Il velo nero dei Misteri: rosso Passione nella città Bianca

Beppe Moro e Pietrangelo Buttafuoco (foto Gianluca Zurlo)
È passione anche l’attesa. L’attimo infinito, smisurato, che precede l’evento. I giorni, le ore, i minuti. Persino i secondi. La fatica e la paura di non sopportarne il peso, quel carico di presagi e aspettative che aleggia sulla scena e diventa sfondo, quinta, spazio impalpabile e tuttavia reale in cui inscrivere ogni racconto e a maggior ragione questo, di tutti il più suggestivo, il più struggente, il più antico e insondabile, celebrato e venerato, rievocato o reinterpretato, quando il Mistero spalanca le porte alla fede, o le sbarra per sempre, e ognuno ripercorre in sé, comunque, la strada - gioiosa o dolorosa, o tutt’e due assieme - della propria esistenza e della sua stessa essenza divenute enigma. E questo è il momento. Dell’amore. Della passione. Dell’attesa.

L’“Opera Paese” di Ostuni è la quarta edizione di “Passione”, rappresentazione della crocifissione e morte di Gesù. L’associazione culturale Terra ha voluto che a riscriverla fosse Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e tante altre cose assieme, e quindi scrittore, mediterraneo più che siciliano. Nel curriculum anche la direzione artistica del Teatro stabile di Catania. Doveva aprire oggi, Domenica delle Palme, il calendario di eventi pasquali in Puglia, che da Taranto a Francavilla a Gallipoli, e in realtà dovunque, punteggia di suggestioni e riti la Settimana Santa. Ma alla “Passione” ha aggiunto ulteriore pathos il supplemento di attesa imposto dalla sfuriata tardiva di un inverno a lungo mite e ingannevole. Così le due date slittano: non più oggi e domani, ma domani e dopodomani. Lo spot invita a crociare (la simbologia non è mai casuale) le date del 25 e 26 per annotare quelle del 26 e 27 marzo. Sempre ore 21, stesso posto, piazza della Libertà. Ostuni. Non un indirizzo, ma un organigramma: 300 figuranti, attori e musicisti, le piazze e i balconi, le strade e i vicoli, la cinta muraria e l’antica abside, le associazioni e le confraternite. E poi gli artigiani, una quarantina fra sarti, costumisti e falegnami. Tutto dentro la rappresentazione. Più il suono. Il suono di una città, dal Gloria al Misericordia. Le voci, il coro, la banda, i tamburelli e le troccole. Il suono di Ostuni.

Passo indietro. «L’idea di Passione è nata durante le vacanze di Natale, quattro anni fa, nel 2014». Beppe Moro è un giovane avvocato di Ostuni. Con un gruppo di amici guida l’Associazione Terra. Ci sono Fabrizio Monopoli, Gianluca Zurlo, Giuseppe Francioso, Maurizio Flore, Domenico Lococciolo, Giusy Pomes, Flavio Cellie e Marino Nacci. Da Roma fa quel che può, e cioè tanto, Gianluca Iaia. «Nevicava e noi eravamo sotto la colonna di Sant’Oronzo, nella piazza centrale. Avevamo già messo in cantiere diverse iniziative, dalla tutela del bianco a Librinfaccia, ma volevamo fare altro: riaggregare la comunità intorno a un progetto importante. Fare di Ostuni, cioè, un punto di riferimento, un brand legato non solo al turismo ma anche, fortemente, alla tradizione popolare. Da qui l’idea di far rivivere la Passione. In città la rappresentazione non si faceva da oltre vent’anni, finita per inerzia. Riproporla, però, significava compiere un salto di qualità e riconnettere all’interno di un unico percorso l’esperienza divisa e frazionata, per quanto antica e importante, delle sei confraternite cittadine». Miracolo riuscito. Ad aiutare la provvidenza, il patrocinio di Comune e Teatro Pubblico Pugliese e la lungimiranza di alcuni sponsor privati. Il primo e secondo anno, 2015 e 2016, direzione curata da un attore-regista ostunese, Vittorio Continelli: in 24 ore, tanta la voglia, copione pronto, dal processo a Cristo fino al Golgota. Lo scorso anno in sala di regia Giuseppe Convertini, con l’allestimento culminato in un tableau vivant, riproposizione di un’opera del Veronese, la Deposizione (1574), esposta nella chiesa della Santissima Annunziata. E ora a firmare “Passione” Pietrangelo Buttafuoco.

Storie di incontri. Moro aveva conosciuto lo scrittore anni fa al festival del giornalismo di Perugia. Poi l’invito a Ostuni per Librinfaccia. Infine la proposta, via mail, ai primi di settembre. La telefonata di risposta dopo trenta secondi. L’arrivo in treno, il confronto sul tema. Una settimana di tempo e il ritorno con il copione. Ecco l’idea di Buttafuoco: “Opera Paese”. Perché? «Ripercorro l’intuizione di Carmelo Bene - spiega lui, autore di testi e regia -. E cioè il sud del sud dei santi, la presenza costante del religioso e del mistico nella vita delle persone sempre e comunque. La coralità delle processioni, la sacralità delle rappresentazioni. L’accompagnamento della banda a enfatizzare i sentimenti. Mi è venuto naturale, per me che ho sempre seguito da spettatore e ammiratore Carmelo Bene, fare riferimento a quell’esperienza, alla capacità di connettere mondi lontani e diversi». Su cosa ha agito? «Sulla tradizione. Scavare, cercare, recuperare. Come sempre si è fatto e sempre si farà. È il segreto di una comunità. Il suono di Ostuni è lì, basta farlo venire fuori. Le persone hanno volti espressivi, i luoghi sono evocativi. Nella sua interezza la città equivale a quanto Siracusa riesce a offrire col Teatro Greco. Un’agorà con balconi, vicoli e nicchie; un set a cielo aperto. Mi piacerebbe un giorno rappresentare il Don Chisciotte o l’opera di Euripide rivista da Pirandello. Questa città, benedetta dalla bellezza, più di ogni altra restituisce il senso dell’intimo: sono scorci in cui il cuore di ognuno può trovare la sua location ideale».

Un’opera faticosa ed entusiasmante. Domani si va in scena. Il tempo se ne farà una ragione. Il maestro concertatore e “cuntista” Mario Incudine, altro siciliano doc, una formazione maturata tra Franco Battiato e Mauro Pagani, costituisce l’asse portante dello spettacolo insieme con Antonio Vasta, Giorgio Rizzo e Giuseppe Spicuglia. «Mi hanno sempre affascinato le voci, in un coro o al mercato non importa - spiega -. E qui ho trovato persone capaci di esprimersi prima con il volto e poi con il canto. Suggestivo». Il suono di Ostuni, si diceva. Che recupera dal Salento il ritmo dei tamburelli e gli affianca la banda “Antonietta Amico” di Ceglie e i cantori di CorOstuni, Coro Passione junior, gruppo folk “La Stella” e “Città di Ostuni”. E poi, le confraternite cittadine, oltre duemila iscritti: Maria Santissima del Carmine, Madonna dei Fiori, Madonna della Stella, del Purgatorio, dello Spirito Santo e dell’Immacolata. Infine gli artigiani, guidati da Giovanni Fiordaliso e Francesco Perrini in falegnameria e Maurizio Russi in sartoria. “Opera Paese”, ecco perché se il dubbio residua. Due percorsi abbracceranno la città vecchia, fino all’incrocio sul Calvario: il Cristo morente da una parte, interpretato da Felice Prudentino, carpentiere, e la Madonna Addolorata dall’altra, Marina Buongiorno, coordinatrice del museo diocesano. E su tutto il canto, le nenie, i lamenti. Il Gloria. Il Misericordia. E anche la Malarazza, omaggio a una tradizione musicale recuperata per nuovi fasti da Domenico Modugno. Alla fine un enorme drappo nero, 300 metri quadri, calerà sulla Crocifissione, avvolgendo l’intera scena. L’ultima immagine è per Ponzio Pilato, anziano, piegato dal tempo. Il sommo sacerdote gli chiede se ricorda di Gesù. «No. Non ricordo». Buio.

Dicono che alle prove Buttafuoco, solo recitando il testo, abbia commosso tutti fino alle lacrime. Da qualche anno si è convertito all’Islam. «Le grandi religioni sono in fondo raggi di una stessa luce - spiega -. La memoria del martirio di Gesù ha un presagio che i nostri antenati conoscevano bene e hanno sempre accompagnato in una trasfigurazione solo letteraria, quella del Dioniso, della lacerazione delle carni, delle menadi che se ne cibano. La tradizione non conosce separazioni: la nostra carta d’identità è comune e origina dall’Ellade e dalla sapienza greca. Il lavoro di Ostuni richiama la coralità della tragedia: vedi Cristo, ridotto a Ecce Homo, e vedi Maria Addolorata in questo presepe che risolve il destino della Natività e che trionfa nella vittoria sulla morte. E con la Madonna, nel suo sguardo di dolore, sai ripetere l’unico moto vero dello Spirito: Misericordia».

Trecento metri di panno nero che tutto ricopre, nasconde, rinchiude. Resta il mistero infinito in cui forse ci siamo impigliati e persi. La domanda alla quale non sappiamo più rispondere. Ricordi chi era Gesù? Sipario.



 
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Domenica 25 Marzo 2018 - Ultimo aggiornamento: 20:01