Scandalo Sud Est, sequestrati beni
per 180 milioni di euro a Fiorillo

Scandalo Sud Est, sequestrati beni
per 180 milioni di euro a Fiorillo
I sequestri sono andati avanti per tutta la giornata di ieri, la guardia di finanza – su ordine del Tribunale civile di Bari – ha posto i sigilli ai beni (conto correnti e immobili) dell’ex amministratore unico di Ferrovie Sud Est, l’avvocato tarantino Luigi Fiorillo.
I finanzieri hanno eseguito l’ordine di sequestro conservativo di beni fino ad un valore di 180 milioni a Bergamo, Bari, Roma, Milano, Torino: l’operazione è stata eseguita dopo che il giudice Francesco Cavone ha confermato il provvedimento che era stato chiesto, lo scorso dicembre, dagli avvocati di Ferrovie Sud Est, rappresentata in questo procedimento da Grimaldi Studio Legale, con un team coordinato dalla sede di Bari con socio Giancarlo Luglini.
Il sequestro non è, tuttavia, definitivo, la difesa di Fiorillo presenterà ricorso contro la decisione del Tribunale civile barese: ha, infatti, 15 giorni per impugnare l’ordinanza davanti ad un collegio di giudici del Tribunale delle Imprese. I sigilli sono stati posti nell’ambito del procedimento sulle presunte responsabilità di Luigi Fiorillo nel dissesto economico e finanziario di Fse. Nell’atto di accusa rivolto dall’azienda di trasporto pugliese si sostiene che l’ex amministratore unico abbia provocato «un profondo dissesto finanziario e patrimoniale pari a circa 180 milioni». Come? «Affidando appalti in palese violazione di legge e conferendo incarichi professionali con compensi in alcuni casi talmente elevati da apparire addirittura fantasiosi e in ogni caso del tutto palesemente sproporzionati rispetto all’attività affidata».
Secondo il giudice Cavone, a carico di Fiorillo ci sarebbero «circostanze fattuali comportanti gravi responsabilità manageriali» per «oggettive alterazioni contabili ed omissioni organizzative e documentali che rendevano per anni sostanzialmente impraticabile un effettivo controllo delle dinamiche societarie”. Fiorillo avrebbe portato avanti una gestione aziendale “irregolare e pregiudizievole per gli interessi della società».
Sul dissesto di Fse è in corso, parallelamente, anche un’inchiesta penale coordinata da un pool di magistrati della Procura di Bari: al momento vengono ipotizzati i reati di peculato, abuso di ufficio e truffa aggravata ai danni dello Stato, ma potrebbe aggiungersi anche la bancarotta fraudolenta.
Fiorillo risulta essere stato iscritto nel registro degli indagati, con lui altri ex consulenti di Fse. I pm titolari del fascicolo sono Giorgio Lino Bruno, Luciana Silvestris, Bruna Manganelli e Francesco Bretone, a dare il via all’inchiesta fu la consegna, da parte degli ex commissari dell’azienda, della relazione nella quale vengono indicate alcune possibili irregolarità. Ad esempio, quando si parla delle consulenze viene sottolineato che sono state date in dispregio «all’obbligo di motivare gli affidamenti in economia, di divieto di frazionamento artificioso e di rotazione, implicando anche, per l’effetto, ripercussioni per quanto attiene al rispetto dei principi di proporzionalità, trasparenza e non discriminazione».
Anche sulle modalità di affidamento degli incarichi vengono sollevati dubbi: «Una parte di risorse (ingenti) destinate alla progettazione e alle consulenze hanno nel tempo comportato il riconoscimento di compensi multimilionari a singoli soggetti, spesso dipendenti dell’azienda».
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Venerdì 16 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 12:01