«Mibact, bando-vergogna»
Contestato l'avviso per le associazioni

«Mibact, bando-vergogna»
Contestato l'avviso per le associazioni
«Volontari senza qualifiche al posto di professionisti pagati»: monta la protesta degli archeologi contro il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. Sotto accusa i bandi che invece di assumere i professionisti, secondo l’Associazione nazionale archeologi, «favoriscono invece le associazioni di volontariato. Il ministro vuole spremere e sfruttare al massimo il patrimonio culturale per fare cassa, ma senza nessuna ricaduta positiva sull’occupazione qualificata e sulla valorizzazione delle figure competenti e già ampiamente formate».
Si tratta di questo. Il 25 gennaio scorso la Direzione generale “Educazione e ricerca” del Mibact ha pubblicato un avviso per la selezione di un’associazione di volontariato senza scopo di lucro finalizzata alla raccolta di informazioni e documentazioni che riguardano il patrimonio archeologico, architettonico, storico e artistico. «La formulazione non lascia adito a dubbi - tuonano dall’Associazione nazionale archeologi - si tratta dell’ennesimo schiaffo per decine di migliaia di professionisti del settore, impiegando ingenti risorse pubbliche e istituendo appositamente centinaia di percorsi formativi».
In fermento anche il mondo dell’archeologia pugliesi. «È una situazione di una gravità senza precedenti – sottolinea il professor Paolo Gull, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico e associato all’Università del Salento - che rischia di riportare l’archeologia indietro di un secolo: distorcendo il principio di favorire la partecipazione dei cittadini, si svuota il settore di qualsiasi contenuto professionale riportandolo ad essere un hobby per benestanti sfaccendati».
Gli fa eco il presidente dell’Associazione nazionale archeologi, Salvo Barrano: «Il bando appena pubblicato dalla Direzione generale è la conferma di una visione che considera la competenza professionale e il lavoro aspetti irrilevanti e trascurabili nel settore dei beni culturali: solo così si spiega la scelta di affidare a volontari le attività di “raccolta di dati e documentazioni inerenti il patrimonio archeologico, architettonico e storico-artistico”. Per tali attività decine di migliaia di persone negli ultimi trent’anni hanno conseguito lauree, master, specializzazioni e dottorati in archeologia, storia dell’arte, architettura e altre discipline. Poi però il Mibact o il Quirinale decidono di affidarle ai volontari. Il Mibact è diventato sì il “Ministero economico più importante del Paese”, come lo definì Franceschini all’atto dell’insediamento, ma solo allo scopo di spremere e sfruttare al massimo il patrimonio culturale per far cassa, senza puntare su figure competenti».
 
Si contesta la politica del ministero. «Eppure - dicono gli archeologi - le potenzialità economiche ci sono, ma non la volontà di creare occupazione e garantire la professionalità del lavoro». «In questa visione - afferma Giuseppina Manca di Mores, vicepresidente Ana - da un lato si punta su poche centinaia di funzionari statali, peraltro costretti a operare tra tagli e inefficienze prodotte dalla riforma, dall’altro si affidano le attività qualificate a una sorta di dopolavoro nazionale in cui parcheggiare studenti, disoccupati, immigrati e pensionati. E questo in un Paese con un tasso di disoccupazione tra i più alti di Europa. Se le cose stanno così si abbia il coraggio di chiudere tutti i corsi di laurea, le scuole di specializzazione e i master».
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Martedì 6 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:30