Piconese, il segretario dalemiano del Pd in bilico: resto in carica fino all'autunno e sostengo Emiliano

Piconese, il segretario dalemiano del Pd in bilico: resto in carica fino all'autunno e sostengo Emiliano
Risolto, almeno per ora, il rebus del Pd salentino: Salvatore Piconese, segretario provinciale del partito vicino ai dalemiani e sul punto di lasciare i dem, resterà « fino alla scadenza del mandato, che sarà il prossimo autunno». Lo spiega lo stesso Piconese in una nota, dopo le polemiche delle ultime ore e gli inviti a una presa di posizione chiara e inequivocabile. Il rischio, da più parti adombrato, era essenzialmente uno: il tesseramento, la delicata fase congressuale e le tappe d'avvicinamento alle elezioni amministrative gestiti da un gruppo dirigente di fatto proiettato fuori dal Pd e verso il movimento Democratici e progressisti. Piconese annuncia anche chi sosterrà al congresso nazionale: «Parteciperò al congresso e darò il mio voto al candidato che più di altri rappresenta la coerenza con le mie posizioni e miei interrogativi. Darò il mio voto a Michele Emiliano, poiché può portare nella battaglia congressuale le ragioni di tante e tanti che si sono battuti contro le trivellazioni delle coste pugliesi, contro la riforma costituzionale che penalizzava il Sud e contro un gruppo dirigente nazionale sordo a qualsiasi domanda di cambiamento. Da dirigente del Pd, eletto in un congresso e non nominato da un capo, continuerò a guidare il PD salentino con spirito democratico, con lo sguardo fisso e attento verso il futuro e con la libertà che contraddistingue un militante di sinistra».

I dubbi e lo scontro. Salvatore Piconese ha fin qui preso parte a tutte le iniziative dalemiane, a Roma e a Lecce, di “Consenso” (la rete del dalemismo sbocciata dai Comitati per il “no”). A differenza d’altri però non aveva annunciato alcunché: né l’adesione al movimento Dp, né la volontà di restare nel Pd. Tra i democratici allora è scattato il pressing con tanto di incalzante documento consegnato agli organismi regionali e nazionali: le accuse spaziano dal «tesseramento discrezionale» alla «sede provinciale chiusa» o «aperta solo per riunioni di Consenso». «Il problema - replica Marco Lacarra, segretario pugliese - lo può creare o risolvere lo stesso Piconese in tempi rapidi. Ci dica dove sta e abbiamo risolto. Bisogna sgombrare il campo dai dubbi. Ad ogni modo, Piconese a me ha detto che resta nel Pd».
Una rassicurazione (riservata) che evidentemente non bastava. Innanzitutto perché Piconese non aveva ancora dichiarato ufficialmente e pubblicamente le sue scelte. E poi perché c’è il timore che l’ala dalemiana del Pd salentino (c’è anche il consigliere regionale Ernesto Abaterusso) possa tagliare i ponti col partito solo tra qualche mese, e cioè dopo aver indirizzato in parte l’esito del tesseramento e del congresso, aver organizzato le liste Pd e aver piazzato sindaci e consiglieri comunali qui e lì. Giusto per soppesare il fenomeno: larga parte dei 6mila tesserati salentini e metà dei circoli sono in quota Abaterusso-Piconese. E se su scala nazionale i dalemiani non disdegnano strizzate d’occhio ad Andrea Orlando (altro candidato alla segreteria), in Puglia il lavorìo sembra a questo punto essere per Emiliano.

In segreteria e il documento. Il caso salentino ha monopolizzato le attenzioni della riunione di segreteria regionale dell’altroieri. «Chiedo a Piconese - spiega Federico Massa, deputato salentino - di prendere una posizione chiara, pubblica, forte e inequivoca sulla volontà di rimanere nel Pd, sul fatto che la scissione è una cosa negativa e che si impegnerà con tutte le sue forze. È impensabile pensare che una persona seria come Piconese possa fare il pesce in barile», altrimenti «prenda le conseguenti decisioni di chi ha scelto di andarsene», tenendo presente che «la sua storia recente è segnata dalla vicinanza ad alcune posizioni».
Al segretario regionale e ai vertici nazionali è stato anche consegnato un documento a firma di Alessandra Giammaruto, componente della segreteria pugliese: «durante la campagna referendaria la Federazione di Lecce è stata il comitato permanente delle ragioni del no», «è stata osteggiata la distribuzione del materiale di propaganda inviato dal partito nazionale e resa impraticabile l’attività di chi sosteneva le ragioni del sì»; la sede provinciale «è praticamente sempre chiusa», non c’è stata «l’istituzione dell’ufficio adesioni provinciale e di circolo», e «la distribuzione delle tessere in tutta la provincia» è avvenuta «con criteri discrezionali senza controllo»; «nei 20 circoli commissariati le tessere non sono state neppure consegnate», mentre nei circoli «gestiti da segretari aderenti a “Consenso” il tesseramento è stato gestito in modo del tutto discrezionale»; a Lecce città «non è stato istituito alcun ufficio adesioni, non è stata data pubblicità di giorni dedicati al tesseramento» e invece «diverso trattamento è stato riservato al consigliere comunale Sergio Signore (anche lui vicino ai dalemiani, ndr) al quale sono state consegnate 200 tessere». «Per concludere, la Federazione di Lecce si sta caratterizzando come l’unico caso d’Italia in cui gli scissionisti sono a loro comodo alla guida del Pd condizionandone l’attività interna»: per questo la lettera chiede «una decisione ferma» della segreteria regionale, il commissariamento della federazione leccese o la sospensione di Piconese, e l’istituzione di un triumvirato in rappresentanza delle tre mozioni congressuali.

La replica di Lacarra. Getta acqua sul fuoco Lacarra: «Partiamo dal presupposto che siamo tutti persone perbene, e siccome sono convinto che Piconese lo sia, nel momento in cui dovesse decidere di lasciare il partito me lo comunicherà. La lettera-documento? Ho invitato chi adombra ipotesi a darmi elementi che non contrastino con quanto mi ha detto Piconese: sarò ben lieto di prenderli in considerazione, di discuterne in Direzione e di mandare il risultato all’organizzazione nazionale perché prenda provvedimenti, che per statuto non possono essere assunti dalla segreteria regionale».

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La nota integrale di Piconese. "Leggo e ascolto parole e frasi stucchevoli, su di me e sul Pd salentino, animate più da risentimento personale che da convinzioni politiche e ideali. E' alquanto bizzarro, da parte di alcuni, scagliarsi contro l'unica Federazione del Partito Democratico d'Italia che negli ultimi anni ha invertito il trend negativo, portando il Pd a vincere nelle elezioni amministrative nelle città, a riaprire i circoli per lungo tempo chiusi, a rianimare il tesseramento e a costruire il partito sul territorio. Ecco, dal 2013 in poi, dalla mia vittoria al congresso provinciale si è avviata una riconnessione sentimentale tra il nostro partito e il popolo del centrosinistra salentino. Tutto ciò è avvenuto contemporaneamente all'avvento dell'epoca renziana che, al contrario, ha fatto registrare per il Pd nazionale una serie di sconfitte politiche, dalle elezioni amministrative in molte città chiamate al voto, al referendum costituzionale del 4 dicembre, allo smantellamento dei circoli fino al calo degli iscritti al partito. Quello che è successo a Lecce, pertanto, è un fatto "eccezionale" e in controtendenza all'andamento nazionale. Qui il Pd è vincente, è radicato e seleziona la sua classe dirigente per capacità e per merito e non per fedeltà al "capo" di turno. E ci tendo a sottolineare, a coloro che si esercitano a chiedere a piu' livelli il commissariamento del PD salentino, che io ho vinto un congresso e oggi dirigo il partito perché legittimato da un processo democratico avvenuto fra gli iscritti. E tale ruolo di direzione del partito lo eserciterò (e con me il gruppo dirigente che mi affianca) fino alla scadenza del mandato, che sarà il prossimo autunno. Ma tutto ciò non mi esime dall'interrogarmi sul futuro del PD e sulla sua capacità di costruire un campo largo e plurale del centrosinistra, così come della possibilità politica di aprire una stagione di cambiamento per il partito e per l'Italia. E questi interrogativi sono gli stessi che, in questi giorni, attraversano migliaia e migliaia di iscritti al Pd, i quali vivono, come me, con grande apprensione le "divisioni' all'interno della nostra comunità politica. Una comunità che negli ultimi anni ha visto, giorno dopo giorno, un allontanamento del partito dalle sue spinte ideali d'origine. Una comunità che è stata ferita da una "scissione", quella vera fatta di donne e uomini, tra il partito e il suo popolo, nella quale un pezzo importante di iscritti e elettori ha gradualmente abbandonato il partito. Da iscritto e da dirigente del Pd mi interrogo sul futuro del mio partito e sul futuro della mia comunità politica. Credo sia giunto il tempo di voltare pagina e costruire una fase del tutto nuova per il Pd, per il centrosinistra e per l'Italia. Una fase che abbia un "nuovo inizio" e che sia una fase costituente per l'intero campo democratico e progressista. Per questo motivo da iscritto al Pd parteciperò al congresso e darò il mio voto al candidato che più di altri rappresenta la coerenza con le mie posizioni e miei interrogativi. Darò il mio voto a Michele Emiliano, poiché può portare nella battaglia congressuale le ragioni di tante e tanti che si sono battuti contro le trivellazioni delle coste pugliesi, contro la riforma costituzionale che penalizzava il Sud e contro un gruppo dirigente nazionale sordo a qualsiasi domanda di cambiamento.
Da dirigente del Pd, eletto in un congresso e non nominato da un capo, continuerò a guidare il Pd salentino con spirito democratico, con lo sguardo fisso e attento verso il futuro e con la libertà che contraddistingue un militante di sinistra".
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Mercoledì 1 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 15:36