Svolta su usura e antiracket: patto col Governo, nuovi aiuti

Svolta su usura e antiracket: patto col Governo, nuovi aiuti
Guerra agli strozzini e agli estorsori: un protocollo d’intesa per segnare un punto di svolta nel Salento. La prefettura riprende i fili della guerra alla criminalità e da Roma arriva Domenico Cuttaia, commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura. 
Un protocollo d’intesa che dovrebbe portare una serie di novità. Innanzitutto, come si legge nel comunicato di convocazione della conferenza stampa fissata per oggi in prefettura alle 16, «un’intesa diretta a favorire nuove e più concrete forme di sostegno alle vittime consententendo una proficua collaborazione con le forze dell’ordine e con le istituzioni pubbliche e private competenti».
Aiuti, dunque, che riprendono la strada della concretezza e della trasparenza. Ed è anche il superamento di una fase delicata legata a risvolti giudiziari che hanno azzoppato una delle associazioni più conosciute su questo fronte. Un modo per restituire fiducia a imprenditori e cittadini che spesso sono sollecitati dalle istituzioni a denunciare illegalità più o meno palesi.
Un fronte scottante, quello della lotta all’usura e al racket, che s’incrocia con la necessità di potenziare anche i sistemi di videosorveglianza in uno scenario - leccese, ma non solo - in cui la stessa prefettura guidata da Palomba ha impresso un’accelerata con la criminalità che ha rialzato la testa. 
Un’escalation di episodi preoccupanti nelle ultime tre settimane: prima il maxi furto nel deposito della Maroccia Costruzioni nella zona industriale di Surbo con un colpo da circa 800mila euro come non si vedeva da tempo, poi i colpi di pistola contro il ristorante-pub “Stella Artois” a due passi da piazza Ariosto e l’incendio ai danni del supermercato “Conad” che ha fatto svegliare il quartiere Rudiae, e, infine, la bomba carta piazzata sopra l’auto di un agente assicurativo. Tutto in pochi giorni.
 
«Episodi slegati l’uno dall’altro nel senso che non c’è un’unica cabina di regia, ma non per questo meno preoccupanti», aveva detto Palomba. Tanto da avviare una serie di iniziative. Da qui le riunioni in prefettura delle scorse settimane. Ingrediente principale: una copertura più capillare del territorio con i sistemi di videosorveglianza. Non solo in città, ma anche nella zona industriale di Lecce-Surbo per la quale è previsto un finanziamento di tre milioni di euro. Sono ancora troppe, aveva detto in quell’occasione il prefetto, le zone della città completamente prive di telecamere. E dunque bisognerà agire su questo aspetto, prima di tutto. E possibilmente prevedere un sistema collegato con le centrali operative delle forze dell’ordine, in modo da garantire una maggiore tempestività negli interventi delle pattuglie. 
Poi, l’altro stempo: l’altra riunione che si è tenuta con le associazioni dei commercianti. Un accordo di massima con il Comune in cui si è riusciti a trovare un punto di incontro tra le esigenze di sicurezza che vengono avanzate a gran voce dai negozianti e le disponibilità economiche per un intervento di questo tipo. La novità è rappresentata dal fatto che a contribuire all’installazione di nuove telecamere saranno gli stessi imprenditori e gli stessi commercianti pagando di tasca propria.
L’obiettivo è quello di una mappatura del territorio in relazione alle zone che hanno una necessità maggiore di essere “coperte”, anche in considerazione degli ultimi attacchi. 
Un controllo capillare, dunque, per avere un occhi elettronico in ogni zona “calda” della città. Contemporaneamente, nelle intenzioni della Prefettura c’è la necessità di concentrarsi anche su una questione che, alla lunga, è più importante: la prevenzione e l’educazione alla legalità. Sono ancora troppo poche rispetto ai cosiddetti “reati spia” le denunce presentate da parte di commercianti e imprenditori per reati di racket e usura. 
E qui la memoria va alle parole pronunciate circa un mese fa a Taviano dal capo della polizia, Franco Gabrieli: «Poche denunce nel Salento rispetto al numero di reati. Bisogna denunciare di più». Il cerchio si chiude con la guerra all’usura e al racket di cui il protocollo d’intesa di oggi dovrebbe rappresentare un tassello cruciale: la cartina di tornasole per chi, appunto, vuole denunciare confidando in interlocutori istituzionali sempre più trasparenti.
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Mercoledì 15 Novembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 16-11-2017 12:35