Cogne, Franzoni è libera: «Credetemi, sono innocente»

Annamaria Franzoni è una donna libera, che continua a proclamarsi innocente. «Vorrei trovare la maniera di far capire alla gente che non sono stata io», ripete alle persone che le stanno vicino. Condannata nel 2008 per l'omicidio del figlioletto Samuele di tre anni, avvenuto a Cogne il 30 gennaio 2002, ha ricevuto nelle scorse settimane dal tribunale di Sorveglianza di Bologna la comunicazione che la sua pena di 16 anni è completamente espiata, non ha più obblighi restrittivi. 

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Era uscita dal carcere nel 2014 e da allora era in detenzione domiciliare a Ripoli Santa Cristina, isolata frazione di San Benedetto Val Di Sambro, sull'Appennino bolognese, dove vive la sua famiglia. Da quel momento la protagonista di uno dei più gravi delitti mediatici degli ultimi anni, in passato ospite anche di talk show televisivi dove andava a difendersi dalle accuse, conduce una vita più che riservata. Anche oggi, il suo avvocato Paola Savio lancia un appello per il diritto all'oblio della sua assistita: «È quello che ho sempre rivolto da quando è iniziata l'esecuzione della pena e che rivolgo anche oggi: dimenticarla». Per il legale «occorre pensare che ci sono familiari che hanno sofferto con lei».


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Da poco Franzoni e il marito si sono trasferiti, hanno comprato una casa nuova in un paese vicino al borgo di Ripoli. Come a Ripoli, anche nella nuova sistemazione è circondata da vicini che sono con lei. La conoscono da anni, si fidano: «Le facevamo fare la babysitter ai nostri figli», dicono. Nella casa vive anche il figlio minore, nato dopo la morte di Samuele. Il campanello suona a vuoto, qualcuno da dentro abbassa le tapparelle. La famiglia non vuole parlare. «Si è sempre comportata bene, si è attenuta alle regole, ora ha il sacrosanto diritto di stare tranquilla», conferma il suo avvocato. Franzoni è libera prima del previsto proprio grazie alla sua buona condotta. Ai 16 anni ne sono stati sottratti tre per l'indulto, il resto invece sono giorni di liberazione anticipata di cui ha usufruito: un beneficio che ha come presupposto che il detenuto partecipi all'opera di rieducazione e di reinserimento nella società. 
 

Ed è così che è stato giudicato questo caso, come sottolinea anche lo psichiatra Augusto Balloni, lo specialista che firmò la perizia decisiva, cinque anni fa, per la scarcerazione: «Sono proprio contento. Questo caso è l'esempio che quando tutti si mettono d'impegno per fare in modo che le cose funzionino si ottengono risultati: io ho sempre detto che la pena deve essere rieducativa», spiega. Uscita dal carcere Annamaria aveva lavorato in una coop sociale, per un pò. Ora, spiegano i vicini, ogni tanto dà una mano nell'agriturismo di famiglia. «Ha ricostruito interamente la sua vita», dice don Giovanni Nicolini, il sacerdote che l'accolse per il lavoro. Una vita ricostruita in una casa nuova, dalla quale non è più costretta, come prima, a vedere il piccolo cimitero di Santa Cristina, dove è sepolto Samuele. 

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Don Nicolini: ha ricostruito la sua vita. «Quando c'è un rapporto forte e affettuoso con la famiglia di origine, la persona si reinserisce. È questo che fa la differenza». Don Giovanni Nicolini, sacerdote bolognese che accolse Anna Maria Franzoni a lavorare in una cooperativa sociale quando fu ammessa al lavoro esterno dal carcere, commenta così la notizia della fine della pena per la donna condannata per il delitto di Cogne. «Ormai è un pò che non la vedo, posso dire che siamo buoni amici, a distanza. Lei ha una vita di famiglia» e non va più a lavorare nel laboratorio di sartoria perché «adesso ha ricostruito interamente la sua vita».
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Giovedì 7 Febbraio 2019 - Ultimo aggiornamento: 08-02-2019 13:03
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