Emiliano: compensazioni sì
ma l’approdo resta sbagliato
Tap: modifiche impossibili

Emiliano: compensazioni sì
ma l’approdo resta sbagliato
Tap: modifiche impossibili
Alcun ripensamento. Per la Regione “l’approdo di San Foca a Melendugno è sbagliato”. Lo dice, sgombrando il campo dalle incertezze, il presidente Michele Emiliano, all’indomani dell’incontro bilaterale tra Unione Europea e Azerbaijan, il Paese di estrazione del gas che dovrebbe arrivare in Puglia, lungo la costa di Melendugno, tramite il gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline), contestato dagli enti locali compresa la Regione e dagli ambientalisti.
«L’approdo del gasdotto non può essere più modificato: la soluzione individuata è l’unica possibile in termini di impatto ambientale», gli ribatte Luca Schieppati, Managing Director di Tap. Botta e risposta tra il governatore e il manager della società Trans Adriatic Pipeline.
Un “botta e risposta” che consente a Emiliano di chiarire i dubbi sollevati dagli stessi ambientalisti salentini a margine delle richieste da lui avanzate davanti alla commissione Ambiente, energia e cambiamenti climatici dell’Ue (Enve) a Bruxelles, affinché alle Regioni europee lungo le quali passano i gasdotti siano «riconosciute compensazioni quantificabili in sostanziali riduzioni del prezzo del gas per consentire una migliore sostenibilità economica dei programmi di decarbonizzazione previsti dagli Accordi di Parigi».
Secondo Emiliano, che come governatore si è opposto in questi anni all’approdo a Melendugno della Tap, unitamente a quasi tutti i comuni dell’area, la prospettiva a breve-medio termine deve essere quella «di un definitivo abbandono di tutti i combustibili fossili per la produzione di energia, come peraltro previsto nelle linee programmatiche proprio del nuovo Piano energetico e ambientale della Puglia».
In Commissione Enve il presidente della Regione Puglia ha inoltre posto il problema della sicurezza dei gasdotti e degli impianti di decompressione del gas artificialmente non assoggettati a direttiva Seveso. A margine dell’intervento, Emiliano ha poi rivelato che «stanno andando avanti» gli approfondimenti progettuali sull’idea da lui lanciata nei mesi scorsi di affiancare al Tap un acquedotto che colleghi l’Albania alla Puglia. Nei giorni scorsi «Acquedotto pugliese ha cominciato a incontrare alcune imprese che, in coordinamento col Governo albanese, probabilmente verranno incaricate» della costruzione dell’infrastruttura «a spese proprie». Ma sul tema delle compensazioni, affrontato dal presidente della Regione Puglia a Bruxelles, la tensione resta alta. Gianluca Maggiore, portavoce del Movimento No Tap, ha bollato quelle di Emiliano come «dichiarazioni da campagna elettorale». Aggiungendo: «Mi sembra un colpo al cerchio e uno alla botte».
Il dilemma da sciogliere, dunque, è se Emiliano abbia o meno lanciato segnali di “apertura” circa l’approdo a San Foca. La domanda sorge spontanea: dubbi infondati o il tema delle compensazioni, a prescindere dal punto di approdo, vedrà comunque la Regione impegnata a confrontarsi con Tap? «Noi siamo contrari all’approdo a San Foca. Che c’entrano le compensazioni ambientali con la localizzazione?», risponde e chiarisce al “Quotidiano” il governatore della Puglia.
 
Quindi è sbagliato parlare di un’apertura da parte della Regione sull’approdo di San Foca? «Ma certo. Chi dice il contrario? La nostra linea - spiega Emiliano - è sempre stata la stessa: sì al gasdotto ma non a Melendugno».
E così nel mirino del presidente resta il governo centrale, accusato su questo fronte di alimentare verso la Regione un ostracismo fatto di silenzi e manipolazioni della verità: «Ci fanno passare per quelli che non vogliono il gasdotto. Noi, invece, sosteniamo semplicemente che il Tap a San Foca è una stupidaggine tecnica e politica che il consorzio Tap dovrà subire a causa della cocciutaggine politica del Governo italiano che non ha avuto il coraggio di ammettere che la progettazione è tutta sbagliata e che così le popolazioni residenti non accetteranno mai l’opera, ostacolandola in ogni modo. Un tipico esempio di gravissimo errore politico». Ma Tap non ci sta: «La scelta di San Foca – spiega Schieppati - è stata effettuata dopo un’analisi approfondita di undici ipotesi progettuali alternative valutate nello Studio d’Impatto Ambientale, inclusa Brindisi, e si è rivelata quella a minore impatto, come confermato dal Ministero dell’Ambiente al termine di un percorso autorizzativo avviato nel 2013».
«L’approdo nel brindisino - aggiunge - avrebbe richiesto uno sbancamento maggiore, sia a terra, sia in mare, e comporterebbe interventi in aree protette, a danno dell’ambiente, cosa che invece non avverrà a San Foca grazie anche all’utilizzo di tecnologie all’avanguardia. Senza contare il fatto che un nuovo progetto avrebbe comportato almeno due anni di ritardo tra rilievi, studi valutazioni ed approvazioni a fronte dell’impegno di portare il gas in Italia a inizio 2020».
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Domenica 11 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 17:54