Emiliano sta col governo: rivolta nel Pd

Emiliano sta col governo: rivolta nel Pd

Altro che «manovra di stampo assistenzialista», come accusano le forze politiche avverse al governo gialloverde, e come in fondo temono ampi strati del mondo produttivo e delle forze sociali, seppur con una momentanea cautela di fondo. No: Michele Emiliano vira a tutta forza e imbocca la rotta di palazzo Chigi. E pazienza se il suo partito, il Pd, la pensa in modo diametralmente opposto. Al governatore piace la legge di bilancio in incubatrice: è «un'azione tipicamente di sinistra», «è una manovra che probabilmente avrei provato a fare anche io se fossi stato al posto del governo». Insomma: promossa. A sorpresa, ma non troppo, perché gli endorsement emilianiani ai pentastellati sono ormai un grande classico; e poi perché il governatore, in vista delle regionali 2020, vuol affievolire l'etichetta Pd che si porta addosso, strizzando l'occhio all'elettorato cinque stelle.
Alcuni punti di contatto tra ritocchi al Def e scelte strategiche regionali sono oggettivi e palesi: è il caso del reddito di cittadinanza, già sperimentato in Puglia (il Red, reddito di dignità). Altri capitoli citati da Emiliano sono perlopiù un'aspirazione, una tendenza. Tanto basta però per scatenare l'incendio nel Pd: da Roma e per li rami in tutto il Paese, dai democratici sono fioccate bocciature sonore alla manovra. E, in Puglia, stoccate al veleno a Emiliano. Su Twitter, il senatore Dario Stefàno è frontale: «Ha idee molto confuse sulla sinistra e sulla folle manovra di M5S e Lega. Una cosa buona, però, la fa: mette in chiaro una volta per tutte che lui non c'entra nulla con la comunità del Pd. Ne faccia anche un'altra: si concentri di più a governare la Puglia». Duro anche Fabiano Amati, consigliere regionale: «Siamo di fronte ad una disumana porcata economica: un governo di guappi di cartone, illusi di poter fare paura al mondo, comprano il voto dei padri con soldi e speranze rubati ai figli. Dei figli dei più poveri, per giunta. Questo è un progetto criminale che nessuno di noi può assecondare o fiancheggiare, anche se fosse in funzione della prossima campagna elettorale di Bari o della più lontana per la Regione». Amati affonda il colpo anche verso Antonio Decaro, evidentemente: «Se si riuscirà a fare quello che è stato annunciato - aveva detto il sindaco di Bari e presidente nazionale Anci - la manovra sicuramente è positiva, il reddito di cittadinanza vede i sindaci convinti che possa essere una forma di contrasto alla povertà».
Emiliano non s'è limitato a fugaci flash. Ha invece argomentato la sua pagella positiva: «Riuscire a tenere insieme la cura delle persone più deboli e abbassare la tassazione sulle piccole e medie imprese per rilanciare l'economia, è un'azione tipicamente di sinistra, quindi tipica di chi immagina un welfare forte uguale per tutti, ma non dimentica la necessità di sostenere le partite Iva. Questa manovra prova a tenere insieme nella comunità tutti i ceti sociali e in questo assomiglia molto al programma di governo della Puglia. La misura reddito di cittadinanza del governo sarà uguale al reddito di dignità pugliese. Credo che la manovra che cura le povertà e restituisce attraverso l'allentamento della pressione fiscale la propensione all'investimento delle imprese, sia una manovra che prova, pur prendendo dei rischi, a rimettere in moto l'economia del Paese uccisa dal salva Italia di Monti». «Finalmente il M5S si è imposto alla Lega che è fatta di vecchie volpi e di vecchi marpioni che hanno con le lobby rapporti molto più stretti di quanto non si possa immaginare».
Teresa Bellanova, senatrice Pd, non cita Emiliano e però indirettamente gli replica: «Il Mezzogiorno è il grande assente della manovra, totalmente scomparso dall'agenda politica del Governo giallo verde e da un qualche riferimento dotato di senso dei ministri Di Maio e Lezzi. Si può esultare quanto si vuole e anche alimentare un tifo da stadio sulla Manovra più recessiva degli ultimi anni, non si può esultare per aver imposto un deficit che ha come finalità esclusivamente l'assistenzialismo e che getterà il Paese nel baratro. In questi anni abbiamo affermato che il Mezzogiorno è centrale nelle politiche economiche e di sviluppo del sistema-paese». «Ecco perché saremo in piazza domenica e perché bisognerà raccontare per bene quale danno produrrà questa Manovra al Paese e al Sud. È la sfida cui sono chiamate le classi dirigenti che hanno a cuore il bene del Paese e non i piccoli tornaconti personali e i loro personali destini. Uno spartiacque che non permette alibi a nessuno».
Critiche nette alla manovra anche dal centrodestra. Commenta Mauro D'Attis, deputato di Forza Italia: «Aumentiamo il debito per mantenere le promesse elettorali, ha detto Di Maio. Come se una famiglia in precarie condizioni economiche accendesse un mutuo esorbitante, senza essere in condizione di estinguerlo, per mantenere un impegno troppo oneroso assunto col figlio. Temo che saranno addirittura i nostri nipoti a pagare i debiti causati da questa manovra. Ai giovani, in particolare al Sud, non serve il reddito di cittadinanza ma un lavoro per realizzarsi e rendersi autonomi. Il reddito di cittadinanza appare, invece, come una misura assolutamente assistenzialista e che produrrà effetti irrilevanti sui consumi. Costa 10 miliardi e quindi mezzo punto di rapporto deficit/pil che, investito nelle imprese, produrrebbe lavoro direttamente». Dello stesso tenore le dichiarazioni di Raffaele Fitto, eurodeputato e leader di Noi con l'Italia: «Si chiama manovra del popolo perché sarà il popolo italiano a pagare il prezzo più salato. Chi ieri sera festeggiava si è assunto una grossa responsabilità per il futuro del Paese, ma anche per il presente: lo Spread sta salendo e i Mercati scendono... ed è solo l'inizio».
Di tutt'altro avviso i cinque stelle. Il senatore salentino Iunio Valerio Romano spiega che «il rilancio del mercato del lavoro passerà, altresì, dalla riforma dei servizi per l'impiego, che avverrà ispirandosi ad alcuni dei modelli europei più virtuosi». «Restituiamo finalmente un futuro a 6,5 milioni di persone, che fino ad oggi hanno vissuto in condizione di povertà. Avremo, la pensione di cittadinanza, pari a minimo 780 euro mensili. Sarà superata la famigerata Legge Fornero, e chi ha lavorato una vita potrà finalmente andare in pensione, liberando posti di lavoro per le nuove generazioni».
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Sabato 29 Settembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 19:21