Taranto più ricca di Verona:
caos sulla capacità fiscale

Taranto più ricca di Verona:
caos sulla capacità fiscale
La capacità fiscale che non ti aspetti: povero Nord, è più ricco il Sud. Tanto agiato, da necessitare meno risorse da parte dello Stato. La sintesi allo specchio è banale. Ma il gioco della perequazione è reale. Tanto che dal primo gennaio 2018, realtà come Napoli, Taranto e Foggia rischiano di risultare più «ricche» di Comuni come Bologna, Modena o Verona, che viceversa farebbero un repentino quanto sorprendente passo indietro nella classifica delle città agiate.
A Conti fatti, così, in prospettiva 2018 alcune città del Sud rischiano di apparire in termini relativi più ricche e, sulla carta, meno bisognose del contributo del Fondo di solidarietà comunale.
Foto sfocata e distorta dello Stivale che rischierebbe di produrre un taglio di decine di milioni di euro di fondi per i servizi sociali per ciascuna città meridionale. Ragione per la quale, tanto la Commissione bicamerale per il federaralismo fiscale quanto la commissione bilancio della Camera hanno stoppato tutto, chiedendo chiarimenti sul programma di riparto delle risorse agli enti locali e sollecitando l’audizione dei vertici dell’Anci, al fine di valutare i correttivi da appartare a criteri che, così applicati risulterebbero una beffa per il Mezzogiorno. Per l’anno 2018, con l’applicazione dei nuovi criteri di stima, la capacità fiscale dei comuni delle regioni a statuto ordinario è valutata complessivamente 25,2 miliardi di euro.
La componente di maggior rilievo resta l’Imu, pari al 40 per cento del totale, mentre nell’assieme, Imu e Tasi pesano per quasi la metà (47 cento) della capacità fiscale complessiva. L’entrata relativa al servizio smaltimento dei rifiuti incide per il 25 per cento del totale, ma tuttavia, non si riflette sulla perequazione delle risorse del fondo di solidarietà comunale.
Minore incidenza hanno le altre componenti: la capacità fiscale residuale rappresenta il 16 per cento del totale, l’addizionale comunale all’Irpef il 10 per cento del totale e, infine, il tax gap (o perdita di gettito, vale a dire la stima dell’evasione fiscale) l’uno per cento.
Il focus sulla Puglia. L’attuale fotografia su scala regionale, con la capacità fiscale totale e quella procapite nei capoluoghi: a Bari 192.717.986 euro e 591 euro, a Lecce 54.833.549 euro e 579 euro, a Brindisi 37.058.103 euro e 420 euro, a Taranto 85.511.327 euro e 425 euro, a Foggia 60.922.111 euro e 401 euro. Spulciando tra i comuni: Casarano 6.103.561 euro e 301 euro, Tricase 6.882.957 euro e 391 euro, Galatina 9.248.609 euro e 341 euro, Gallipoli 12.132.382 euro e 585 euro, Maglie 6.390.092 euro e 443 euro, Manduria 14.689.617 euro e 468 euro, Grottaglie 11.233.361 euro e 348 euro, Castellaneta 9.956.281 euro e 580 euro, Ginosa 9.782.635 euro e 432 euro, Ostuni 19.271.741 euro e 615 euro, Francavilla Fontana 13.632.473 euro e 372 euro, Fasano 17.583.880 euro e 442 euro, Mesagne 9.803.241 euro e 361 euro. Sin qui i numeri.
 
Nel mirino, dunque, l’alterata «capacità fiscale», ossia le entrate che ciascun Comune possiede grazie alle tasse e ai proventi dei vari servizi. Con il federalismo fiscale, dal 2015 ogni anno si confrontano le «capacità fiscali» di ciascun Comune italiano nelle quindici regioni ordinarie e si verifica se le risorse sono sufficienti a pagare i «fabbisogni standard» del medesimo municipio. Se il Comune risulta avere capacità in abbondanza, una parte di quella ricchezza in eccesso finisce nel «Fondo di solidarietà comunale» per andare a compensare i Comuni che invece non riescono a coprire i fabbisogni con le risorse proprie. Ma i criteri studiati (e stoppati in sede parlamentare) rischiano di storcere la realtà, attestando per i Comuni ricchi una forte riduzione della capacità fiscale per il 2018: ben 3,4 miliardi in meno, un taglio secco del 12% sul 2017, grazie alla sottrazione dal calcolo di alcune entrate che incidono di più nelle aree agiate. Per esempio la tassa di soggiorno. Così pure incidono altri due fattori: il livello di evasione, più alto dove più alto è il disagio sociale, e la sovrastima delle entrate spesso studiata ad arte dai Comuni per tenere fede al patto di stabilità. Da qui la necessità da un lato di affinare le tecniche per armonizzazione conti e strumenti finanziari degli enti locali, attraverso una ricognizione più stringente dei residui e delle entrate che porti a bilanci veritieri e quindi a stime veritiere
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Domenica 8 Ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento: 12:31