Seu, «Attenti anche ai gelati»
Sotto osservazione i locali

Seu, «Attenti anche ai gelati»
Sotto osservazione i locali
«Abbiamo intensificato i controlli sui prodotti caseari e sulle gelaterie». Parola di Roberto Carlà, direttore del Sian area Nord (Servizio igiene degli alimenti e della nutrizione) dell’Asl di Lecce. Controlli a tappeto, dunque, e il Dipartimento di Prevenzione ha presentato alla Direzione generale un “progetto obiettivo” per effettuare controlli anche sui locali della ristorazione che aprono solo nelle ore serali.
E Carlà aggiunge: «A fronte del gran numero di persone che affluiscono nel Salento, il fatto che i casi di intossicazione siano limitati è garanzia di controlli efficaci e dall’altra che la stragrande maggioranza degli operatori del settore alimentare operano nel rispetto delle norme igieniche e della qualità dei prodotti. In nessuna delle gelaterie salentine sottoposte a controllo è stato rilevato l’utilizzo di latte crudo».
Ma, intanto, è tour de force per i servizi veterinari e di controllo degli alimenti. «È un lavoro enorme – afferma Carlà – perché si tratta di ricostruire dove hanno pranzato i bimbi, e negli ultimi casi che hanno portato al ricovero, negli ultimi cinque giorni. E poi bisogna controllare tutti gli esercizi che hanno somministrato il cibo, e naturalmente i dipendenti. Per il bimbo francese abbiamo controllato l’unica struttura del Salento dove la famiglia si trovava in vacanza, ma non è facile risalire all’alimento contaminato perché qui è arrivato dopo essere stato in 15 località pugliesi. Una difficoltà in più: come Asl Lecce ci stiamo preoccupando di verificare quello che è avvenuto nel nostro territorio, per le altre località devono provvedere le Asl territorialmente competenti».
Per la bimba di 16 mesi morta per aver contratto la Seu (Sindrome emolitico-uremica) dopo la consumazione di un gelato artigianale preparato con latte crudo, la Procura di Bari ha aperto un fascicolo d’inchiesta coordinato dal pm Grazia Errede. L’ipotesi è di omicidio colposo a carico di ignoti.
«Individuare il cibo contaminato è difficile – afferma Carlà – perché quando si arriva in un posto il contesto è cambiato e non è detto che troveremo le pietanze. La Regione ha fornito indirizzi operativi per orientare il controllo degli alimenti e rendere gli interventi più efficaci. A fronte dei due bambini colpiti dalla Seu abbiamo ricostruito cosa hanno mangiato e dove, tenendo conto che l’incubazione dell’infezione oscilla da uno a cinque giorni, ma può avere anche tempi un po’ più lunghi e questo ci porta in un complesso viaggio a ritroso. Abbiamo fatto controlli sia nella struttura dove hanno villeggiato sia sui fornitori delle strutture prelevando campioni di acqua e alimenti e siamo in attesa degli esiti».
Ma il punto nodale è uno: stop al consumo di latte pastorizzato. «Il consumo di latte non pastorizzato è altamente a rischio se c’è una contaminazione durante la mungitura – spiega Carlà – e lo stesso ministero sta emanando direttive per vietarne l’utilizzo. Purtroppo l’Escherichia coli è un batterio molto aggressivo, produce tossine che danneggiano sopratutto i reni. Bastano poche unità infettive per determinare il danno. Se si rispettano le regole di buona prassi igienica e le giuste temperature di conservazione dei cibi, e se non si consuma latte crudo, non succede nulla».
 
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Mercoledì 23 Agosto 2017 - Ultimo aggiornamento: 24-08-2017 19:01