Lo scoglio dei grillini e delle correnti sulla strada del Mattarellum

Con lo stile – diretto e netto - che non è cambiato, Renzi ha messo subito sul tavolo l’unico nodo su cui ruoterà ciò che resta della legislatura. Concedendo, perfino con un pizzico di sincerità, l’autocritica che tutti pretendevano. E glissando sul congresso anticipato e sulla data delle elezioni. Due scadenze che, inesorabilmente, discendono dalla capacità di varare una nuova legge elettorale. Che, al netto di tutte le varie dichiarazioni programmatiche, è la sola partita che oggi conta. Quella su cui si scuciranno e si ricomporranno le alleanze, nel rapporto con gli altri partiti e, ancor più, nell’incontro-scontro tra le varie componenti Pd.

La proposta di ritornare al Mattarellum ha molti meriti. Sul piano ideale, recupera quel filo rosso con l’Ulivo di Prodi che Renzi aveva troppo sbrigativamente – e inutilmente – tagliato. Una stagione che, tra tante contraddizioni, era comunque riuscita a far nascere la prospettiva di un centrosinistra a vocazione maggioritaria. Ora che la sconfitta referendaria, insieme alla bocciatura dell’Italicum, obbliga Renzi ad abbandonare il sogno di un Pd che potesse farcela – a vincere e a governare - da solo, riesumare la legge elettorale con cui l’Ulivo era stato forgiato ha un forte valore simbolico. Che certo non sarà sfuggito a quella parte della minoranza Pd che aveva fatto di un nuovo Mattarellum la propria bandiera di rivincita.

Una bandiera un po’ paradossale – come Giachetti ha ribadito con scherno – visto che proprio Bersani – da segretario – insieme a Speranza – da capogruppo – si erano opposti a questa ipotesi, quando a proporla erano stati i grillini, e ad appoggiarla era accorsa la pattuglia – all’epoca minoritaria – dei parlamentari renziani. Ma tant’è, le capriole in politica sono il pane quotidiano. Ed oggi il Mattarellum si presenta come un ramoscello d’olivo offerto da Renzi ai suoi più agguerriti avversari interni.

Per la stessa ragione, la proposta non piace alle correnti che – almeno fino a ieri – sono state alleate di Renzi. Franceschiniani e giovani turchi vorrebbero conservare gli spazi di manovra trasversale e a oltranza che offrirebbe il proporzionale. Come ai tempi della Prima repubblica – non a caso ironicamente scelta da Renzi come colonna sonora – con il proporzionale sarebbero le correnti a fare e a disfare le maggioranze governative, e ad allocare i ministeri. Riesumando il manuale Cencelli, e rimettendo al posto di comando i caminetti delle oligarchie, con il benservito per il premier, relegato di nuovo a primus inter pares. Per diversi ma convergenti motivi, anche Grillo vede il Mattarellum come una trappola da far saltare. Anche stavolta con le giravolte di cui ha dato continuamente prova, il capo del M5S spara a zero sulla stessa soluzione per la quale fino a poco fa si era battuto. Con l’ottima motivazione che, oggi, non sarebbe soltanto una bandiera propagandistica dietro cui nascondersi, ma – se la votassero i grillini – passerebbe di gran carriera in Parlamento. Mettendo i cinquestelle in un angolo.

La principale caratteristica, infatti, del maggioritario di collegio è di costringere gli elettori a votare non con la pancia, ma con la testa. Scegliendo il proprio rappresentante non soltanto sulla base della appartenenza partitica – come con il vecchio porcellum – o dei voti di preferenza controllati dai vari capibastone – come accadrebbe con il proporzionale. Ma a partire dalla conoscenza diretta del candidato, della sua storia e presenza sul territorio. Da sempre il modo migliore – come insegna l’esperienza di tutte le altre grandi democrazie occidentali – per cercare di salvare e ricostruire quella funzione rappresentativa e di raccordo tra centro e periferia che oggi è drammaticamente in crisi. E anche il tallone d’Achille dei Cinquestelle, che ancora non riescono a far crescere – Raggi docet – una classe dirigente diffusa degna di questo nome.

Sono, dunque, gli stessi meriti del Mattarellum la causa principale dei nemici che si ritrova. Sia quelli già usciti allo scoperto, sia quelli che – more italico – si adopereranno per sabotarla nell’ombra. In un quadro così frammentato, l’ago della bilancia finirà nelle mani del centrodestra. Fu proprio Berlusconi ad affossare il Mattarellum. E’ improbabile che sia disposto, oggi, a resuscitarlo. Ma il Cavaliere non ha più in mano tante carte. E anche lui dovrà guardarsi le spalle da quelli che, nel suo partito, potrebbero esser tentati di mettersi in proprio.
Anche perchè, con l’apertura di oggi, Renzi ha messo le carte sul tavolo. Ma alcune, sono ancora coperte.
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Lunedì 19 Dicembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 16:42