Assolti due curdi con documenti falsi. «Una necessità: fuga dalla repressione»

Assolti due curdi con documenti falsi. «Una necessità: fuga dalla repressione»
Assolti con la giustificazione dello stato di necessità i due turchi di etnia curda arrestati il 19 agosto dell’anno scorso nella stazione ferroviaria di Lecce perché avevano le carte di identità false. E dopo quattro mesi e 20 giorni trascorsi fra il carcere di Borgo San Nicola ed i domiciliari in una casa di un volontario, sono tornati liberi. Libero M.K., 52 anni, professore di Psicologia dell’Università di Istanbul prima del licenziamento e del sequestro dei documenti deciso dalla stretta autoritaria del presidente Erdogan. E libero A.E, 27 anni, fuggito dalla Turchia perché la polizia era andato a casa dei genitori per arrestarlo, in quanto si era rifiutato di svolgere il servizio militare terrorizzato dalla prospettiva di fare la fine riservata ai curdi durante la leva: massacrati di botte.
L’assoluzione è la decisione del giudice per l’udienza preliminare, Alcide Maritati (nella foto), chiamato a valutare la congruità del patteggiamento concordato dagli avvocati difensori Francesco Calabro ed Antonio Sergi, con il pubblico ministero della Procura di Lecce, Carmen Ruggiero: due anni ed un mese di reclusione, per quelle carte di identità francesi esibite quando furono fermati dalla polizia ferroviaria. Accogliendo l’istanza dei difensori, il giudice ha ritenuto che la causa di giustificazione dello stato di necessità consentisse di superare l’accordo sulla pena.
Anche perché le indagini condotte con la polizia e con l’ausilio di un ingegnere informatico che analizzò il contenuto dei telefoni cellulari sequestrati agli imputati, escluse qualsiasi collegamento con le organizzazioni terroristiche: solo passaporti falsi e non una delle tante tessere dei puzzle costruite dagli estremisti islamici per creare cellule della morte in Europa.
La difesa ha sostenuto che sia il professore di Psicologia che il giovane che si è voluto sottrarre al servizio militare siano state vittime del regime di Erdogan e dei trattamenti disumani riservati ai curdi.
Il docente, peraltro, finì nella lista nera perché per lungo tempo è stato parte di una associazione che si batte per la tutela dei diritti dell’uomo. La sua intenzione sarebbe stata quella di ottenere in Italia lo status di rifugiato politico, poiché consente il ricongiungimento della famiglia. Sua moglie, intanto, si era trasferita in Germania dove ha ottenuto il diritto d’asilo. Da ieri può ricominciare a provare a rifarsi una vita.
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Venerdì 12 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:43