Stefàno: scelgo il Pd, voglio rafforzarlo
senza non può esistere il centrosinistra

Stefàno: scelgo il Pd, voglio rafforzarlo
senza non può esistere il centrosinistra
Matteo Renzi snocciola il teorema dell’inclusività e dal palco napoletano piazza l’annuncio a mo’ di esempio: «Vorrei dare il benvenuto a chi come Dario Stefàno ha dato la disponibilità. Viene da Sel, starà con noi, ha fatto il percorso controcorrente, quasi contromano in autostrada». Il flirt politico era coltivato da tempo. Cinque anni fa, vendoliano doc, il senatore salentino era stato eletto da indipendente con Sel: ora è a tutti gli effetti nelle truppe Pd.
L’approdo è un po’ tardivo?
«È un percorso coerente con tappe caratterizzate sempre dallo stesso intendimento: il centrosinistra, nel quale senza il Pd è difficile immaginare di assumersi la responsabilità di governo. È quello che ho sempre fatto, alle politiche 2013 con Italia Bene Comune, alle primarie regionali e poi con una lista a sostegno di Emiliano, rappresentando sempre che non c’era alternativa al centrosinistra, assumendomi la responsabilità di votare la fiducia al governo Gentiloni, votando il Rosatellum. Il centrosinistra è l’unica bussola per orientare il Paese e arginare il rischio di destra e populismo: un centrosinistra senza Pd non è possibile, e un Pd forte spiana alla vittoria del centrosinistra».
Ma la coalizione che sostiene Gentiloni non è di centrosinistra.
«A nessuno sfugge che il Pd in questa legislatura si è trovato nella necessità di guardare altrove, essendo uscito dalla tornata del 2013 con un risultato insoddisfacente rispetto al quale la responsabilità non è solo del Pd, ma su questo è mancata un’analisi critica. Dico di più, sin dal secondo governo Letta ho sempre richiamato la sinistra alla riflessione: era più importante guardare agli interessi del Paese invece che alla presunta “purezza”, era necessario assumersi la responsabilità di far uscire il Paese dalla crisi. Quel pensiero non ha avuto valore maggioritario e ho accettato la linea prevalente. Poi, i processi maturano e c’è un tempo entro il quale si prova a uscire dal semplice dovere di appartenenza. L’ho fatto anche quando alle amministrative ho invitato a votare per Giachetti, Fassino, Merola».
Sarà tesserato Pd o parteciperà da indipendente?
«Sono pronto a dare una mano al Pd per guidare questo processo, che così come ho avuto il piacere di ascoltare da Renzi è inclusivo nel partito e nella coalizione».
Con chi ha interloquito nella fase di avvicinamento al Pd?
[«Con tutti, a cominciare dai segretari nazionale, regionale e provinciale. Ricordo che due anni fa il mio movimento “La Puglia in più” ha stretto un patto federativo col Pd leccese».
Nel Pd c’è una fisiologica dinamica correntizia: lei con chi si schiererà?
«Il mio riferimento è il Pd, e penso sia doveroso interloquire con il segretario nazionale».
Le sarà stato assicurato un buon posto in lista.
«Non accetto semplificazioni. Sono a disposizione di un progetto più grande».
Cosa sarà de “La Puglia in più”? La seguiranno tutti? Il movimento sarà sciolto?
«C’è stato un lungo processo di gestazione, e tutti gli amici del movimento condividono la mia dichiarazione di disponibilità a rafforzare il Pd e il centrosinistra. Scioglimento? Lo dirà il tempo, sono solo formule».
Anche Salvemini, sindaco di Lecce, sposerà questo percorso?
«Carlo è uomo di centrosinistra, con cui condivido percorsi comuni sin dalle regionali del 2010, lasciamolo però impegnato nell’amministrazione della città capoluogo, orgoglioso nell’aver visto giusto investendo sulla sua candidatura».
Invece i suoi sodali nazionali (Uras, Zedda) cosa faranno?
«In ogni territorio ci sono dinamiche che si differenziano per tempistiche e modalità: l’importante è avere gli stessi obiettivi».
Il Pd pugliese e salentino è spesso una polveriera, o quantomeno sovraffollato di personalismi. Dovrà avere spalle larghe.
«Da sempre ho un ottimo rapporto col Pd salentino e pugliese, non solo con i suoi dirigenti, ma con l’intera comunità che spesso mi ha guardato anche quando ero in liste diverse».
Stefàno, l’accusa è quasi elementare: ha scelto il Pd perché era rimasto senza una “casa sicura”.
«La mia casa è da sempre il centrosinistra. Nessuno credo volesse negarmi l’ospitalità in Sinistra Italiana, se solo avessi condiviso l’ispirazione iniziale. Ma nel 2015, durante la prima assemblea di Sel in cui si disse che il partito si sarebbe sciolto, dissi che non ci sarei stato».
Poi s’era avvicinato a Pisapia, salvo divorziare quando l’ex sindaco di Milano ha sancito l’asse con Mdp e Si. Ora potreste ritrovarvi al fianco di Renzi. Ma allora non sarebbe stato meglio essere il riferimento di Pisapia al Sud con una lista extra Pd?
«Sarò la persona più felice di ritrovarmi insieme a Pisapia, lo stimo e ho inizialmente condiviso lo stesso intendimento, che non ha mai messo in discussione il ruolo del Pd in un progetto di centrosinistra di governo».
Lei parla di centrosinistra: ma l’arco quanto dovrebbe essere ampio? Da Vendola a Verdini?
«Deve reggersi su due gambe, una a sinistra e una al centro del Pd. Verdini? Lui stesso ha dimostrato di non essere organico a un’alleanza di centrosinistra, pur avendo dato il voto su alcuni provvedimenti di cui la sinistra ha gioito senza gridare allo scandalo. Come farebbe anche se avvenisse per lo Ius soli. Tuttavia, non credo nelle formule a tavolino: nel 2010 ero accanto a Vendola nelle sue seconde primarie ed era accusato di non aprire al centro, ora gli stessi di allora accusano il Pd di non aprire a sinistra».
Allearsi con Mdp e Si sembra impossibile.
«Se l’obiettivo è impedire che il Paese torni in mano alla destra, dovremo essere tutti uniti. Bisogna impedire una deriva populista che rischia di interrompere una fase che oggettivamente ci proietta fuori dalla crisi».
Promuove quindi i governi Renzi e Gentiloni?
«Dico solo che negli ultimi 18 mesi l’Italia ha espresso indici importanti e oggettivi».
La dialettica Renzi-Emiliano è spesso infuocata. Lei è nel Pd per aver raggiunto un’intesa col primo e in Regione governa col secondo: vuol provare a mediare?
«La dialettica è sempre importante, se non è fine a se stessa. Ho partecipato alla conferenza programmatica e ho avuto conferma che il Pd è una grande comunità che esprime posizioni differenti ma valori comuni: una grande opportunità per il Paese. A Emiliano ho sempre dimostrato lealtà mettendomi a disposizione del programma di governo, anche se non ho avuto sempre il coinvolgimento che mi aspettavo. Ora mi piacerebbe che anche nella vicenda nazionale si abbandonasse la rincorsa a discussioni autolesionistiche con l’obiettivo comune e prioritario del bene del Paese».
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Lunedì 30 Ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento: 11:33