Lui: aggressivo, violento, fragile
e coltellino spesso in tasca

Lui: aggressivo, violento, fragile
e coltellino spesso in tasca
Violento, possessivo, sempre in cerca dello scontro. Anche fragile, sotto un certo punto di vista, visti i trattamenti sanitari obbligatori cui è stato sottoposto nel passato. Adesso è così che tutti dipingono L.M., il 17enne che ha ucciso Noemi Durini. Giudizi inappellabili che, alla luce di quanto accaduto, consegnano una sola certezza: erano in tanti a sapere dell’indole aggressiva del ragazzo. In tanti assistevano a un rapporto travagliato. L’unica a cercare di mettere in salvo Noemi è stata la madre, che ha denunciato alcune settimane fa il 17enne. Non ce l’ha fatta a difenderla dal ragazzo per il quale la figlia stravedeva. Basta fare un giro sul suo profilo Facebook per accorgersi di questo. Si erano messi insieme il 12 agosto dell’anno scorso. E da allora, come ogni adolescente, Noemi aveva postato decine e decine di frasi, immagini, citazioni dedicate a lui.
Lui che adesso è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Pare che fosse molto geloso di Noemi, e che con il passare dei mesi l’avesse gradualmente e inesorabilmente allontanata dalle sue amiche più strette. Spesso andava a prenderla a scuola con lo scooter, quando non con l’auto del padre, nonostante lui abbia ancora 17 anni. Ma è soprattutto il suo rapporto più intimo con Noemi che viene ora passato al setaccio. Perché in tanti adesso dicono che spesso la ragazzina tornava a casa con lividi un po’ dappertutto. Un atteggiamento violento che almeno in un’occasione sarebbe sfociato in una vera e propria aggressione in piazza, davanti a tutti. E nonostante ciò, lei continuava ad amarlo. Forse con qualche riserva nell’ultimo periodo: si spiega così l’ultimo post sul suo profilo Facebook, nel quale, tra le altre cose, Noemi scriveva: «Non è amore se ti fa male. Non è amore se ti controlla. Non e amore se ti fa paura di essere ciò che sei. Non è amore, se ti picchia. Non è amore se ti umilia». Primi segnali di un ripensamento, di un tentativo di tornare sui propri passi e prendere strade diverse. Lui lo sapeva. Probabilmente ne avevano già parlato, magari proprio quella stessa notte, prima che lui andasse a prenderla a casa in macchina, all’alba. L’ipotesi che lei potesse lasciarlo non era contemplata, evidentemente. E così si è scatenata la rabbia.
Una rabbia che, stando almeno a chi adesso riesce a sbottonarsi e a rivelare qualcosa del ragazzino-killer, riusciva a tenere a freno con scarsi risultati. Sempre pronto alla rissa. Un vero e proprio bullo: così lo hanno descritto alcuni ex compagni di classe. Girava spesso con un coltellino in tasca. E non perdeva occasione per alzare le mani. Del resto, le immagini di un video amatoriale circolate negli ultimi giorni lo confermano: il giovane, dopo un violento scontro con il padre di Noemi, si accanisce contro un’auto, distruggendola a colpi di sedia. L’uomo, a quanto pare, era andato a chiedergli notizie della figlia, forse ad accusarlo. E lui non l’aveva presa bene.
Emerge un ritratto poco edificante, dunque, da parte di chi lo conosceva. Ecco perché oggi più di qualcuno sostiene che forse, questa ennesima vittima della violenza maschile, si sarebbe potuta salvare. Se solo chi sapeva avesse parlato in tempo
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Giovedì 14 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 12:32