Terrorismo, troppi controlli ci tolgono il gusto della festa?

Caro direttore,
leggo in questi giorni su Quotidiano di molti eventi che sono stati annullati per motivi di sicurezza e di altri che si possono svolgere ma con una serie di limitazioni che certamente non invogliano i cittadini a partecipare. Un esempio su tuti: essere costretti a passare uno per uno da un tornello, come se si entrasse in uno stadio e non in una piazza pubblica dove sta per svolgersi uno spettacolo, e il divieto di portare con sé persino una bottiglietta di minerale. Insomma, se siamo costretti a fare questo vuol dire che in qualche modo chi minaccia il terrore ha raggiunto il suo primo obiettivo: condizionare il nostro modo di vivere, incidendo sulla nostra quotidianità. Non pensa che anche lei che tutto questo sia in fondo una specie di resa?

Vincenzo De Pascalis

Caro Vincenzo, quello che lei dice è certamente giusto. Per chi si trova la prima volta a fare i conti con questo genere di limitazione credo che accettare divieti e controlli possa apparire come un attacco alla libertà individuale (e in questo caso collettiva). Tuttavia, come è accaduto in passato per fenomeni come la globalizzazione o la comunicazione in rete, il mondo attorno a noi cambia velocemente e non possiamo pensare che ignorarlo ci tenga al sicuro. Il terrorismo sta cambiando la nostra vita, anzi l'ha già cambiata, anche se ci ripetiamo dopo ogni attentato che non possiamo e non  dobbiamo cedere alla paura, ai nostri principi e ai nostri modi di vivere. Quanti di noi vorrebbero trascorrere un weekend a Londra, a Parigi o a  Berlino e ci pensano dieci volte prima di decidere? Ecco, il problema della sicurezza, purtroppo, esiste e riguarda tutti noi, anche in Italia dove per ora non si sono registrati attacchi terroristici degli estremisti islamici. 
Allora, forse, meglio accettare la pena di un tornello o dover rinunciare a una bottiglietta d'acqua, consentendo alle autorità di attivare i dispositivi di sicurezza senza per questo farci rovinare l'estate. Anche perché in caso di attacchi saremo i primi a chiedere le dimissioni di chi ha la responsabilità, a Roma come a Lecce, di garantire la nostra sicurezza. 

Claudio Scamardella
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Sabato 22 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 17:50