Da Gallipoli alla Valle d’Itria
Due marchi e Puglia al bivio

Da Gallipoli alla Valle d’Itria
Due marchi e Puglia al bivio
Turismo è bello? Non più dell’Industria se il piano di sviluppo del settore non tiene conto della necessità di garantire servizi ai turisti, oltre che ai residenti, e non valorizza gli elementi di sostenibilità, a cominciare dall’accoglienza per finire ai trasporti, in particolare quelli locali, che invece continuano a risultare carenti, come accade nel Salento con le Ferrovie del Sud Est.
Proprio la mancanza di programmazione e quindi di interventi capaci di far crescere la sostenibilità portano studiosi di ingegneria economica come il professore Valerio Elia a evidenziare che il turismo della Notte della Taranta è da “terzomondisti paninari”, che quello di Gallipoli è “da straccioni” e che la vera novità del turismo pugliese si è affermata attraverso il modello della Valle d’Itria, non attraverso il modello Salento che pure continua a mostrare numeri in crescita.
D’altro canto non può essere che così, perché i posti letto in Puglia sono presenti soprattutto nel Gargano e nel Salento, i due poli del turismo balneare .Stando ai dati elaborati da Pugliapromozione su fonte Istat, “l’offerta regionale (posti letto per Comune) mostra una marcata concentrazione costiera dove è possibile trovare la quasi totalità dei comuni con una capacità ricettiva inclusa tra i cinquemila e i cinquantamila posti letto”.
Ni primi cinque posti della classifica, sempre secondo Pugliapromozione, “ci sono Vieste (43mila posti letto), Peschici (16 mila) e tre comuni del Salento: Otranto (12mila), Gallipoli (11mila e ottocento posti letto) e Ugento (11mila)”. Però il livello di occupazione delle stanze rimane basso, e riguarda soprattutto i mesi di luglio e agosto Tra le località turistiche che hanno raggiunto livelli di occupazione superiori al 50% dei posti letto disponibili si collocano invece Bari (84%), Foggia (71%), Cisternino (61%), Alberobello (59%) e Brindisi (58%).
Ecco il modello Valle d’Itria che comincia a farsi vedere con Cisternino e Alberobello. Si tratta di un modello che permette una integrazione tra mare e campagna, tra spiagge e centri storici,quasi tutti dipinti di bianco. Anche nei Comuni della Valle d’Itria e della Costa dei Trulli (da Carovigno a Polignano a mare, passando per Ostuni, Fasano e Monopoli) gli scempi non mancano, le spiagge nei weekend estivi sono affollatissime, ma non c’è l’assalto che caratterizza la costa salentina, un assalto che spesso porta con sé brutture, legate alla mancanza di servizi, che fanno passare in secondo piano la bellezza dei luoghi, delle spiagge e dei centri storici.
 
La Valle d’Itria nel 2016 ha fatto registrare 547.768 arrivi e 2.013.220 pernottamenti a fronte di 1.126.305 arrivi e 5.016.414 pernottamenti del Salento, che è al top della classifica delle aree pugliesi e ha avuto una crescita dell’11 per cento rispetto al 2015. Ma la quantità quasi mai è direttamente proporzionale alla qualità. Nella classifica dei pernottamenti Viesti è al top con 1.935.801, seguita da Ugento (830.869), Otranto (727.346), Bari (722.416), Peschici (702.922), Lecce (644.408), Fasano (626.935), Gallipoli (504.651). Ostuni (474.935) , Carovigno (456.646). Viesti, Ugento e Otranto vincono la gara dei pernottamenti per l’alta presenza di posti letto nei villaggi e nei campeggi, dove la permanenza di famiglie intere dura spesso più di una settimana. Ma la classifica degli arrivi vede in testa Bari con 387.322 arrivi legati soprattutto al turismo d’affari e congressuale), Vieste (283.517), Lecce (262.829), San Giovanni Rotondo (262.829, arrivi legati al turismo religioso), Fasano (143.406) , Otranto (137.721), Gallipoli (113.719), Ugento (107.717), Alberobello (106.555) , Ostuni (95.340). Gli arrivi e le presenze della Valle d’Itria, in particolare di Fasano, hanno un maggiore impatto in termini economici (pil e occupazione) e un minore impatto in termini di sostenibilità perché i posti letto sono nella stragrande maggioranza dei casi a 4 e 5 stelle.
Le strutture ricettive, tra l’altro, spesso non sono collocate a ridosso del mare, così da limitare al massimo anche l’impatto ambientale. Ovviamente anche nei Comuni della Valle d’Itria e della Costa dei Trulli (tra Fasano, Ostuni e Carovigno i pernottamenti nel 2016 hanno superato 1,5 milioni) i problemi legati alla carenza di programmazione si fanno sentire. Ma la fruibilità del territorio e la sostenibilità ambientale sono ben diverse rispetto al Salento. Dove a fronte della crescita della qualità di molte strutture il livello dei servizi pubblici è ancora un optional. Chi deve farsene carico in un ambito interprovinciale non sembra porsi in problema. Come se la promozione turistica si dovesse limitare a portare i turisti nel Salento o in Valle d’Itria e poi lasciarli a se stessi, non a preoccuparsi dell’accoglienza in un contesto di vera sostenibilità.
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Domenica 23 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 18:22