Davigo, le scuole e l'educazione alla slealtà

 
Gentile direttore, ho letto di recente su Quotidiano della strigliata di Piercamillo Davigo, nel corso di un incontro con gli studenti a Lecce, alle scuole italiane, ritenute colpevoli di non educare i giovani alla lealtà, come fanno quelle americane, ma alla slealtà. Per il magistrato, le nostre scuole non servono, insomma, a formare cittadini leali. Mi è sembrato un giudizio un po' eccessivo, visto che vivo nella scuola da ben vent'anni e mai come negli ultimi tempi c'è una particolare attenzione, con corsi interni e incontri esterni, all'educazione alla legalità.

Isabella Greco (Lecce)

 

Cara lettrice, le confesso che non trovo sempre condivisibili le posizioni di Davigo, ancora meno quelle espresse nelle ultime settimane - dopo la sua elezione a presidenza dell'Anm - sui politici e sui rapporti tra politica e magistratura. Eppure, la sua strigliata alle scuole - come la chiama lei - la condivido in pieno. Ha ragione Davigo nel sostenere che si comincia dai banchi di scuola a diventare cittadini sleali, a inseguire le scorciatoie, a truccare le sfide e gli esami, a violare le regole per raggiungere un traguardo, a fare dell'imbroglio una virtù anziché un disvalore. Si comincia lì a diventare allergici alle regole, a esaltare la furbizia, a inorgoglirsi se si aggirano con astuzia gli ostacoli, a propendere per il raggiro degli insegnanti e degli stessi compagni di classe. Il tutto, sia chiaro, con la complicità dei genitori. Quanto poi alle iniziative sulla legalità e contro la criminalità, è giusto fare, prima o poi, una severa e non ipocrita riflessione. Mi è capitato, talvolta, di partecipare a tali iniziative. E non ho mai ricevuto una impressione esaltante. I protagonisti di tali incontri non sono mai gli studenti, i quali vi partecipano spesso annoiati, distratti, privi di interesse. E la conferma più autentica arriva al momento del dibattito, quando i ragazzi sono chiamati a porre domande all'ospite di turno o a svolgere interventi, palesemente preparati dagli insegnanti. Mi è capitato sentire dalla voce degli studenti frasi o pensieri non corrispondenti alle proprie conoscenze o ai propri saperi. Una recita, una finzione, uno show per attirare l'attenzione dei media e per far guadagnare qualche titolo alla scuola. Diciamo che questo tipo iniziative, sempre lodevoli per carità, sono spesso ad uso e  consumo del protagonismo e della visibilità dei professori e dei dirigenti delle scuole. E sono molto utili per ottenere finanziamenti. La legalità, l'educazione civica, il rispetto delle regole e del patto di convivenza, la lealtà verso gli altri non si insegnano con gli show e le passerelle delle star nelle scuole, ma giorno dopo giorno, ora dopo ora, lezione dopo lezione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mercoledì 18 Maggio 2016 - Ultimo aggiornamento: 27-03-2017 21:58