Babbo Natale e le “verità”: così la cultura è dirimente contro le balle

Quando vediamo un dibattito in televisione e ci sono due interlocutori che si contraddicono a vicenda su un fatto, chi avrà ragione? Chi guarda è indifeso e tende a dare ragione a chi conferma le sue aspettative. Gli scienziati che studiano il clima hanno impiegato decenni per arrivare alla conclusione che il cambiamento climatico è un fatto e che i responsabili siamo noi. La massa di prove è tale che i geologi parlano di Antropocene, una nuova era geologica marcata profondamente dalla nostra presenza. L’evoluzione delle specie è un fatto. La vita di oggi è diversa da quella di qualche milione di anni fa perché le specie evolvono.
Eppure c’è ancora chi nega il cambiamento climatico e l’evoluzione. Se cercate in internet trovate tantissimi siti che forniscono “prove” che dovrebbero smentire fatti acclarati. Che fare? Se qualcuno mette in giro la voce che i vaccini sono pericolosi e ci sono dei fessi che ci credono e fanno tornare malattie quasi debellate, che fare? Che fare se i paradigmi economici predicano la crescita infinita dell’economia quando sappiamo che si tratta di un obiettivo impossibile, e che la crescita del capitale economico ha come conseguenza la decrescita del capitale naturale?
Quando il vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche pubblicò un volume (a spese del CNR) intitolato “Evoluzionismo il tramonto di un’ipotesi” e venne fieramente criticato per una posizione antiscientifica sostenuta a spese di un organismo che dovrebbe promuovere la scienza, il presidente del CNR lo difese, dicendo che nel nostro paese c’è libertà di parola. Partecipai anche io alla discussione, e chiesi: ma uno può dire, con il timbro di approvazione del CNR, che l’acqua è fatta di azoto e fosforo (quando sappiamo bene che è fatta di ossigeno e idrogeno)?
La libertà potrà permettergli di dirlo in un bar, ma non da una tribuna autorevole. Se lo dice va smentito, e va rimosso dalla posizione che occupa. Almeno così la penso io.
Nei giornali seri ci sono i verificatori di fatti (fact checkers) e la loro serietà sta alla base della reputazione del giornale. Se capita di sbagliare (perché tutti sbagliano), ci sono le smentite, seguite dalle rettifiche.
La mia libertà consiste anche nell’essere esposto a informazioni attendibili, visto che non le posso verificare tutte di persona. Manzoni ci spiega la questione con la credenza che fossero gli untori a spargere la peste.
Come rapportarsi allora rispetto alle post-verità, un termine inutile per definire balle a cui credono in molti? Dipende dalle balle che si raccontano? Hanno licenziato un tale perché ha detto ai bambini che Babbo Natale non esiste. Se facesse causa a chi ha licenziato, come andrebbe a finire?
Siamo predisposti a credere agli altri, non per niente abbiamo evoluto la religione. Si crede per fede e si parla di “verità rivelata”. Popoli interi credono a libri scritti da divinità o ispirati da divinità, e si combattono perché credono in libri differenti. Poi ci sono le “verità scientifiche”: il nostro corpo è fatto di cellule, per esempio.
Il progresso si ottiene, però, rompendo le regole e mettendo in dubbio le “verità”. Non tutte le contraddizioni a presunte verità sono progresso, ma se si accettasse come verità solo quello imposto da un’autorità centrale qualsiasi, e si tappasse la bocca a chi dice qualcosa di differente, non ci sarebbe progresso.
La rete dà spazio a un sacco di matti. E ci sono tanti matti che credono ad altrettanti matti. In democrazia, se il numero di matti votanti supera il numero di chi cerca informazioni attendibili, vincono i matti. E viene fuori uno stato Orwelliano, con un Ministero della Verità che modifica la realtà piegandola ai voleri del potere.
Come uscirne? Come garantire la libertà di religione e di credere a quel che si vuole? Possiamo vietare di credere in Allah, se in nome di Allah si commettono crimini? I nazisti avevano scritto “Dio è con noi” sulle fibbie delle loro cinture.
La soluzione si chiama cultura. La rete contiene un sacco di balle ma ci sono anche le sconfessioni alle balle, basta saperle cercare. Vietare non serve, si creano martiri ed eroi della balla. Però è doveroso spiegare che Steve Hawking racconta una balla spaziale quando ci dice che dobbiamo colonizzare altri pianeti perché questo oramai lo abbiamo irrimediabilmente rovinato: non ci sono altri pianeti su cui trasferire la nostra specie, e non c’è Babbo Natale, mi spiace.
 
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Lunedì 2 Gennaio 2017 - Ultimo aggiornamento: 16:40