Manovra, Conte modifica il deficit per evitare l'infrazione

Manovra, Conte modifica il deficit per evitare l'infrazione
Tenere in ordine i conti pubblici, come chiedono Bruxelles e mercati, e tenere in ordine la maggioranza dove i due leader restano sulle barricate. Esercizio complicato quello al quale da qualche giorno si dedica Giuseppe Conte.

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Ancora più difficile visto che il presidente del Consiglio ha convinto i suoi due vice che eviterà la procedura d'infrazione riuscendo a spuntare a Bruxelles qualche decimale in più di quelli che è riuscito sinora a portare a casa il ministro dell'Economia. Giovanni Tria, reduce dall'Ecofin dove si è parlato della manovra italiana per metà riunione, ieri sera si è immolato in Commissione Bilancio - dove da giorni si discute un testo che non c'è - malgrado avesse spiegato in mattinata che «ora le decisioni sono politiche».

LE STIME
Ovvero che tocca all'inquilino di palazzo Chigi - soprattutto dopo la delega ricevuta dai vice - decidere quali numerini inserire nel terzo Documento Programmatico di Bilancio attraverso il quale comunicare a Bruxelles che le stime fatte solo un mese fa sono cambiate e che c'è l'impegno a ridurre il deficit nel triennio. D'altra parte il tempo per approvare entro il 17 - e in via definitiva - la legge di Bilancio non c'è. In settimana la Camera dovrebbe votare con tanto di fiducia un testo che al Senato verrà rivisto con un emendamento che potrebbe contenere anche Reddito e pensioni, oltre a tagli e altre riforme, e che probabilmente sarà licenziato solo il 18. Per evitare che il giorno dopo l'Ecofin decida senza avere le nuove stime, il presidente del Consiglio potrebbe chiedere a Tria di rendere ufficiale il cambio di passo mettendo nero su bianco un nuovo PdB che Conte stesso potrebbe illustrare il 13 - in occasione dell'ultimo Consiglio europeo dell'anno - ai leader dell'eurozona che hanno peso sulle scelte dell'Ecofin. Obiettivo restare sopra il 2% grazie alla sponda di Germania e Francia.

Per arrivarci occorrerà attendere le proiezioni che stanno facendo al Mef per tentare di «mettere il cuscino nella valigia», come spiegava ieri all'AdnKronos un tecnico della Commissione. Un lavoro di compressione delle due misure care a M5S e Lega che si muove tra ipotesi di rinvii nel tempo e aumento dei requisiti e delle condizioni per avere diritto al Reddito o alla pensione anticipata. Tutto nel tentativo di avvicinarsi il più possibile a quell'1,9% che vorrebbe la Commissione e che eviterebbe la richiesta di infrazione. Una corsa contro il tempo, quella del presidente del Consiglio, al quale Di Maio e Salvini hanno affidato il testimone, pronti però a riprenderlo qualora l'intesa risultasse troppo distante dalle promesse iniziali. L'eco della manifestazione di sabato a Roma della Lega disturba relativamente palazzo Chigi e non incide su un timing già fissato prima del viaggio del premier in Argentina. Ciò che potrebbe incidere negli equilibri di governo è invece la tenuta dei due partiti dopo il varo della legge di Bilancio. Nel M5S le tensioni sono fortissime anche per le vicende familiari che coinvolgono Di Maio e per quei passi indietro che ieri il padre di Di Battista ha ferocemente elencato (Tap, Ilva, autostrade).

IL GONG
Nella Lega «il vento del Nord», come lo chiamava Umberto Bossi, ha ancora la forza di mettere in difficoltà l'attuale leader e lo si è compreso dalla reazione stizzita che Salvini ha avuto il giorno dopo il raduno organizzato da Confindustria. Ieri Conte ha cercato di stemperare le tensioni con gli imprenditori e di coprire Di Maio dicendo ad Avvenire che «apprezza il modo in cui sta gestendo la vicenda del padre». Ma il nervosismo permane e Conte, insieme a Bruxelles, rischia di diventare - specie per il Carroccio - un perfetto capro espiatorio in grado di far saltare la maggioranza ad inizio del nuovo anno e portare il Paese al voto in primavera insieme alle elezioni europee. Conte sa che ad un certo - dopo l'ultima telefonata a Juncker - punto dovrà far suonare la campanella, mettere fine alla rissa tra alleati e dire come intende procedere. E' però forte il rischio che il suono della campanella venga percepito dai due vice come il gong dell'ultima ripresa. Chissà se anche il rischio dell'instabilità politica non sia un argomento buono per Conte da usare con la Merkel e Macron il 13.
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Mercoledì 5 Dicembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 08:47
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