Ragazze-schiave costrette a prostituirsi: una, incinta, presa a calci nella pancia. Sei fermi, volevano anche vendere un neonato

Ragazze-schiave costrette a prostituirsi: una, incinta, presa a calci nella pancia. Sei fermi, volevano anche vendere un neonato
Sequestrate, rinchiuse in una baracca, picchiate in continuazione e costrette a prostituirsi. Tutte minorenni, alcune anche incinta. Sei cittadini di etnia Rom, residenti in un campo nomadi in via San Severo, a Foggia, sono stati fermati nell’ambito di un’operazione compiuta dalla polizia perché ritenuti responsabili di aver fatto prostituire e ridotto in uno stato di servitù giovani ragazze minorenni. I sei dovranno rispondere di riduzione e mantenimento in stato di servitù, induzione e sfruttamento della prostituzione minorile e sequestro di persona di giovani ragazze minorenni. I provvedimenti sono stati emessi dalla Direzione Distrettuale di Bari e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Bari.
Le indagini della polizia hanno fatto venire alla luce dei particolari terribili in relazione alle condizioni in cui vivevano le ragazze, quasi tutte di origini rumene.
L’aborto a 7 mesi. Potrebbe essere morto a seguito delle percosse subite dalla madre, una 17enne rumena schiavizzata e costretta a prostituirsi, il bambino che la ragazza portava in grembo, partorito senza vita al settimo mese di gravidanza. E la ragazza, presa a calci sulla pancia, era probabilmente incinta di uno dei suoi aguzzini. Sono i particolari che emergono dall’indagine della Dda di Bari e della Procura minorile che ha portato al fermo di sei persone, tutti romeni residenti in un campo rom di Foggia. Dagli atti dell’inchiesta emerge che quando la minorenne, una delle tre vittime accertate, è riuscita a fuggire a seguito dell’ennesimo pestaggio con violenti calci anche sulla pancia, alle 3 del mattino dello scorso 3 settembre, dopo quasi 6 mesi di segregazione e violenze, si sarebbe fatta accompagnare in ospedale da una famiglia di italiani, che vivono in una roulotte vicino al campo di nomadi, alla quale è riuscita a chiedere aiuto. Inizialmente è stata dimessa dall’ospedale ma poi, quattro giorni dopo, a causa di forti dolori al ventre, è tornata in ospedale dove le hanno diagnosticato la morte del feto, avvenuta almeno 3 giorni prima. La stessa ragazza ha raccontato, sentita nell’ambito di un incidente probatorio, che dopo l’ultima aggressione sentiva il bambino muoversi diversamente e poi non muoversi affatto. Per questo la Procura ipotizza un «verosimile procurato aborto», ma su questo aspetto sono in corso ulteriori accertamenti ed è stata disposta l’autopsia sul corpo del bambino.
Neonati da vendere. Ma non è tutto. Secondo gli investigatori, gli aguzzini volevano vendere per 28mila euro il bambino che portava in grembo una delle minorenni romene ridotte in schiavitù. Una delle persone finite oggi in carcere avrebbe proposto agli altri «la possibilità di vendere il nascituro ad un soggetto da lei conosciuto per la somma di 28mila euro».
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Mercoledì 5 Dicembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 19:03