Lorenzo, il giallo della moto: radiata dai registri, non era sua

Lorenzo, il giallo della moto: radiata dai registri, non era sua
Dopo il dolore e lo sgomento per la perdita di una giovanissima vita, ora non resta che risolvere un mistero. Quello che legava Lorenzo Rampino, ultima vittima della strada, alla motocicletta, una Yamaha R6, in sella alla quale, sabato pomeriggio, percorreva la Surbo–Casalabate prima di perdere la vita uscendo di strada. 
Lorenzo guidava una moto senza targa e che non era sua. O almeno non risultava esserlo per i suoi genitori che ignoravano l’esistenza di quel bolide potentissimo. A dipanare ogni dubbio, e a risalire all’ultimo vero proprietario dovranno essere le indagini e i controlli che saranno eseguiti nelle prossime ore. 
Ad una prima identità dell’ultimo proprietario del mezzo si è potuti risalire dopo i controlli eseguiti ieri partendo dal numero del telaio del motociclo. Ma due sono gli elementi chiave che destano qualche dubbio sul perché quella motocicletta si trovasse ieri sera, o chissà da quanto tempo e dove, proprio a Surbo. Dopo i primi controlli eseguiti dagli agenti di polizia municipale intervenuti sul luogo dell’incidente, insieme ai soccorritori del 118, la moto risulta essere intestata ad un uomo residente al Nord, e originario della provincia di Novara.
Da un controllo più approfondito, inoltre, il numero di telaio del mezzo risulta radiato dall’elenco dei motocicli che possono circolare in Italia. Questo, quindi, porta a supporre che il mezzo avrebbe dovuto trovarsi, in realtà, già all’estero. Ma chissà per quale motivo, invece, era ancora in Italia. E per lo più nella disponibilità di un ragazzo giovanissimo, non ancora ventenne, che mai avrebbe potuto guidare una motocicletta così potente come quella Yamaha R6 posta ora sotto sequestro su disposizione del sostituto procuratore Giovanni Gagliotta. 
 
Quanto alla dinamica dell’incidente, maggiori informazioni su quanto accaduto a Lorenzo potrebbe fornirle l’esame autoptico che sarà eseguito nelle prossime ore per capire quale siano state le cause che ne hanno causato il decesso. Forse il 19enne potrebbe aver battuto la testa contro uno dei piccoli massi che fuoriescono dal terreno e non come, immaginato in un primo momento, contro il tronco dell’albero, che pare essere rimasto del tutto intatto: senza pezzi di corteccia mancante, né macchie di sangue. Al tronco dell’albero ora sono legati solo dei fiori, e per terra è rimasto solo un telo verde, pezzi della moto e su un muretto, lungo il ciglio della strada, il mascherino del casco. Mentre sull’asfalto sono ancora visibili le tracce, segnate con un gesso bianco, del tragitto che il ragazzo avrebbe compiuto in sella alla Yamaha R6 prima di perdere il controllo uscendo da una curva e cadere rovinosamente. 
Dietro ad un muretto e poco distante dal corpo, a circa 20 metri, gli agenti della municipale hanno ritrovato la motocicletta. La breve distanza da dove è stato ritrovato il corpo senza vita di Lorenzo e il luogo in cui è stata ritrovata la due ruote farebbe presupporre che, sabato pomeriggio, stesse percorrendo quel tratto pericolosissimo di strada quasi certamente ad una velocità per niente sostenuta. Al contrario, se allontanandosi dal centro di Surbo, in direzione della marina di Casalabate, avesse affrontato la curva ad una velocità elevatissima il mezzo avrebbe probabilmente terminato la sua corsa ad oltre un centinaio di metri dall’albero dove è stato invece ritrovato il corpo di Lorenzo.
Intanto, ieri pomeriggio, i primi manifesti funebri con i messaggi di cordoglio da parte degli amici del ragazzo sono stati affissi sui muri dell’abitazione dei genitori Cristina e Massimo Rampino, in via Umberto I all’angolo con via De Dominicis. Parenti e vicini di casa del ragazzo e i suoi amici sono ancora increduli per quanto accaduto. 
Sulle bacheche Facebook dei suoi amici più cari, che non si rassegnano all’idea di averlo perso, campeggiano ora solo messaggi di addio, pieni di dolore, e un video che lo ricorda attraverso una carrellata di foto che lo ritraggono allegro e pieno di vita.
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Lunedì 20 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 13:16