Le parole pesano come pietre
Anche quelle non dette

Le parole pesano come pietre
Anche quelle non dette
A scanso di equivoci, e anticipando le prevedibili e scomposte reazioni di chi si è sentito offeso quando su queste colonne abbiamo parlato dei cattivi maestri, diciamo in modo netto che la magistratura ha il dovere di accertare e di punire eventuali abusi, eventuali comportamenti violenti ed eventuali illegalità da parte delle forze dell’ordine nei confronti dei manifestanti No Tap, fermati otto giorni fa a San Foca. Senza alcuna remora e senza zone d’ombra. Lo Stato deve garantire la legalità nell’ambito della legalità. E del pieno rispetto delle leggi.
Ciò premesso, non si può e non si deve tacere di fronte all’ennesimo assalto (il quarto) di frange estreme dei No Tap a un circolo del Pd, alla vigilia di un’assemblea con il viceministro Bellanova. Il silenzio assordante di ieri, sui social e non solo, è una notizia ancora più brutta del raid. Si tende a minimizzare, sottovalutare, sorvolare assumendo l’atteggiamento pilatesco della “falsa neutralità” di fronte a violenze e intimidazioni nei confronti di chi non la pensa come i No Tap.
Una “falsa neutralità” già emersa qualche settimana fa, quando il professore Ferdinando Boero, oggetto di insulti sui muri di Ecotekne solo per avere espresso la sua opinione (non negativa) sul gasdotto, fu messo sullo stesso piano di chi, qualche giorno prima, aveva impedito all’Università, zittendo i relatori, il libero svolgimento di un confronto sull’energia. Vergognoso. Oltre che molto pericoloso. Sappiamo bene quanti danni hanno prodotto nel passato lo slogan “né con lo Stato né con le Br”, la definizione di “compagni che sbagliano”, la teoria degli “opposti estremismi”.
La storia ci insegna che le parole possono diventare pietre in un clima di forte tensione e di aspro conflitto. Bisogna maneggiarle con cura. Soprattutto chi ha responsabilità di governo ha il dovere di evitare un linguaggio incendiario. Del clamoroso scivolone di Emiliano sul cantiere Tap paragonato ad Auschwitz si è detto molto, dell’invito a “sabotare” lanciato da Erri De Luca pure. Ma attenzione: anche le parole non dette, le condanne non esplicite e la doppiezza, invece della scelta di campo di stare sempre dentro i confini della democrazia senza “se” e senza “ma”, possono sortire lo stesso effetto.
 
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Domenica 17 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 29-12-2017 12:57