Pd: De Santis è vicepresidente del partito. Nove pugliesi nella Direzione nazionale

Pd: De Santis è vicepresidente del partito. Nove pugliesi nella Direzione nazionale
Ha dedicato l’elezione a Stefano Fumarulo, amico fraterno - prima ancora che altro pezzo dello staff emilianiano in Regione - scomparso prematuramente poche settimane fa. Questione, anche, generazionale. Domenico De Santis, 35 anni, è uno dei due vicepresidenti del Pd. Barese, una vita cucita sulla “passionaccia” politica, sempre a sinistra, perlustrando tutta la trafila canonica dalla Sinistra giovanile (di cui è stato segretario regionale a 18 anni) fino al Pd (funzionario per qualche anno). Nel mezzo anche il coordinamento pugliese della mozione Cuperlo al congresso 2013, l’ultima stazione d’arrivo è invece l’emilianesimo militante, da uomo-macchina alle regionali e da metodico e prudente suggeritore politico: consigliere del governatore in Regione (si occupa di rapporti col Parlamento e con gli enti locali), ha costruito da zero e poi maneggiato gli ingranaggi della mozione congressuale, tessendo relazioni e magari frenando laddove necessario le esuberanze di Emiliano.
«Proveremo - spiega ora - a determinare la linea del partito puntellandolo a sinistra. La vicepresidenza è il segno forte che proveremo in tutti i modi a tenere il partito unito, ma portando avanti con forza i temi della mozione». Presidente l’ormai renziano (e confermato) Matteo Orfini, L’altra vicepresidente (in quota Orlando) è Barbara Pollastrini.
L’assemblea del Pd ieri ha eletto anche la nuova Direzione composta da 120 membri, di cui 84 sono i delegati del segretario Matteo Renzi, 24 di Andrea Orlando, 12 per Emiliano. Nove i nomi pugliesi: Teresa Bellanova, Nicola Latorre, Elena Gentile, Ruggiero Mennea in quota Renzi; Francesco Boccia, Dario Ginefra, Gero Grassi e Colomba Mongiello a rappresentare la mozione Emiliano; Michele Bordo come alfiere degli orlandiani. Altri 20 membri si aggiungono, indicati da Renzi come quota di diritto: tutti millennials «perché è vero - dirà il segretario - in quella fascia il Pd ha un problema». Una decisione che rivoluziona la geografia dell’organismo più importante del Pd: tra i circa 200 esponenti non siederanno più big come Beppe Fioroni o Gianni Cuperlo, ma giovanissimi come Arianna Furi, quasi 19 anni, la friulana Elisa Graffi o il 29nne sindaco di Spilamberto Umberto Costantini. Sulle cariche al vertice del Pd si infrange, invece, l’appello all’unità del leader: il tesoriere Francesco Bonifazi non raggiunge l’unanimità e Orfini viene rieletto presidente senza il voto proprio dei 212 orlandiani. I sostenitori del Guardasigilli si riuniscono prima dell’inizio dell’assemblea ma non raggiungono una decisione unanime sulla linea da tenere nel voto sulle cariche statutarie. E così in extremis, al momento della votazione su Orlando, viene lasciata libertà di scelta: nessuno - assicurano - vota a favore, 59 si astengono, 16 dicono «no» e gli altri non partecipano al voto. Si vedrà nelle prossime settimane, quando Renzi comporrà la segreteria, se ci sarà la partecipazione anche dell’opposizione interna. Il vicesegretario sarà unico e sarà Maurizio Martina dopo il ticket alle primarie, ed è al momento certa la presenza di Matteo Richetti come portavoce del Pd, di Andrea Rossi, un altro emiliano molto vicino al governatore Stefano Bonaccini, di Tommaso Nannicini e di Teresa Bellanova. Al momento non è chiaro se Lorenzo Guerini, già vicesegretario, resterà in segreteria con un nuovo incarico o andrà al governo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Lunedì 8 Maggio 2017 - Ultimo aggiornamento: 17:23