Le parole del Papa per i sogni di pace di don Tonino Bello

Le parole del Papa per i sogni di pace di don Tonino Bello
“Rendici cultori delle calde utopie dalle cui feritoie sanguina la speranza sul mondo. Aiutaci a comprendere che additare le gemme che spuntano sui rami vale più che piangere sulle foglie che cadono. E infondici la sicurezza di chi già vede l’oriente incendiarsi ai primi raggi del sole”. Difficile oggi fare nostra questa preghiera di don Tonino Bello scritta qualche tempo prima di congedarsi da questo mondo, il 20 aprile 1993. Difficile pronunciarla oggi perché le vicende storiche di questi ventiquattro anni e soprattutto ciò che sta accadendo nel mondo negli ultimi mesi, sembrano smentire in pieno la profezia così ottimistica del nostro illustre conterraneo, grande testimone del Vangelo, maestro di umanità e di nonviolenza, costruttore di pace.

Nubi sempre più minacciose di tempeste belliche si addensano, focolai endemici di conflitti noti o dimenticati rischiano di espandersi senza controllo e poi attentati terroristici sempre in agguato ormai dappertutto, degrado ecologico e catastrofi ambientali che appaiono irreversibili, per finire con le testate atomiche e i missili nucleari esibiti senza pudore come argomenti della propria volontà di potenza.

La “madre di tutte le bombe” è stata sganciata pochi giorni fa in Afghanistan per far capire, con linguaggio blasfemo – la madre infatti genera vita, la bomba invece provoca sempre e solo morte - che nessuno può più scherzare col fuoco delle superpotenze, decise a riportare, con la mostruosità delle armi, la tranquillità dell’ordine e della pace… dei cimiteri!

Turbe dolenti di migranti, spinti a lasciare la loro terra per sfuggire alla morte per fame o per gli innumerevoli conflitti, premono alle porte sempre più sprangate della nostra Europa, stretti nella morsa tra mercanti di armi e trafficanti di esseri umani schiavi dell’idolatria del profitto e del guadagno facile.

Insieme col naufragio di migliaia di poveri cristi imbarcati sui barconi di un’improbabile speranza e crocifissi all’albero dei nostri legali respingimenti, assistiamo impotenti anche al naufragio di quella nobile civiltà le cui radici ci gloriamo di definire umanistiche e cristiane.

Impossibile allora, in questo scenario così cupo, nutrire le stesse attese messianiche che alimentavano i sogni di don Tonino? Eppure anche lui sperimentava in quegli anni la tragica “avventura senza ritorno” della prima guerra del Golfo, il conflitto fratricida dei Balcani e i primi grandi flussi migratori provenienti dall’Albania. La sua non era perciò la visione superficiale di un fideismo illusorio e ad occhi chiusi, ma la certezza che - come amava ripetere – “in tempo di alluvione è necessario mettere in salvo la semente”.

Lui stesso infatti - ne sono sicuro per averlo sperimentato standogli vicino – con le sue scelte coraggiose, il suo stile evangelico e il suo magistero non sempre ben compreso, ha messo in salvo, anche per noi, la semente di un’umanità e di una Chiesa in gran parte ancora inedite e da molti ritenute impossibili, ma di cui possiamo intravedere già alcuni sorprendenti germogli.

Si possono citare qui, a mo’ di esempio, quelli che, nell’orizzonte spazio-temporale, sono a noi più vicini. Il primo “germoglio” viene dal mare ed è il “Veliero della legalità”, un’imbarcazione confiscata alla mafia e ora affidata all’Istituto Nautico “Don Tonino Bello” di Tricase con l’obiettivo di avvicinare tanti giovani ai valori della cittadinanza, dell’accoglienza e della pace, educandoli a scegliere come stile di vita e di impegno la nonviolenza attiva e il rispetto dei diritti umani. Questa è l’eutopia che, sulla scorta degli insegnamenti del vescovo, grande maestro di vita, ha ispirato quanti hanno aderito al progetto del “Veliero” (oltre all’Istituto di Tricase, anche “Libera” con don Ciotti, l’Associazione “Nomeni per Antonio Montinario” e la Fondazione “Don Tonino Bello” di Alessano). “Sarà una battaglia difficile – diceva già come Presidente di Pax Christi nel 1992 – il male è ormai troppo radicato per poter pensare di vincerlo senza impegno, costanza e continuità, temporale oltre che spaziale. Ma il Sud sente già scorrere nelle sue vene la linfa rigeneratrice della profezia”.

Ancora un altro “germoglio” da quella stessa semente può essere considerato il 32° Seminario Nazionale che si sta svolgendo, proprio in questi giorni, tra Gallipoli, Alessano e Santa Maria di Leuca, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana e che, a partire dal titolo, offre le indicazioni di marcia per “l’accompagnamento vocazionale nello stile di don Tonino Bello: ascolto dei sogni e coraggio di parole scomode”.

Nello stesso intervento del 1992 già citato, don Tonino aggiungeva che “soprattutto nella Chiesa si notano i segni della primavera. È una Chiesa che, pentita dai troppo prudenti silenzi, passa il guado. Si schiera. Si colloca dall’altra parte del potere. Rischia la pelle. E forse non è lontano il tempo che sperimenterà il martirio”.
Il tempo del martirio di tanti cristiani e di tanti giusti e innocenti è proprio il tempo che stiano ora vivendo. Ma è arrivato anche il tempo in cui un papa, venuto dal lontano sud del mondo, continua a mostrare “urbi et orbi” il volto della Chiesa sposata da don Tonino, povera per e con i poveri. Quella Chiesa che annuncia con parresìa e senza sconti la Parola scomoda e inquietante della croce di Gesù, che denuncia senza calcoli prudenziali i soprusi, le ingiustizie, le violenze e i massacri prodotti da un sistema politico-economico iniquo, e rinuncia, con coerenza evangelica, a tutti i segni del potere per usare solo il fragile ma affascinante potere dei segni.

Sembra davvero di risentire la voce e la passione di don Tonino nelle parole chiare e inequivocabili di Papa Francesco: “Penso che oggi il peccato si manifesti con tutta la sua forza di distruzione nelle guerre, nelle diverse forme di violenza o maltrattamento, nell’abbandono dei più fragili. A farne le spese sono sempre gli ultimi, gli inermi. Mi viene solo da chiedere con più forza la pace per questo mondo sottomesso ai trafficanti di armi che guadagnano con il sangue degli uomini e delle donne”.

Possiamo continuare allora ad attendere la fioritura della primavera alimentandoci ai sogni diurni di don Tonino con un impegno feriale e quotidiano, per proseguire insieme, fiduciosi e ad ogni costo, non più verso la catastrofe ma verso momenti splendidi della storia.

*Parroco a Gallipoli
consigliere nazionale Pax Christi

 
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Giovedì 20 Aprile 2017 - Ultimo aggiornamento: 18:10