Responsabile anche l'ex questore Forleo: giudice civile condanna gli eredi al risarcimento

Responsabile anche l'ex questore Forleo: giudice civile condanna gli eredi al risarcimento
Due milioni e duecento mila euro di danno “non patrimoniale” dovranno essere corrisposti ai parenti di Vito Ferrarese, il contrabbandiere ucciso nella notte del 14 giugno del 1995, dall’amministratore di sostegno dell’ex questore Francesco Forleo, venuto a mancare di recente, dal ministero dell’Interno e dall’ex vicequestore vicario Pietro Antonacci (in solido). È quanto ha stabilito il giudice civile di Lecce, Katia Pinto, con la cui sentenza, depositata il 6 luglio scorso vengono dichiarati “Pietro Antonacci e Francesco Forleo responsabili dell’omicidio di Vito Ferrarese”.
Si è trattato, in questo giudizio, di responsabilità civile e non penale per l’ex questore di Brindisi e Milano, per cui il processo era stato sospeso per via delle sue gravi condizioni di salute. L’unico verdetto definitivo di condanna è stato emesso per Antonacci: 15 anni e mezzo di reclusione decisi nel 2015, a vent’anni di distanza dai fatti. L’ex vicario di Brindisi ha ottenuto una grazia parziale, ma si trova ancora nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.
Nei giorni scorsi, al termine di una lunghissima storia giudiziaria è stata depositata un’altra sentenza che riguarda un profilo differente, quello del risarcimento del danno.
E’ stato stabilito un ristoro per ognuno dei ricorrenti, fino a un ammontare di 190mila euro a testa. Nulla dovranno l’ex capo della squadra catturandi Pasquale Filomena e Emanuele Carbone e Cosimo Di Ceglie, assistiti dagli avvocati Gaia Lucarini, Daniele Galoppa e Michele Lonoce. Antonacci è stato difeso dall’avvocato Carmelo Molfetta, Forleo da Marcello Petrelli e Agnese Caprioli.
I famigliari di Ferrarese sono invece assistiti dagli avvocati Giuseppe Lanzalone, Daniela D’Amuri, Loredana Massari e Antonia Ingrosso.
La sentenza in sede civile è giunta nonostante per Forleo non ci sia stato un pronunciamento passato in giudicato in sede penale: “Va evidenziato – scrive il giudice – che la responsabilità civile si distingue da quella penale non solo perché ai fini dell’accertamento del nesso causale vige la regola della preponderanza dell’evidenza o ‘del più probabile che non’, non già quella della prova ‘oltre ogni ragionevole dubbio’, ma anche perché obbliga al risarcimento anche solo se la condotta sia stata commessa a titolo di colpa”.
Secondo il Tribunale “non può porsi in dubbio il concorso perlomeno colposo del Forleo nella causazione della morte di Vito Ferrarese”.
“Quand’anche infatti si volesse sottovalutare quello scambio di posto e di pistola tra il questore e Oliva (altro poliziotto), per escludere l’intenzionalità delle condotte commesse da primo ai fini dell’omicidio del contrabbandiere, di certo il non aver impedito il protrarsi di un conflitto a fuoco immotivatamente aperto dai colpi sparati da Oliva, proseguito con il lancio di bombe e finanche di colpi dalla mitraglietta dell’Antonacci e dalla pistola a lui in uso e comunque protrattosi per oltre quindici minuti, ai danni degli occupanti di uno scafo in fuga ai quali non era stato intimato alcun alt e privi di strumenti di offensiva, e nella consapevole eccedenza dei limiti consentiti dalla normativa vigente e imposti dalla necessità, deve intendersi causa concorrente della morte del Ferrarese alla stessa stregua del colpo intenzionalmente partito dalla mitraglietta dell’Antonacci”.
“Se Forleo - è riportato – nella sua qualità di maggiore in grado dell’equipaggio avesse impartito l’ordine di cessare il fuoco, il decesso del Ferrarese con una probabilità di certo vicina alla certezza non si sarebbe verificata”.
 
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Mercoledì 11 Luglio 2018 - Ultimo aggiornamento: 07:55