«Chiudi il b&b». Stalking al capo dei vigili: donna condannata a 6 mesi

«Chiudi il b&b». Stalking al capo dei vigili: donna condannata a 6 mesi
La guerra della signora C.M., 69 anni, contro il comandante della polizia municipale della sua Veglie e contro i vicini gestori di un bed&breakfast. Guerra a colpi di lenzuoli trasformati in striscioni e di manifesti, per accusarli di averle fatto finire il figlio sotto processo per reati edilizi, per dire al comandante Massimo Leo di aver omesso di controllare la regolarità del B&B e per minacciare i vicini. Anche di morte. Nel capo di imputazione si parla anche di dispetti come il chiudere la finestra del B&B che affaccia sul cortile, mettere la musica ad alto volume ed altro ancora.
Una storia andate a avanti per anni e conclusasi ieri con il patteggiamento ad una condanna di sei mesi di reclusione per la indomita battagliera. Stalking, l’ipotesi di reato. Atti persecutori. 
E con l’ultimo scatto di orgoglio è stata proprio lei in persona a chiedere al giudice per l’udienza preliminare, Michele Toriello, di definire il procedimento in questi termini, affiancata dall’avvocato difensore Andrea Starace che intanto si era speso per concordare il patteggiamento con il pubblico ministero Carmen Ruggero, titolare dell’inchiesta. In termini tecnici-giuridici puntuali, la richiesta di C.M.: riconosciute le circostanze generiche equivalenti alla contestata circostanza aggravante, tenuto conto che la pena base per gli atti persecutori sia sei mesi di reclusione, aumentata per continuazione a nove mesi, ridotta per il rito alla pena finale di mesi 6 di reclusione.
Il comandante della polizia municipale non si è costituito parte civile, diversamente dai vicini gestori del “B&B”, assistititi in questo processo dall’avvocato Cosimo D’Agostino. Valanghe di accuse infondate, quelle rivolte verso il comandante Leo attraverso i lenzuoli-striscioni: “Abusi di potere, ennesimo abuso di potere del comandante dei vigili urbani Massimiliano Leo, l’ennesima persecuzione dello stesso”, lòe scritte del 18 e del 19 aprile del 2014. Con due manifesti lo accusò di aver fatto finire sotto processo il figlio e dalle indagini condotte dai carabinieri della stazione di Veglie sono spuntate anche minacce di morte: in ufficio davanti ad altre persone, C.M. avrebbe detto “...per primo comincerò dal comandante, giorno 14 lo aspetterò in macchina e quando lo vedrò lascerò andare il piede sull’acceleratore”.
Ai vicini non sarebbe stato riservato un trattamento migliore: la finestra sul cortile sarebbe stata chiusa e bloccata svariate volte ed in svariati modi, la radio ad alto volume per infastidire loro e gli ospiti, riferimenti a presunte parentele con condanne all’ergastolo ed infine minacce di morte. Anche nei confronti di una bambina.
Sei mesi, la pena patteggiata: per gli addetti ai lavori si tratta di un successo della difesa, tenuto conto dei fatti contestati.
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Venerdì 21 Aprile 2017 - Ultimo aggiornamento: 13:09