I miti dello sport scendono in piazza

LECCE - Ciccio calcia, Adriano tira di rovescio, Andrea schiaccia, Juri salta. Scene da non perdere ieri mattina in piazza Libertini a Lecce. Quattro super campioni italiani dello sport mondiale insieme, a giocare e divertirsi con centinaia di bambini e ragazzi delle scuole salentine. In circa 400 hanno preso parte a “Un campione per amico”, manifestazione a carattere sportivo-educativo, promossa da quattro campioni tricolore, in collaborazione, per l’ottavo anno consecutivo, con Banca Generali.
Una grande festa di sport nel nome dei valori e della passione. Con i ragazzi, appunto, protagonisti a ridosso del castello Carlo V. Fino al 30 maggio il tour di “Un campione per amico” attraverserà il Bel Paese con lo scopo di sensibilizzare ed avvicinare i ragazzi ad un’attività fisica regolare, indispensabile insieme ad una corretta alimentazione, per lo sviluppo e la crescita sana. Ieri a lecce la seconda delle dieci tappe previste.
L’operazione prende vita proprio dalla volontà di Adriano Panatta, Andrea Lucchetta, Francesco Graziani e Jury Chechi di scendere nelle piazze per rendersi testimonial di un messaggio di promozione dello sport come azione di benessere. «Sono ormai 18 anni che lo facciamo e molti bambini con cui abbiamo giocato quasi due decenni fa saranno ormai sposati, magari avranno anche dei bambini ma sono sicuro si ricorderanno ancora di noi e di una mattinata come questa - dice Panatta, tennista icona degli anni Settanta. I piccoli vengono qui e si divertono tirando un pallone o facendo qualche esercizio con noi, tutto qui. Però in questo modo parliamo loro dell’importanza dell’attività fisica. In pratica facciamo promozione dello sport nelle scuole e “Banca generali - Un campione per amico” ci aiuta proprio a far questo».
 

Un messaggio dopo l’altro nel nome dello sport. «Niente scuola, si gioca! Anche in questa tappa leccese abbiamo ricevuto centinaia di bimbi, che ci regalano sempre tanto entusiasmo, tanta passione, sempre un sorriso - dice Francesco Graziani, detto Ciccio, campione del mondo di calcio con l’Italia nel 1982. E’ bello avvicinarli allo spot in questo modo: noi cerchiamo di trasmettere loro la stessa passione che avevamo noi, la stessa voglia di divertirci. Qui, come vedi, è una palestra a cielo aperto, in cui ci ritroviamo per fare festa, perché, poi, lo sport è socializzare, è vita, divertimento, e noi diciamo che devono approcciarsi allo sport con questo interesse, senza pensare ad altre cose. Poi, chissà, magari in mezzo a questi ragazzi c’è un campioncino che trasformerà un’attitudine in professione. Anche in quel caso mi auguro si ricordi di noi in questa mattinata insieme».
In piazza Libertini sono stati allestiti quattro differenti corner di gioco: dal calcio al tennis, dalla pallavolo alla ginnastica a corpo libero. L’evento, patrocinato da Coni, promosso da Banca generali, è diventato negli anni la più importante iniziativa che lega lo Sport al mondo della Scuola. Il successo della manifestazione, la più longeva e prestigiosa nell’ambito dell’educazione sportiva nei confronti dei bambini, è scritto nei numeri: 17 edizioni in archivio, più di 180 tappe già percorse, uno staff di oltre 50 persone che si muove di città in città, ma soprattutto oltre 10 mila ragazzi coinvolti ogni anno.
«Nelle nostre scuole si fa troppo poca motricità, poca e spesso male, parliamo della vecchia educazione fisica - dice Juri Chechi, soprannominato “Il signore degli anelli”, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atlanta. Noi cerchiamo di dare un segnale anche alle istituzioni. Per il resto, in una mattinata possiamo far poco, diamo il massimo per farli rientrare e casa con la voglia di tornare in un campo e da un maestro».
Andrea Lucchetta, pallavolista dell’Italia della generazione di fenomeni, nei Novanta, insegna a bambini e ragazzi come tirare alto. Non solo con la palla. Capita che giocando con i piccoli allievi rubi loro una scarpa e faccia volare alto proprio quella. «L’attività per far volare la palla deve essere rivolta al divertimento, all’animazione, quindi giocare in maniera scherzosa, facendo passare quel concetto in cui dieci dita possono sicuramente divertirsi a giocare a palla ma anche a palleggiare una scarpa - dice Lucchetta. La voglia è proprio quella di comunicare questo tipo di atteggiamento: se c’è il divertimento, c’è il sorriso, si accantona la noia, quindi, si può innestare la passione». Dice così Lucchetta mentre un bimbo gli chiede “come ti chiami?”. «Hanno un’età media di dieci anni - conclude il campione - che ne sanno di chi sono io. In più di qualche caso si capisce che sono stati preparati dalle maestre o dai genitori. Per il resto, la cosa bella è che più energia dai loro e più te la restituiscono, anche se non sanno chi sei veramente»..
 
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Venerdì 21 Aprile 2017 - Ultimo aggiornamento: 06:30