Man Ray in Puglia: viaggio nell’arte del profeta Dada

Man Ray in Puglia: viaggio nell’arte del profeta Dada
Ci sono artisti senza i quali la Storia dell’arte avrebbe preso altre strade e Man Ray (Philadelphia 1890-Parigi 1976) è uno di quelli. Al Castello di Conversano è in corso la mostra “L’uomo infinito”, dal titolo di una litografia del 1970, con i capolavori più noti e alcune interessanti scoperte. È la prima in Puglia di un’esposizione di così ampia portata, con cento opere provenienti dalla Fondazione Marconi di Milano e la consulenza di Vincenzo de Bellis ed Eugenia Spadaro. Tra i più noti curatori italiani, De Bellis è nato in provincia di Bari, ha studiato alla facoltà di Beni Culturali dell’Università del Salento, è stato direttore artistico di Miart a Milano e ora è al Walker Art Center di Minneapolis.
Le otto sezioni del percorso espositivo, introdotte da ampi apparati didattici, abbracciano la molteplicità delle sperimentazioni di Man Ray – protagonista della stagione dadaista e surrealista, pietra miliare della fotografia contemporanea – rivelando la sua assoluta libertà spirituale, l’esplosione dei generi e delle convenzioni. Dalle prime opere americane con i collage di “Revolving Doors” in cui afferma la volontà di ribattezzare oggetti ordinari con nomi astratti, come “Decanter” di cui nel 1919 scrive: «Il suo cambiamento improvviso di funzione le ha dato coraggio; concepita per espellere, diventa uno strumento di accettazione». Una riflessione sulla duplicità che riconduce al rapporto fondamentale con Marcel Duchamp. I due si incontrarono a New York nel 1915, collaborarono a lungo con esiti straordinari e la mostra dedica loro un’ampia sezione. Le fotografie scattate a Duchamp –“Tonsura”, con la testa rasata, e “Rrose Sélavy”, vestito da donna, – sono anticipazioni della Body Art e per Duchamp Man Ray realizza l’“Allevamento di polvere”, una ripresa fotografica di un particolare del “Grande Vetro” che sembra far emergere misteriosi segni di una civiltà aliena. Negli anni Venti dagli Stati Uniti approda a Parigi e la sala dedicata a “Gli amici artisti e autoritratti” testimonia il clima irripetibile della capitale francese di quegli anni. Le foto di gruppo dei dadaisti e dei surrealisti, Cocteau, Giacometti, Picasso, Dalì, De Chirico e un autoritratto intenso, con la macchina fotografica che sintetizza poetica e ricerca.
A Parigi manifesta la sua passione per il corpo femminile. Nella sezione “Muse e Modelle” sono esposte le fotografie di Alice Prin, nota come Kiki di Montparnasse, rappresentata ne “Le Violon d’Ingres”. Man Ray aggiunge alla morbida schiena della sua musa le “effe” dello strumento e crea un capolavoro tra citazione, concettualismo e sensualità. E poi naturalmente c’è Meret Oppenheim – l’autrice della tazza con pelliccia –, nella celebre foto che la ritrae vicino a un torchio da stampa, insieme ai nudi femminili fotografati in una sequenza che appare come una piccola antologia erotica e amorosa. Una passione che si ritrova anche nella sala conclusiva dedicata con i “50 volti” dell’ultima moglie, Juliet Browner, conosciuta ad Hollywood nel 1940.
Poi naturalmente ci sono le sculture, raccolte in una sala piccola al centro del percorso espositivo. Il celebre “Cadeau”, un ferro da stiro inutilizzabile con i chiodi fissati sulla piastra, la “Boule sans neige, “L’oggetto indistruttibile” (o da distruggere), un metronomo alla cui asta è fissata la fotografia di un occhio. Allude profeticamente al controllo ossessivo di chi ci osserva, al tempo della vita e forse anche allo sguardo divino. E ancora “Obstruction”, l’insieme aereo di attaccapanni appesi al soffitto, e “L’Enigma di Isidore Ducasse” (lo scrittore francese conosciuto con lo pseudonimo di Conte di Lautréamont, un oggetto dalla forma ambigua avvolto in una tela di sacco e legato con una corda. Ci riporta al ready made dadaista e all’incontro con i surrealisti, con i quali Man Ray condivide la passione per Lautréamont e per la bellezza che nasce dall’incontro misterioso e casuale degli oggetti. A Parigi avvia la sperimentazione delle “Rayografie” ottenute appoggiando oggetti sulla carta fotosensibile ed esponendoli alla luce per qualche istante. Sperimentazioni che riguardano anche i processi di stampa, la solarizzazione, il viraggio, ma che trasformano le fotografie in opere d’arte e componimenti pittorici come le “Lacrime di vetro”, stampe ai sali d’argento con i grandi occhi aperti dalle ciglia bistrate che non esprimono alcuna emozione.
“Man Ray: L’uomo infinito” è promossa dall’Associazione culturale Artes-il Libro possibile, e dall’Amministrazione comunale di Conversano, in collaborazione con la Fondazione Marconi e la partnership di BNL Gruppo BNP Paribas. Il ricavato della vendita del catalogo (in via di pubblicazione) sarà devoluto alla Fondazione Telethon. La mostra è aperta fino al 19 novembre; orari: dal lunedì alla domenica dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 17 alle 21.
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Domenica 23 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 00:10