Il centrodestra punta sul Sud
Fitto: i garanti siamo noi

Il centrodestra punta sul Sud
Fitto: i garanti siamo noi
Partita al Sud: la sintesi è totalizzante, perché implica più chiavi di lettura. Il centrodestra punta il navigatore satellitare sulle regioni meridionali: qui bisognerà fare razzìa di collegi uninominali per centrare il bersaglio che la coalizione ha nel mirino (cioè la maggioranza parlamentare e lo spazio di manovra per un governo autonomo); e sempre per il Mezzogiorno - anche per macinare consensi e bruciare la concorrenza - Silvio Berlusconi immagina un piano di rilancio, imbastito su un Fondo unico di investimenti, un “cannone” da almeno 11,5 miliardi per iniettare crescita grazie alla riorganizzazione dei fondi regionali europei. La regìa dell’operazione è di Antonio Tajani, forzista e presidente del Parlamento europeo: da ieri sera è ufficiale, è lui il candidato premier del centrodestra. Tajani ha sciolto la riserva e s’è messo a disposizione di Berlusconi, che da tempo lo corteggiava. Il presidente dell’Europarlamento è l’ulteriore mastice che, per ora, tiene saldata l’una all’altra le quattro gambe della coalizione. Ieri c’è stata pure la <CF4002>photo opportunity</CF>: il quartetto di leader tutti sullo stesso palco, a stringersi la mano nel gesto di comunione dei moschettieri. Silvio Berlusconi (Forza Italia), Matteo Salvini (Lega), Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) e Raffaele Fitto (Noi con l’Italia): è il “patto di pietra”, così ribattezzato dal nome della piazza romana dove si trova il Tempio di Adriano, scenario della prova di compattezza.
La carta Tajani silenzia i mugugni e incassa il gradimento soprattutto della quota moderata del centrodestra. Fitto - che nei giorni scorsi aveva alzato la diga («Salvini non sarà mai il premier del centrodestra, proprio come non ci sarà un’alleanza tra noi e Casapound o con i Cinque Stelle») e che marca il profilo refrattario a estremismi e populismi di NcI - ieri non ha celato la soddisfazione: «Tajani è una figura di assoluto prestigio, ha tutte le carte, ma dopo la vittoria faremo sintesi all’interno della coalizione. Chi dovrà guidare la coalizione dovrà essere ben ancorato nell’ambito del centrodestra moderato». Un messaggio nemmeno troppo velato a Meloni e Salvini.
L’altro asset del “patto di pietra” è la clausola anti-inciuci. Spiega Berlusconi: «Ciascuno di noi ha preso l’assoluto impegno di non aprire a degli inciuci o ad altre coalizioni se non raggiungiamo la maggioranza. Questo è un impegno che manterremo perché la prima regola da mantenere in politica è rispettare gli impegni che si assumono davanti agli elettori», al governo «saremo una forza di aggressione a tutto ciò che ha fatto la sinistra».
Ogni “gamba” difende a spada tratta le specificità ideali e programmatiche, ma di certo riaffiora la parola Sud, anche per ragioni di puro calcolo elettorale. Fitto, al di là di tutto, vuol ritagliarsi però il ruolo di garante: «Ho chiesto alla coalizione di impegnarsi per il Mezzogiorno, su questo noi siamo garanti nel centrodestra di politiche mirate che possano rilanciare la parte del Paese che più soffre dal punto di vista economico, sociale e occupazionale». L’eurodeputato salentino ha ribadito la linea della fermezza: «È evidente che o vince il centrodestra o non ci sarà una maggioranza per un governo coerente con il voto quindi è chiaro che manteniamo un assoluto profilo di chiarezza, di coerenza e non vediamo nulla di diverso da un governo di centrodestra». «A Roma - ha detto - c’è stato un segnale di unità e una spinta verso una chiusura positiva di questa campagna elettorale», «è necessario votare per il centrodestra perché è l’unico modo per dare un governo stabile a questo Paese e votare Noi con L’Italia per rafforzare una posizione seria, credibile, responsabile».
Cosa prevede, nel dettaglio, il piano Tajani per il Sud? Lo ha spiegato nei giorni scorsi proprio il presidente dell’Europarlamento: «Un grande piano di investimenti in infrastrutture, banda larga, reti elettriche, logistica, alta velocità, porti ed acquedotti. E poi l’accesso al credito per le piccole e medie imprese»; «nella programmazione 2014-2020 il Sud ha avuto 22,7 miliardi di fondi europei, ma solo il 4,7% è stato impegnato e speso. Le regole europee però consentono di riallocare la parte non impegnata e riallocando il 50% di queste risorse disponibili, circa 11,5 miliardi, si può alimentare il Fondo unico per il Sud di almeno 20 miliardi di euro, capace di mobilitare investimenti per oltre 250 miliardi».
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Venerdì 2 Marzo 2018 - Ultimo aggiornamento: 13:50