"Fir Puglia", contratto in scadenza
150 ricercatori rischiano il posto

"Fir Puglia", contratto in scadenza
150 ricercatori rischiano il posto
Sono circa 150 i giovani ricercatori, 39 dei quali in forza all’Unisalento, assunti nel 2014 con contratto di lavoro a tempo determinato dalle Università pugliesi nell’ambito del progetto “Future in Research” (Fir), che rischiano di rimanere senza un contratto, vanificando così tutta l’attività svolta in questi anni. Questa la prospettiva cui si andrà incontro se la Regione Puglia non interviene immediatamente per garantire una proroga ai ricercatori, in modo che possano proseguire nelle loro attività che interessano settori molto rilevanti e all’avanguardia negli ambiti più diversi.
Il “Programma regionale a sostegno della specializzazione intelligente e della sostenibilità sociale ed ambientale”, che ha portato ad assumere i 150 giovani ricercatori, racchiude un insieme di interventi regionali in materia di ricerca, ed è stato approvato con Accordo di programma quadro del 20 maggio 2013 tra la Regione Puglia e i ministeri dell’Istruzione, Università e Ricerca e dello Sviluppo economico. Tra le finalità del programma - per il quale sono stati stanziati 26 milioni di euro, oltre all’incentivazione dell’attività di ricerca e sviluppo, da svolgere sul territorio regionale, anche l’intento di favorire il ricambio generazionale presso gli atenei pugliesi, in modo da renderli più competitivi ed attrattivi a livello europeo.
La convenzione stipulata tra la Regione Puglia e le Università configura, allo scadere del finanziamento triennale del posto di ricercatore a tempo determinato, la possibilità «di un finanziamento per la proroga di altri due anni di contratto».
 
Oggi, invece, a distanza di tre anni dall’avvio delle attività e nell’imminenza della scadenza dei contratti - ogni Dipartimento universitario per la richiesta di rinnovo della procedura deve inviare la richiesta 5 mesi e 29 giorni prima -, il rischio concreto è che questi progetti vengano vanificati per mancanza di fondi, disperdendo di fatto anche tutte le risorse stanziate nel 2014, nonostante fosse, appunto, prevista nella convenzione sottoscritta tre anni fa la possibilità di prorogare le attività di ricerca.
Una delegazione di ricercatori rappresentanti tutti gli Atenei coinvolti ha chiesto ed ottenuto alla fine di gennaio scorso un incontro con l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Sebastiano Leo, per valutare altre possibili soluzioni. In un incontro successivo del 22 febbraio, sempre con l’assessore Leo e con l’Autorità di gestione, sono state studiate alcune difficoltà emerse precedentemente per impiegare i fondi Fse per la proroga. In quell’occasione è stata dichiarata la volontà politica e tecnica di trovare una soluzione in tempi rapidi, ma ad oggi nessun passo concreto è stato fatto.
Anche gli Atenei potrebbero fare un passo in avanti - così come ha fatto l’Università “Aldo Moro” di Bari che nei mesi scorsi ha stanziato 2 milioni di euro per il cofinanziamento del 50% dei rinnovi contrattuali, chiedendo a finanziatori esterni o alla Regione stessa la copertura della restante quota percentuale - anche se, è bene precisarlo, al momento le altre realtà universitarie pugliesi vivono sofferenze finanziarie che non permettono di intervenire, neppure parzialmente, allo stesso modo. Così, in buona sostanza, scaduti i tre anni e in mancanza di un rinnovo, i ricercatori titolari del progetto verranno mandati a casa. Eppure, va detto che, per questi ricercatori, il rinnovo biennale, non sarebbe un prolungamento del precariato; al contrario, per chi ha l’abilitazione consentirebbe l’accesso ai posti di ricercatore di tipo “B”. Di fatto, negli ultimi due anni i ricercatori Fir, oltre a dirigere e realizzare le ricerche attinenti i programmi individuati dalla selezione regionale, hanno svolto e volgono pienamente il loro ruolo istituzionale, contribuendo quotidianamente a sostenere le esigenze didattiche dei corsi di laurea e a svolgere preziose attività che riguardano la Terza missione in dipartimenti universitari generalmente penalizzati dalla riduzione dell’organico. Questo significa che con l’imminente scadere dei contratti gli Atenei potrebbero essere danneggiati dalla perdita di un know-how strategico.
«La possibilità di assorbire gradualmente nel personale docente i ricercatori Fir metterà, invece, a disposizione del tessuto scientifico e tecnologico regionale un bagaglio di conoscenze fondamentale per affrontare al meglio le sfide del presente e del futuro - scrivono in una nota i ricercatori Fir, sollecitando l’intervento del governatore Michele Emiliano -. La Regione e le Università corrono il pericolo di non raccogliere quanto seminato in questi anni, di perdere una grande occasione».
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Sabato 3 Marzo 2018 - Ultimo aggiornamento: 10:41