La vicenda dell'Acquarius, il giurista: quando le navi entrano in acque italiane non si possono chiudere i porti

La vicenda dell'Acquarius, il giurista: quando le navi entrano in acque italiane non si possono chiudere i porti
Sulla vicenda dell'Aquarius interviene il giurista. Dopo una partenza complessa c'è stata una sterzata «durante la quale non era chiaro dove fossero state fatte le prime operazioni di salvataggio, passaggio sempre importante per accertare le competenze. In ogni caso la nave era fuori dal territorio Sar (search and rescue) italiano, era in territorio libico. Poi, da quanto riferito, in un secondo momento Aquarius si è coordinata con la guardia costiera italiana, e in quel caso avrebbe potuto essere condotta in un porto sicuro in zona Sar italiana. Questo dal punto di vista del diritto internazionale. Altro è la politica». È quanto spiega Roberto Virzo, docente di Diritto internazionale all'Università del Sannio e di Organizzazione internazionale alla Luiss di Roma.

Per quanto riguarda Malta, «che certo non brilla per accoglienza - aggiunge Virzo - in questo caso, per come le cose sono state descritte, non vedo una diretta competenza maltese nella vicenda. Se la nave fosse entrata in acque territoriali maltesi o italiane, a quel punto non poteva più essere respinta da La Valletta o da Roma. A bordo potevano esserci potenziali richiedenti asilo e lo Stato costiero ha in quel caso l'obbligo di identificazione. E un'identificazione non sommaria, ma finalizzata a capire se si tratti di migranti economici, che possono essere respinti, o soggetti a cui va data tutela. Quindi, nel momento in cui i migranti a bordo della nave fossero entrati, tecnicamente, sotto la giurisdizione italiana - conclude Virzo - non sarebbe stato più possibile chiudere i porti, per lo meno sotto il profilo del diritto internazionale».
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Lunedì 11 Giugno 2018 - Ultimo aggiornamento: 19:58
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