G7 economia: i potenti del mondo in Puglia

BARI – In Puglia le sette potenze economiche. Al via stamani a Bari, presso il Castello Svevo, protetto da imponenti misure di sicurezza, i lavori del G7 dei Ministri Finanziari e dei Governatori delle banche centrali, simposio a porte chiuse con la partecipazione di economisti di fama internazionale. Alla prima sessione del simposio, dedicata alla crescita economica e alla lotta alle disuguaglianze, protagonisti Philippe Aghion, professore di Economia all'Università di Harvard, Giuseppe Bertola, professore di Economia all'Università di Torino, e Angus Deaton, professore di Economia e Affari Internazionali all'Università di Princeton, insignito del Premio Nobel per l'Economia nel 2015. Al centro della seconda sessione i temi della finanza, della regolamentazione e della crescita. Alle 13.30 prima sessione di lavoro G7. Sempre nella mattinata, presso la sala convegni Oasi Francescana, ha avuto inizio il Forum internazionale organizzato dalla Regione Puglia proprio in occasione del G7 finanziario 2017 sul tema “Economia e povertà: politiche pubbliche per lo sviluppo sostenibile e la salute globale”.
 
 


«Il G7 deve avere la forza di arbitrare la partita, non di favorire questo o quel giocatore. Fino ad oggi non ci è riuscito e mi auguro che il G7 parli di politica e non solo di interessi». Così il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Quanto al Manifesto di Bari che sarà stipulato al termine del forum, Emiliano ha detto che «proverà innanzitutto a dire la verità, perché la verità rende liberi e la libertà è fondamentale per trasformare l'economia in un'arte al servizio dell'umanità e non viceversa». «Questo Manifesto di Bari che verrà oggi aperto alla firma - ha concluso - è una ferma opposizione politica alla concezione dell'economia che relega l'umanità nella condizione di consumatori o spettatoti puri e semplici».

Al forum su economia e povertà partecipa anche l'economista James Galbraith: - «Penso che non dobbiamo abbandonare la speranza che l'Ue possa svolgere un ruolo in difesa del bene comune ma l'Unione Europea deve cambiare se vuole sopravvivere, non ha molte alternative di fronte. Io sosterrei questo cambiamento: oggi l'alternativa da scegliere è tra un gruppo di Paesi progressisti che si mettono insieme per combattere la povertà o lasciare il campo a persone come Marine Le Pen. Credo invece che valga ancora contare sull'Ue». Cosìl'economista di scuola Keynesiana. «Credo che i Paesi della Nato debbano continuare la loro linea difensiva. Non è proprio il caso di armarsi. E se c'è una cosa da fare nel mondo oggi, è proprio quella di ridurre le tensioni, non certo di aumentarle. Detto questo, la formula Nato ha bisogno di essere rivista». Così infine ha risposto a chi gli chiedeva di commentare la richiesta ai Paesi della Nato del presidente Usa, Donald Trump, di incrementare la spesa per gli armamenti.  
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Venerdì 12 Maggio 2017 - Ultimo aggiornamento: 13:12