Lungo i binari della storia: all’alba di 150 anni fa
nasceva il “Lecce-Zollino”

Anche per le ferrovie ricorrono i compleanni e la breve tratta Lecce-Zollino non fa differenza, anzi. E sono già 150 anni. Il 1° febbraio 1868 il primo treno percorreva i binari fra Lecce e Zollino, ossia la naturale prosecuzione della linea giunta a Lecce poco più di due anni prima. Assieme alle altre linee secondarie del Salento e a quelle che giungono fino a Bari, la Lecce-Zollino oggi fa parte delle Ferrovie del Sud Est, la rete di trasporti su ferro e gomma che, a causa del recente e purtroppo grave dissesto economico-finanziario, da pochi mesi è entrata a far parte del Gruppo delle Ferrovie dello Stato Italiane. Un ritorno al passato anche questo, se vogliamo, dato che la linea festeggiata già fece parte delle FS per ventotto anni precisi dal 1° luglio 1905 alla stessa data del 1933. Binario unico non elettrificato, trazione Diesel e pesanti limitazioni di velocità (si spera ancora per poco) sono i tratti distintivi attuali di questa infrastruttura e di tutta la restante rete salentina; nei suoi 150 anni di vita, però, questa linea ha vissuto momenti di notevole intensità operativa e, in futuro, potrebbe costituire un asse importante della costituenda “metropolitana del Salento”, da tempo allo studio.
 

Quando nacque, l’affare delle ferrovie era l’affare del secolo. Nell’Ottocento costruire ferrovie significava per gli imprenditori scavare in una miniera d’oro, più semplicemente per le popolazioni che vedevano arrivare i binari essi costituivano una speranza di progresso. Imprenditori e popolazioni premevano per nuove costruzioni ferroviarie, ma i bilanci dei regni pre-unitari prima e del Regno d’Italia dopo, fiaccati dai conflitti a cavallo del Risorgimento, non consentivano grandi spese. A finanziare i progetti degli ingegneri italiani arrivarono quindi capitali dai privati e furono quasi ovunque capitali stranieri. Quelli che arrivarono per la Lecce-Zollino non fecero eccezione. La realizzazione della ferrovia adriatica da Bologna a Otranto fu intrapresa dalla Società per le Strade Ferrate Meridionali,che chiese e ottenne la concessione dallo Stato italiano. L’iniziativa fu del conte livornese Pietro Bastogi e di altri illustri possidenti italiani, ma i finanziamenti – pur sbandierati nella loro italianità – provennero occultamente dai fratelli francesi Pereire, che soffiarono l’affare ai più potenti banchieri Rothschild. Centinaia di chilometri di binari furono costruiti in appena quattro anni lungo l’Adriatico. Quando il treno arrivò a Lecce il 15 gennaio 1866 partirono subito i lavori per la prosecuzione: in un quadro di grandi speculazioni e polemiche, i cui riflessi offuscarono non poco l’immagine dello stesso Bastogi, un’impresa appaltatrice britannica subappaltò i lavori a un’altra impresa inglese che a propria volta li riassegnò all’impresa leccese della famiglia Coppola. I lavoratori avventizi furono tutti reclutati sul posto, mal pagati, ma sottratti per qualche anno alla miseria estrema. Nulla al confronto con le laute rendite e ricchezze lucrate dai costruttori. Sul territorio l’ipotesi di avere un collegamento diretto verso il resto d’Italia aveva creato innumerevoli aspettative nei tanti comuni leccesi: il progetto di tracciato subiva continui cambiamenti per via dei numerosi appetiti locali, spesso contrastati solo dagli interessi dei latifondisti che premevano invece per impedire il passaggio della ferrovia sulle proprie terre, se possibile spingendo i percorsi sulle terre dei concorrenti non adeguatamente protetti politicamente.
 
Tanti comuni peroravano con forza il vicino passaggio dei binari, di continuo delegazioni partivano per la Capitale per far sentire la voce delle rispettive comunità, i parlamentari locali si spendevano senza pausa per tutelare i collegi di riferimento. I lavori segnarono il passo: se in quattro anni si era giunti dall’Emilia al Salento, occorsero più di due anni per costruire i meno di 19 chilometri fino a Zollino e più del doppio ne servirono per giungere all’infelice capolinea di Otranto, privo ancora oggi di collegamento con il porto. Nei suoi 150 anni su questa linea sono transitati milioni di passeggeri e sono partite e arrivate tonnellate e tonnellate di merci. Centinaia di giovani soldati con essa partirono al fronte della Prima Guerra Mondiale senza far ritorno, migliaia di emigranti iniziarono o terminarono il viaggio con la famiglia e tanti bagagli al seguito fra dense nuvole di fumo e vapore; generazioni di studenti, impiegati e operai l’hanno utilizzata per recarsi quotidianamente a scuola e al lavoro. Migliaia di ferrovieri, spesso di padre in figlio, hanno lavorato a terra e a bordo dei treni.
La Lecce-Zollino, assieme alle altre linee della rete, oggi vive una fase di transizione dovuta ai postumi della recente grave crisi societaria delle FSE; già eseguita nel frattempo la sostituzione dell’armamento e l’automazione dei passaggi a livello, un nuovo potenziamento dei sistemi di sicurezza della circolazione interesserà a breve tutta la rete salentina per adeguarla ai nuovi standard. Più in avanti, quando e se sarà attivata la “metropolitana del Salento”, questa linea dovrebbe costituire un asse molto frequentato, forse anche con trazione elettrica come caldeggiato dalla Regione Puglia. Da tempo invece è scomparso il trasporto di merci e non si intravede la possibilità di un suo ripristino.
Tante vicende del nostro passato sono passate su queste rotaie, tante battaglie delle popolazioni sono state condotte per avere questi binari; sangue, sudore e denari sono stati spesi per averli e per mantenerli in esercizio. Oggi abbiamo il dovere di ammodernare questa e altre infrastrutture simili rendendole idonee a soddisfare le sempre più evolute esigenze di trasporto. Superare la triste fase attuale delle linee FSE caratterizzata dalla limitazione di velocità a 50 km/h e dall’assenza del servizio nei giorni festivi è un assoluto imperativo, ancor di più quando si è alle porte di una nuova stagione estiva che preannuncia migliaia di turisti in arrivo con ovvi bisogni di mobilità. Senza dimenticare i tanti che quella ferrovia usano durante tutto l’anno chiedendo solo un servizio celere e al passo con i tempi.
 
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Giovedì 1 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:40