Pellegrino, urbanista dal tratto gentile

Pellegrino, urbanista dal tratto gentile
I nostri padri erano amici e -come noi- avevano avuto il privilegio di lasciare traccia del proprio lavoro in questa bellissima Citta’ e nel suo territorio. In infanzia, lui (appena un anno in più di me…) stava con i “grandi” e, anche da adolescenti, la piccola differenza di età non ci permetteva di condividere comitive, amici e ragazze. Che a Francesco Pellegrino, sempre scherzoso e sorridente, piacevano.
I nostri padri erano amici e -come noi- avevano avuto il privilegio di lasciare traccia del proprio lavoro in questa bellissima città e nel suo territorio. In infanzia, lui (appena un anno in più di me…) stava con i “grandi” e, anche da adolescenti, la piccola differenza di età non ci permetteva di condividere comitive, amici e ragazze. Che a Francesco Pellegrino, sempre scherzoso e sorridente, piacevano.(...) E lui a tutti piaceva, anche alle “vittime” della sua allegra ironia. Oggi tutti, credo anche coloro ai quali - per coerenza e rigore - non risparmiava i giudizi: talvolta scomodi, sempre acuti, sempre corretti.
All’università, a Roma, avevamo gli stessi docenti: Bruno Zevi lo Storico, Ludovico Quaroni l’Architetto e Luigi Piccinato l’Urbanista. Un terzetto “rivoluzionario” e anti-accademico di maestri, esigenti e rigorosi. Abbiamo ricevuto una formazione comune, e ci univa la comune passione per la Storia, l’Architettura e l’Urbanistica. E per la discussione.
Poi i tanti anni di professione e di vita nella stessa città.
Due studi, due percorsi distinti, ma anche importanti temi di lavoro svolti assieme, con la paziente (ma per nulla remissiva…) presenza di Mariella Giordano, sua assidua compagna di lavoro dopo l’esperienza di esordio con Franco Cicirillo.
Per anni abbiamo lavorato per il Piano Particolareggiato e di Recupero del Centro Storico di Lecce (con V. Cannarile e S. Suppressa), per il progetto del Centro Direzionale a piazza Tito Schipa (assieme a A. Quistelli e L. Del Grosso), per gli edifici di completamento del polo universitario cittadino “Studium 2000”, appena ultimati (con L. Del Grosso). E tante altre occasioni, di lavoro o solo di confronto e discussione, anche accesa, ma sempre reciprocamente attenta.
Diverse esperienze professionali e di studio, lo stesso amore per l’architettura, vissuto con impegno e rispetto.
Quei tre maestri ci avevano trasmesso l’abitudine di discutere a lungo, sul metodo e sulle questioni di stile e ci avevano insegnato ad essere i primi critici di noi stessi. Quante riunioni-fiume, per difendere le proprie idee: a Francesco piaceva approfondire e non si accontentava mai della correttezza delle soluzioni, certo che si potessero sempre migliorare. Una volta trovata la forma ideale, si continuava comunque a discutere sui dettagli ed ognuno difendeva con passione il proprio punto di vista. Francesco certe volte era irremovibile, anch’io mollavo di rado…Qualche volta, vista l’impossibilità di trovare un accordo, nei progetti più articolati, ci dividevamo gli edifici: uno a lui e uno a me!
Rimarrà per sempre vivo il suo impegno per un approccio alla disciplina denso di Storia, di senso del luogo, di rigore formale, di sapienza tecnologica e funzionale. Le sue opere saranno testimonianza del suo rispetto per i caratteri identitari del territorio, per le nostre culture materiali, ma anche per la sapiente declinazione di queste culture con i linguaggi della contemporaneità.
Ciao Francesco!
A me mancheranno le nostre discussioni e la tua ironia.
E mi mancherà soprattutto la tua amicizia, vivificata da una reciproca profonda stima e da tante belle esperienze comuni.
A noi tutti, amici e non, mancheranno la tua bravura e il tuo rigore professionale. Ma, ne sono certo, anche tua affilata intelligenza, il tuo acume critico, la tua capacità di sorridere delle comuni debolezze.
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Giovedì 5 Gennaio 2017 - Ultimo aggiornamento: 14:09