MarTa, la scommessa per il futuro: «Più visitatori e apertura al territorio»

MarTa, la scommessa per il futuro:  «Più visitatori e apertura al territorio»
Un consiglio scientifico interuniversitario, partenariati tra eventi esistenti, dialogo con sponsor industriali, programmazione culturale varia e dinamica, sinergia con realtà museali ed archeologiche: eccole alcune idee di Eva Degl'Innocenti, nuovo direttore del Museo Nazionale Archeologico rilanciato anni fa con l'acronimo MarTa. Questa visione intende attuarla con management partecipativo e strategia di marketing e comunicazione unica e trasparente, usando vecchi e nuovi media.



L'ultima sua visita risale all’autunno scorso. Prenderà servizio a novembre ed avvierà analisi funzionali ad una programmazione trimestrale. I dati approssimativi di Nuova Apulia, narrano di circa 37.200 visitatori tra gennaio ad agosto 2015, in confronto ad un totale di 48.000 in tutto il 2014, ed il 12 agosto, in assenza di promozioni, di 600 visitatori paganti. Un risultato verosimilmente in crescita, considerato migliorabile, ritenuto meno pessimistico rispetto a standard medi: «Ero a conoscenza di un'affluenza di circa 3000 visitatori al mese. Invece, questo dato mi sembra un buon punto di partenza, da migliorare - commenta il direttore subentrante - difficile porsi subito un obiettivo. Prima, bisognerebbe fare un'analisi di marketing e capire punti deboli e di forza. Non posso sbilanciarmi senza dati concreti e statistici. Si tratta di numeri tipici di un museo di media importanza, e non di un museo di importanza mondiale al livello del MarTa, dove si trovano gli ori di Taranto».



Taranto, capitale della Magna Grecia, è sede del Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia, arrivato a 55 edizioni con la prossima a settembre. E viene spontaneo chiedersi quale rapporto si intenda tessere, sia con la Soprintendenza Archeologica invitata ogni anno a relazionare sulla rassegna archeologica, sia con l'Isamg, Istituto per la storia e l'Archeologia della Magna Grecia, organizzatore del convegno: «Conto di mettere subito in atto un buon dialogo con Soprintendenza, partner fondamentale, e Università pugliesi. Una politica polivalente può assicurare una buona politica di tutela e conservazione. Se no, non può esserci sviluppo del Museo. Intendo condurre una politica scientifica e creare un consiglio scientifico, di docenti di Lecce, Bari, Foggia. Il MarTa non si deve isolare e deve lavorare in stretto contatto con tutte le iniziative di valore. Un’occasione culturale. Tanti eventi potrebbero attirare turisti».



Recente, la rievocazione della fondazione spartana tra le colonne doriche arcaiche, dopo l'avvio delle procedure di gemellaggio tra Taranto, la vecchia Taras, e Sparta: «Bisogna lavorare in sinergia quando c'è vera valenza culturale. Tutto, però, sarà valutato. Dovrò prendere visione. Perché non c'è valorizzazione, senza controllo rigoroso dei contenuti. Le capacità manageriali saranno legate ad un rigore scientifico. Insegnamenti di anni di ricerca».



Occorrerà, a suo avviso, la conoscenza approfondita di collezioni museali, reperti dei depositi, attori politici ed economici del territorio, del turismo, del tessuto associativo e cittadino, delle cooperative giovanili: «Dopo i primi tre mesi, potrò fare un progetto scientifico e culturale, elaborato con un'equipe in senso largo, di Taranto e della Regione Puglia. Affinché il Museo diventi elemento di sviluppo».



Individuato il tipo di pubblico, si programmeranno stagioni culturali, visite guidate, degustazioni, eventi di musica, arti, teatro, letteratura: «Il Museo deve diventare un centro di produzione culturale e rispondere a vari tipi di pubblico. La popolazione locale lo frequenterebbe poco, mi è stato detto. Prendo con cautela questo dato, intanto ho idea di creare iniziative pedagogiche ed aumentare gli eventi, dando a più persone la possibilità di partecipare. Tengo molto a coinvolgere la città operaia, di solito non abituata a frequentare i musei. Il Museo non deve essere elitario».

Il MarTa dovrebbe essere inserito in itinerari in tutto il territorio, nei contesti archeologici messi in relazione con le sale espositive: «Capire cosa è l'archeologia e non soltanto l'esposizione è interessante a scopi economici. Il Museo deve essere inserito nella realtà territoriale. Se rimane a se stante, non assolve al suo compito. Ci sono ricadute indirette se si muove nel territorio. Bisogna far aumentare i giorni di visita nella città di Taranto e creare indotto. Spero di poter collaborare con i colleghi di altri musei provinciali ed aree archeologiche. Al Castello Aragonese vorrei lanciare una proposta: lavorare insieme e creare itinerari turistici al di fuori del MarTa. Penso ad un pass turistico con coupon, importante a livello di tour operator in Europa. Una sinergia a largo spettro». Aggiungere contenuti ai touch screen dell'allestimento espositivo, sarebbe un altro spunto, legato ai tre livelli di informazione, rivolta, secondo una ventennale scuola francese, a neofiti, conoscitori, specialisti: «Il Museo non si deve limitare a mostrare ma deve far comprendere. Servono un buon Facebook aggiornato, e la possibilità di preparare la visita prima e durante, via smartphone».



Informata sulle conflittualità sociali a riguardo, ai tempi del processo “Ambiente Svenduto”, in ogni caso riproporrebbe i vecchi sistemi di Italsider e partenariati con le strutture industriali: «Ilva, Eni, sarebbero validi sponsor. Non c'è contrapposizione tra industria e cultura. In Francia, abbiamo fatto moltissime iniziative. Una ideologia tipica europea. Non è eresia, è opportunità».



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Sabato 22 Agosto 2015 - Ultimo aggiornamento: 14:26