“Cittadella” caso nazionale
«Frascati favorita dall’Enea»
Emiliano attacca e fa ricorso

“Cittadella” caso nazionale
«Frascati favorita dall’Enea»
Emiliano attacca e fa ricorso
Un caso nazionale, la “bocciatura” della Cittadella della Ricerca (in favore di Frascati) quale sito idoneo ad ospitare la macchina per la ricerca sull’energia da fusione nucleare. La Provincia di Brindisi chiede l’accesso agli atti e contesta l’esito del bando dell’Enea. E la Regione rincara la dose. «Faremo ricorso», annuncia il governatore pugliese Michele Emiliano, che sul tema attacca a muso duro. «La motivazione della aggiudicazione a Frascati non tiene per niente. Abbiamo buone possibilità di ribaltare questo ingiusto risultato», sottolinea, annunciando battaglia dinanzi alla giustizia amministrativa, per la “bocciatura” della Cittadella della ricerca di Brindisi. La partita non è chiusa, dunque. Tutt’altro. Nel mirino la relazione approvata dal Consiglio di amministrazione dell’Enea contiene la graduatoria finale delle nove località candidate a ospitare la macchina, che vede il Lazio al primo posto con il sito di Frascati (Roma), seguito, appunto, da Cittadella della Ricerca (Brindisi) e Manoppello (Pescara). Le altre regioni candidate erano Campania, Emilia Romagna, Toscana, Liguria, Piemonte e Veneto.
Tra le righe della decisione, pesa la carenza infrastrutturale nel Mezzogiorno che nella circostanza potrebbe aver penalizzato oltre misura la Cittadella Ricerca. Brindisi ha ottenuto lo stesso punteggio di Frascati sui requisiti essenziali (100), un punteggio maggiore sugli ulteriori elementi (100 contro 91), il miglior punteggio sull’offerta economica (5 contro 0) e ha invece perduto (22,49 contro 4,5) sul valore degli immobili attualmente esistenti nell’area offerta. Il valore degli immobili presenti a Frascati ammonta infatti a 22.489.503,58 euro mentre quello degli immobili esistenti a Brindisi ammonta a 4.547.194 euro. In sintesi, nonostante la Regione Puglia avesse offerto il sito migliore e la migliore offerta economica, Brindisi paga gli scarsi investimenti in sviluppo ed infrastrutturazione della Cittadella della ricerca.
 
Ma anche su questo punto Emiliano ribatte e contrattacca: «La capacità d’investimento non c’entra. Sul punto abbiamo ottenuto il punteggio massimo possibile distaccando la proposta di Frascati di ben 15 punti. Solo la valutazione degli immobili esistenti ci ha fatto arrivare secondi altrimenti saremmo arrivati primi». Da qui l’affondo del governatore: «Il bando è stato scritto in chiave decisamente orientata su Frascati che per battere la migliore offerta delle regioni, la nostra, ha dovuto valorizzare immobili già di proprietà dell’Enea per molti milioni in modo da superarci di soli 4 punti. Se questa era l’intenzione ci poteva risparmiare un grande sforzo progettuale che ha evidenziato chiaramente come la nostra proposta tecnica fosse la migliore in Italia», chiosa con stizza Emiliano, aprendo di fatto un nuovo braccio di ferro lungo l’asse Bari-Roma.
La posta in gioco è piuttosto alta: un’opportunità di crescita e sviluppo di prim’ordine. La realizzazione della DTT vedrà impegnate oltre 500 imprese, per un ritorno atteso dal progetto di almeno di due miliardi, a fronte di investimenti sulla conoscenza e sull’energia sostenibile.
Un progetto nazionale e internazionale che vede la partecipazione della Repubblica Popolare Cinese (che contribuisce con 30 milioni), accanto al consorzio europeo Eurofusion, che gestisce le attività di ricerca sulla fusione (60 milioni) per conto della Commissione europea, ai ministeri dell’Istruzione, Università e Ricerca (40 milioni) e dello Sviluppo economico (40 milioni impegnati a partire dal 2019), all’Enea e ai partner (50 milioni), cui si aggiunge un prestito Bei da 250 milioni.
I lavori, che dovrebbero cominciare entro novembre e durare sette anni, coinvolgeranno oltre 1.500 persone, più 1.000 nell’indotto. Obiettivo della macchina Dtt è fornire risposte scientifiche ai problemi complessi sulla fusione ed è considerata l’anello di collegamento con i grandi progetti internazionali, come il reattore sperimentale Iter in costruzione in Francia.
La fusione, processo opposto alla fissione nucleare, si propone di riprodurre il meccanismo fisico che alimenta le stelle per ottenere energia rinnovabile, sicura, economicamente competitiva, in grado di sostituire i combustibili fossili e contribuire al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, attraverso l’impiego di un combustibile inesauribile e facilmente reperibile: l’acqua.
La DTT nasce quindi per dare risposte scientifiche e tecnologiche ad alcune problematiche particolarmente complesse del processo di fusione - come la gestione di temperature elevatissime - e si pone quale “anello” di collegamento tra i grandi progetti internazionali Iter e Demo, il reattore che dopo il 2050 dovrà produrre energia elettrica da fusione nucleare. Questo il progetto che la Puglia rivendica con forza. E la battaglia sul sito che ospiterà la macchina è appena iniziata.
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Sabato 7 Aprile 2018 - Ultimo aggiornamento: 11:34