Restauro della cripta di S.Lucia:
bellezza e storia “sotto vetro”

Vetro, pietra leccese e acciaio per l’edificio che ospiterà la cripta di Santa Lucia, fra via San Lazzaro e piazza Tito Schipa. Un luogo antico e nascosto della città che la Curia intende recuperare con un progetto ad hoc, già passato al vaglio della Soprintendenza, poi degli uffici comunali dell’Urbanistica e del Consiglio comunale.
Il progetto firmato dall’architetto della Diocesi, Giuseppe Fiorillo, prevede il completo recupero e la riapertura al pubblico del luogo di culto, una chiesa rupestre che nel XVI secolo è stata utilizzata come ambiente semi-ipogeo al quale avevano accesso, separamente e grazie a tre diverse scale costruite in epoche differenti, sia gli uomini che le donne. Già nel 2013 la Soprintendenza, con l’architetto Giovanna Cacudi, ha autorizzato i lavori di recupero e consolidamento della cripta, ma stabilendo specifiche condizioni, più tardi condivise in toto dal responsabile del procedimento per l’Urbanistica, l’architetto Daniele Buscicchio.
Fra le prescrizioni dettate da Cacudi, il divieto di installare «il previsto impianto fotovoltaico, che costituisce elemento estraneo all’ambito urbano di intervento». Dovranno poi «essere concordati in corso d’opera le finiture e la tipologia del coronamento della struttura; la pavimentazione dell’ingresso museo dovrà essere realizzata con pietra calcarea; eventuali testimonianze rinvenute durante i lavori dovranno essere tempestivamente comunicate» sia alla Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici che a quella Archeologica di Taranto. «Dovrà essere comunicata la data di inizio lavori e, alla fine - conclude Cacudi - dovrà essere presentata esauriente documentazione fotografica». Prescrizioni ampie, che rimandano ai prossimi mesi la scelta delle finiture e di altre “cornici” architettoniche, tali da consentire una revisione del progetto definitivo già approvato, probabilmente per meglio armonizzare l’edificio al contesto urbano nel quale andrà a inserirsi: da un lato il “boulevard” di viale Otranto, con le sue alberature e, accanto, le mura del Castello e l’affaccio al centro storico; dall’altro, il cantiere di piazza Tito Schipa, dove sorgerà un centro direzionale con uffici e negozio, un parcheggio interrato e un parco archeologico di circa 700 metri quadrati che renderà visibile un’altra chiesa, Santa Maria del Tempio, e i resti dell’antico monastero che lì, in piazza, aveva la sua sede qualche secolo fa.
 
 
La cripta di Santa Lucia verrà recuperata con «strutture leggere in metallo e rete metallica - ricostruisce, in una relazione, l’architetto Buscicchio - strutture e rete che verranno appese tramite cavi di acciaio al solaio in modo da rendere più leggibile la struttura originaria». Impossibile immaginare, oggi, cosa nasconda quel muro alto a due passi da piazza Schipa, anch’esso semi-nascosto dai cartelloni pubblicitari. «Sono visibili - continua Buscicchio - le imposte delle volte, parti di intonaci dipinti, tracce di elementi architettonici come l’altare e tramezzature di un piccolo vano. Il perimetro della chiesa è costituito da muratura di recente fattura, mentre l’area adiacente la cripta, dove insisteva la vecchia casa canonica, si presenta come un terrapieno di detriti di circa due metri dal livello del marciapiede. Tale terrapieno e le volte crollate della cripta sono ricoperte da fitta vegetazione. (...) La pavimentazione del vano semi-ipogeo è costituita da marmette di cemento decorato dei primi del Novecento».
Una volta recuperata, la cripta tornerà ad accogliere fedeli e visitatori, che potranno accedervi anche grazie a un ascensore in vetro e acciaio, dopo aver oltrepassato il piano terra, adibita a centro unico polifunzionale. Un pezzo di storia di Lecce che tornerà a nuova vita.
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sabato 20 Maggio 2017 - Ultimo aggiornamento: 10:33