Punti di primo intervento
è rivolta contro Emiliano
«Ma non si torna indietro»

Punti di primo intervento
è rivolta contro Emiliano
«Ma non si torna indietro»
Non bastassero i grattacapi provocati dal sempre più complesso rimpasto di governo, ieri Michele Emiliano ha dovuto fronteggiare un’altra bufera politica, condita da critiche e attacchi che gli sono arrivati da tutta la sua maggioranza: Pd, Mdp, Popolari, Sinistra italiana (che però è ormai di fatto all’opposizione). A provocare la nuova spaccatura nel centrosinistra è stato il provvedimento che prevede la chiusura e riorganizzazione di 38 Punti di primo intervento in tutta la Puglia. La riforma era nota sin dall’anno scorso, era stata discussa e pretesa dai ministeri della Salute e dell’Economia e delle Finanze, ma la notizia della presentazione in giunta delle delibera e l’ipotesi di un imminente taglio delle 38 strutture ha sollevato il polverone politico. Emiliano ha assicurato che prima dell’applicazione la riforma verrà discussa «con assessori e sindaci dei territori interessati», oltre che con i direttori generali delle sei Asl che sono stati convocati per venerdì 20.
Cosa sono i punti di primo intervento (Ppi)? Sono centri attivi 12 o 24 ore, che dispongono di competenze cliniche e strumentali adeguate a fronteggiare e stabilizzare, temporaneamente, le emergenze fino al trasporto del paziente al pronto soccorso, se necessario. Sono nati con un intento ben preciso, alleggerire il lavoro dei pronto soccorso facendo confluire i casi meno complessi e critici, i cosiddetti codici bianchi e verdi. Sono strutture che hanno una loro funzionalità soprattutto nel periodo estivo, con l’aumento dell’afflusso di turisti. Ma quando è stato discusso il piano di riordino ospedaliero a Roma, i funzionari ministeriali hanno chiesto una razionalizzazione anche dei Ppi. Quindi, dopo gli ospedali la scure si abbatterà su 38 Punti di primo intervento: sono a rischio 17 centri in provincia di Bari (Alberobello, Bitonto, Casamassima, Castellana Grotte, Conversano, Gioia del Colle, Giovinazzo, Grumo, Locorotondo, Noci, Mola, Polignano, Rutigliano, Ruvo, Santeramo, Terlizzi e Triggiano); 5 nel Foggiano (Monte Sant’Angelo, Torremaggiore, San Marco in Lamis, Vico del Gargano e Vieste); 3 nella Bat (Canosa, Minervino, Spinazzola); 5 in provincia di Brindisi (Cisternino, Ceglie Messapica, Fasano, Mesagne, San Pietro Vernotico); altrettanti nel Tarantino (Ginosa, Grottaglie, Massafra, Moscati, Mottola); e 3 in provincia di Lecce (Campi Salentina, Nardò, Poggiardo). Al posto dei Ppi ci saranno postazioni del 118 con auto medicalizzate. La riforma, infatti, è più ampia e articolata e non si ferma ai Punti di primo intervento bensì anche i pronto soccorso. In sostanza, dovrebbero restare attivi soltanto quei pronto soccorso che superano i 20mila accessi all’anno, quindi, secondo le prime stime, 9 strutture potrebbero chiudere per essere trasformate in Punti di primo intervento territoriali (Ppit) nell’ambito di un generale rafforzamento della rete 118. I Ppit dotati di vettura medicalizzata saranno complessivamente 38, in pratica andranno a rimpiazzare i Ppi. La sostanziale differenza è che mentre il pronto soccorso è gestito dalla rete ospedaliera, il Ppit è una articolazione del servizio 118 in cui lavorano medici convenzionati.
Tutto questo sarà collegato, inoltre, alla nascita del dipartimento regionale del 118, con il compito di coordinare le funzioni di assistenza sul territorio: l’idea è di tener lontani dagli ospedali tutti i casi a bassa gravità, così da diminuire gli interventi e i ricoveri inappropriati su cui la Puglia continua ad indossare la maglia nera. «La riconversione dei punti di primo intervento (Ppi) con più di sei mila accessi all’anno è decisione sbagliata», ha criticato Fabiano Amati del Pd. «L’ennesima delibera di giunta che mette mano alla rete di emergenza-urgenza territoriale, è l’ultimo atto di un governo ministrocentrico che sta mettendo in ginocchio il sistema sanitario pugliese», è l’affondo del consigliere regionale di Mdp, Pino Romano. Aspre criticate sono arrivate anche da Napoleone Cera e Peppino Longo (Popolari) e Cosimo Borraccino (Si), per restare nell’area del centrosinistra.
«La conversione dei punti di primo intervento in postazioni medicalizzate – ha replicato Emiliano - è stata la conditio sine qua non attraverso la quale ci hanno approvato, ai tavoli romani, il piano di riordino ospedaliero. Se a fine 2018 i ministeri dovessero riscontrare una inadempienza in tal senso, non è escluso che possano utilizzare la circostanza per mandarci, per un altro triennio, in programma operativo. Non solo. Non avremmo le premialità che invece ci spetterebbero. Mi preme dirlo e sottolinearlo, la conversione non comporta nessun nocumento per i cittadini: non stiamo smantellando nulla e non stiamo tradendo nessuno»
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Venerdì 13 Aprile 2018 - Ultimo aggiornamento: 17:58