Otranto, indagini sui lidi: non trema solo il Twiga

Otranto, indagini sui lidi: non trema solo il Twiga
Incertezza del diritto ed ecoreati. Le due facce della Puglia a confronto. E a contrasto. Nella classifica dell’illegalità nel ciclo del cemento, la Puglia lo scorso anno è scesa al quinto posto con 432 infrazioni accertate (l’8,8% del totale nazionale), 508 persone denunciate, 9 arrestate e 158 sequestri effettuati.
Gli interventi di abbattimento continuano ad essere pochi e sporadici, frutto della sola iniziativa delle procure. Peculiare è la situazione nella provincia di Lecce, dove la Procura della Repubblica promuove ed esegue le demolizioni con sentenza definitiva in autonomia. Su circa 1.500 sentenze (calcolando quelle emesse negli ultimi otto anni) sono stati demoliti lo scorso anno 250 immobili e ne sono stati programmati 50, di cui circa 30 previsti su iniziativa degli ex proprietari. Si tratta soprattutto di case lungo le coste a Otranto, Tricase, Santa Maria di Leuca, Gallipoli, Porto Cesareo e Ugento.
«Fondamentale l’attività di controllo del territorio e contrasto delle illegalità ambientali che stanno portando avanti le forze dell’ordine e la magistratura, in particolare la Procura di Lecce sull’abbattimento degli immobili abusivi è fondamentale», torna a ribadire Francesco Tarantini (presidente Legambiente Puglia), a poche settimane dalla presentazione del nuovo dossier “Mare Monstrum”. Pensieri e parole che in questi giorni si scontrano e confrontano con una realtà che nel Salento bolle di sentimenti diversi, dopo il sequestro probatorio per abusivismo edilizio dello stabilimento balneare extralusso in costruzione a Otranto e al quale, proprio in seguito all’inchiesta in corso, l’imprenditore Flavio Briatore ha deciso di ritirare la licenza per l’utilizzo del marchio Twiga all’impresa “Cerra” che sta eseguendo i lavori.
Al vaglio del tribunale l’istanza di dissequestro. Entro la fine della prossima settimana è attesa la consulenza urbanistica conferita dalla Procura di Lecce sulle opere in corso e sul piano regolatore del Comune di Otranto. La decisione del Riesame è attesa per venerdì della prossima settimana. E costituirà il primo vaglio di un organo terzo sull’operato della Procura e sulle tesi opposte della difesa dei due indagati, l’imprenditore che sta realizzando l’opera, Raffaele (detto Mimmo) De Santis, rappresentante legale della società “Cerra srl, e l’ingegnere progettista responsabile dei lavori, Pierpaolo Cariddi, fratello del sindaco uscente di Otranto Luciano Cariddi e a sua volta in corsa per la fascia tricolore proprio al posto del primo cittadino uscente. Le accuse che vengono contestate sono di abuso edilizio in zona soggetta a vincolo paesaggistico e di occupazione abusiva del demanio marittimo.
L’attività investigativa avrebbe consentito di accertare consistenti interventi di sbancamento e spianamento del terreno, lavori edili e modifiche allo stato dei luoghi in violazione della normativa e in difformità con le opere per le quali il Comune di Otranto ha rilasciato la relativa autorizzazione. Nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria, intanto, ieri i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Lecce, insieme ai carabinieri forestali e alla polizia provinciale, hanno acquisito negli uffici del Comune documenti relativi alle concessioni rilasciate nell’ultimo anno per gli accessi al mare sulla costa di Otranto dove si sta costruendo una serie di strutture. Sarebbero tre, tra cui quella per il Twiga, le concessioni rilasciate dal Comune di Otranto nell’ultimo anno sulle quali il pm Antonio Negro sta indagando. Prima di recarsi in Municipio, gli investigatori hanno compiuto un sopralluogo e una verifica dei luoghi in un’altra struttura balneare che sta sorgendo sul litorale a nord, in località “La Staffa-Cerra”, ubicata accanto al Twiga e riconducibile alla società “Salentòs Beach srl”. La società ha ottenuto il permesso a costruire lo scorso aprile dal Comune di Otranto.
Il clima si fa sempre piùrovente e incerto, dunque, alla vigilia della nuova stagione balneare. Certezza del diritto e certezza della bontà degli interventi. Il tema di fondo resta questo. E di vittime ne ha mietute, oltre a Briatore. Sul capo di Santa Maria di Leuca, sempre nel Salento, è svanita l’ipotesi di riqualificazione di un vecchio immobile che Roberto Colaninno aveva in serbo di trasformare in un Hotel di lusso investendo fior di milioni. Alla fine non ne ha voluto più sapere.
Per non parlare del lungo confronto tra la Regione Puglia e la società “Oasi Sarparea”, per la realizzazione di una struttura extra-lusso, sempre sul modello Briatore. Neppure l’intesa raggiunta soltanto di recente in sede di conferenza di servizi consente all’imprenditrice inglese Alison Daighton di programmare con serenità l’avvio dei lavori del villaggio, nella marina di Nardò. Stessi ostacoli anche nel cuore del turismo a cinque stelle del brindisino, tra Fasano e Ostuni, dove i fari sono puntati su altri progetti turistico ricettivi in cerca di certezze
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Giovedì 18 Maggio 2017 - Ultimo aggiornamento: 12:31