Batosta estimi (ma non per tutti) E le tasse schizzano: più 20%

Batosta estimi (ma non per tutti) E le tasse schizzano: più 20%
di Paola ANCORA
Tasse basse per i più ricchi e fortunati, aumenti del 20% per le imposte di tutti gli altri. Sui cittadini di Lecce sarà questo il deflagrante, immediato effetto della sentenza emessa il 20 febbraio scorso dalla quarta sezione del Consiglio di Stato (presidente Paolo Troiano) e relativa alla revisione degli estimi catastali. Il verdetto definitivo su questa vicenda, che si trascina ormai dal 2012, stabilisce infatti come i ricorsi fatti dalle associazioni dei consumatori Codacons, Adusbef, Adoc e, a supporto, dal Comune di Lecce, siano arrivati troppo tardi, fuori tempo massimo. Il riclassamento, quindi, va applicato subito, nonostante scrivono i giudici di Palazzo Spada - sia indubbia la sua lesività.
Iperf, Tasi, Imu e tutte le tasse di compravendita degli immobili, dunque, subiranno un rialzo consistente, di circa il 20%, ma il ritocco non interesserà tutti indistintamente. Approssimativamente uno su quattro proprietari immobiliari, cioè circa 7.000 cittadini non subiranno alcun aumento fiscale e continueranno a pagare le tasse sulla base delle rendite catastali datate 1999, 1970 e persino 1939. Si tratta di cittadini, professionisti, commercianti e imprese che hanno certamente potuto sostenere le spese del ricorso al giudice tributario e lo hanno vinto, nella maggior parte dei casi, vedendo così annullati gli avvisi di revisione degli estimi.
I restanti 23mila proprietari di abitazioni, negozi o attività di vario genere che a cavallo fra il 2012 e il 2013, quando esplose la polemica sul riclassamento, non presentarono ricorso alla commissione tributaria perché non potevano permetterselo e confidavano nell'esito positivo del ricorso al Tar dei consumatori, dovranno pagare il rincaro delle tasse e anche gli arretrati dal 2013 e le sanzioni. Perché?
Per comprenderlo si deve fare un passo indietro di qualche anno. Il 29 luglio del 2010 l'allora Giunta sindaco Paolo Perrone, assessore ai Tributi Attilio Monosi approvò la delibera per dare mandato all'Agenzia delle Entrate di procedere al riclassamento degli estimi catastali: una operazione necessaria quando il quadro urbano e dei servizi di una determinata area è diverso da quello utilizzato, un tempo, per il calcolo delle tasse. L'ultima revisione estimi, del resto, per il centro storico era datata 1939, mentre nel quartiere Mazzini risaliva agli anni Settanta. L'idea iniziale del Comune era quella così era scritto nella delibera del 2010 di rivedere gli estimi per un principio di equità fiscale, in modo che chi abita in periferia non si ritrovasse a pagare di Imu quanto chi abita nel centro città.
Approvata la delibera, l'Agenzia si è messa al lavoro e nell'autunno del 2012, a procedimento ultimato, ha iniziato a inviare ai leccesi gli avvisi di avvenuta revisione degli estimi. Revisione che non è stata realizzata con un censimento casa per casa per valutare la situazione di ognuno dei 40mila condomini di Lecce, ma è stata decisa invece in maniera generalizzata. L'Agenzia delle Entrate, insomma, ha stabilito un aumento lineare delle rendite e, conseguentemente, delle tasse: due classi in più per la microzona 1, cioè il centro storico, e una classe in più per la microzona 2, cioè le aree più periferiche.
La valanga di ricorsi non si fece attendere, così come la polemica politica. L'allora minoranza in Consiglio, con Carlo Salvemini e poi Antonio Rotundo, chiese alla Giunta il ritiro in autotutela della delibera del 2010, ma l'amministrazione Perrone rispedì al mittente la proposta e più tardi, in Aula, l'allora assessore Monosi - annunciando il dietrofront e l'intenzione di dar man forte alle associazioni dei consumatori nei loro ricorsi diede chiare indicazioni ai cittadini di continuare a pagare le tasse sulle vecchie rendite. Fino al 20 febbraio scorso, quando il Consiglio di Stato ha ribaltato il verdetto del Tar, che aveva accolto il ricorso dei consumatori (avvocato Piero Mongelli), stabilendo come quel ricorso sia stato presentato troppo tardi.
Il risultato è che Lecce sarà spaccata in due: da una parte chi ha fatto ricorso e pagherà le tasse sulla scorta di indici vecchi anche di 80 anni, dall'altra chi non lo ha fatto e avendo calcolato le imposte sulle vecchie rendite, come suggerito dagli amministratori dell'epoca - dovrà pagare anche gli arretrati con sanzioni e interessi a partire dall'anno 2013.
I numeri, meglio delle parole, spiegano l'iniquità della manovra che si sta per abbattere sui leccesi, penalizzando i più deboli e favorendo i più ricchi e avveduti: l'aumento delle rendite catastali è pari al 40% nel centro storico e al 15% nel resto della città. Dunque chi, fino a ora, ha pagato 100 euro di Imu, domani, dopo l'aumento, pagherà 140 o 115 euro, più arretrati e sanzioni. L'unica strada che resta da percorrere, oggi, per riportare equità e giustizia fiscale nel capoluogo salentino è quella legislativa: la parola passa ai parlamentari.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sabato 2 Marzo 2019 - Ultimo aggiornamento: 11:26