Fumai, il femminismo tra eroine e fantasmi

Fumai, il femminismo tra eroine e fantasmi
La vita di un artista è sempre breve se relazionata a quanto ancora può fare e dare. Ma quando questa vita, singolare ed eccelsa, è stroncata a soli 39 anni la tragedia è totale. È il caso di Chiara Fumai (Roma, 1978) talentuosa artista scomparsa mercoledì (i funerali si sono svolti ieri alle 17 nella chiesa del Sacro Cuore a Bari), trovata morta nella galleria barese Doppelgaenger, di cui era ospite, per una probabile overdose di farmaci.
Artista italiana tra le più note e apprezzate a livello internazionale, la sua è stata davvero una vita scintillante. Molti e di prestigio i riconoscimenti, dall’invito di Carolyn Christov-Bakargiev a Documenta 13 a Kassel nel 2012 alla Project Room al Museion di Bolzano nel 2015, dal Premio Vaf al Macro di Roma nel 2016 al Premio New York di qualche mese fa. E proprio dagli Stati Uniti l’artista era appena rientrata a Bari, sua città d’origine, forse per curarsi, con in mente nuovi progetti e una prossima grande personale da Rino Costa a Valenza che oggi ci si rammarica di non poter più vedere.
Nata da genitori baresi, era attiva tra Bruxelles e Milano. Dopo la laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano ha frequentato il XV Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Ratti di Como. Subito dopo studia Teoria dell’Arte al Dutch Art Institute di Arnhem, dove è invitata in qualità di visiting professor. Nel 2010 fonda la Sis (Scuola Iniziatica Smithiana) insieme ad Andrea Lissoni, in onore dell’artista Jack Smith (1932-1989). Ed è in quell’anno che il suo nome sale alla ribalta delle cronache artistiche: alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, in occasione della collettiva “Persona in meno”, presenta l’attività discografica del padre Nico Fumai, sedicente cantante della italo disco anni Ottanta (opera già presentata a Milano nel 2008 ma con meno clamore). Un tranello ad arte in cui l’estetica della performance si combina con il racconto della vicenda personale del personaggio, traendo in inganno spettatori e addetti ai lavori. È l’inizio per l’artista, intelligente ed elegante, che ha fatto del camuflage lo strumento privilegiato della sua riflessione; l’incipit di una carriera brillante i cui esordi si collocano proprio a Bari, dove presenta per la prima volta alcune delle sue più riuscite performance. Proprio nel 2010, infatti, nella vetrina di Palazzo Mincuzzi, in piena via Sparano, cuore pulsante del quartiere murattiano, interpreta le gesta della donna barbuta Annie Jones, leggendo le lettere inviate a quest’ultima dagli ammiratori. L’anno successivo partecipa al Premio Lum nel Teatro Margherita, rievocando la figura della più celebre medium ottocentesca Eusapia Palladino e presenta il “suo” mago Houdini in un’installazione sonora alla Galleria Murat122. Sono questi i primi passi di una carriera sfolgorante che la porta ad esporre a Venezia, Roma, Genova, Amsterdam, Birmingham, Londra e in molte altre località.
Quella di Chiara Fumai è stata una riflessione al limite, spesso incentrata sul femminismo, sempre condotta sull’eterno e affascinante crinale tra realtà e finzione, mettendo in atto pratiche performative, tra rievocazione fantastica e travestitismo. Tra le sue ultime apparizioni in pubblico vi è la collettiva “Ghosts: memory desire power and loss” alla Galleria Rossmut di Roma, dove l’artista ha esposto per la prima volta due raffinati collage in cui il colore, orchestrato in forme simmetriche e vagamente pubiche, ha annunciato una nuova stagione della sua produzione: incunaboli di una nuova ricerca stroncata sul nascere. In quella stessa occasione ha presentato anche la videoinstallazione “The Book of Evil Spirit” del 2015, rivisitazione in chiave femminista di una seduta spiritica in cui Eusapia Palladino rievoca gli spiriti della scrittrice e attivista Ulrike Meinhof, della donna barbuta Annie Jones, della filosofa Carla Lonzi. E ancora, sempre nella capitale, si ricorda la sua partecipazione alla mostra “Corpo a Corpo / Body to Body” a cura di Paola Ugolini, tuttora in corso alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (fino al 24 settembre), dove figura con la performance del 2013, durante la quale leggeva il violento Scum Manifesto per l’eliminazione del maschio di Valerie Solanas, l’attivista nota per aver sparato a Andy Warhol nel 1968 (opera vincitrice nel 2013 dell’ambito Premio Furla).
Eroine e antieroine con cui l’artista amava innescare dialoghi impossibili nei modi e nei tempi ma sempre utili a rivelare donne energiche, argute, certamente singolari, che hanno saputo tenere testa all’universo maschile con il loro essere eternamente controcorrente. Una visionarietà sofisticata e suggestiva, efficacemente tradotta in una moltitudine di personaggi bizzarri, sui generis, a cui Chiara Fumai dava voce e sostanza con naturalezza, pescando indistintamente da storia e fantasia. Emblemi di contro-cultura, efficaci e universali proprio in virtù del loro essere fuori dagli schemi, come lei d’altronde, quasi suoi alter ego, che oggi, alcuni addetti ai lavori, suoi amici, non esitano a definire “fantasmi” di un mondo travagliato che alla fine l’ha sconfitta
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Venerdì 18 Agosto 2017 - Ultimo aggiornamento: 22:10