazionale. Ad accorgersi del presunto intento fraudolento sono stati i funzionari della Dogana di Brindisi che hanno fatto partire le indagini. 
 
Quattro i trasporti allestiti: in un caso i progetti del presunto gruppo che poteva contare sull’appoggio di persone residenti all’estero, ma originarie di Brindisi (su cui sono in corso ulteriori approfondimenti investigativi), sono andati a buon fine per un incasso minimo appurato di 140mila euro. 
Nelle altre tre circostanze, tutte risalenti all’estate del 2016, non vi sarebbe stato alcun guadagno, essendo i finanzieri già a conoscenza della vicenda che veniva monitorata nel più stretto riserbo. 
Secondo quanto appurato, con il sistema di frode doganale che prevedeva anche l’impiego di documenti falsi, sarebbero state immesse sul mercato 30 tonnellate di alcolici e 15 tonnellate di sigarette. 
Altra questione è il traffico di stupefacente. Facendo seguito alle indicazioni date inconsapevolmente da uno degli indagati che era sottoposto a intercettazioni telefoniche e ambientali, il 15 dicembre del 2016 in località Lendinuso, marina di Torchiarolo, furono sequestrati 480 chili di marijuana, un’auto e un motoscafo. 
Il sequestro fu eseguito inizialmente a carico di persone non identificate. Gli otto arrestati attendono ora di essere interrogati dal gip al fianco degli avvocati Giampiero Iaia, Daniela D’Amuri, Antonio Savoia, Luca Leoci e Laura Beltrami. 
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Mercoledì 10 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 13:05