Un predatore contro il vettore: «Così si sconfigge la xylella»

Quattro milioni di sputacchine, per ettaro. Vale a dire circa duecento vettori (Philaenus spumarius) al metro quadro. In un caso anche un picco di otto milioni e mezzo per ettaro, pari a circa quattrocento vettori per metro quadro, trovati in campioni ottenuti nelle zone di contenimento e cuscinetto a un passo dalla provincia di Bari. I terreni incolti, abbandonati o non coltivati sono ricchi di vettori e di altre specie simili, facili a confondersi. Se si pensa che bastano appena 10mila Philaenus per avere un individuo a metro quadro per ettaro e grandissima probabilità di trasmissione, si può ben immaginare quanto sia a rischio infezione tutta la Puglia. Sono questi i primi risultati del monitoraggio degli insetti vettori della Xylella fastidiosa destinato a supportare la costruzione di un “Dss” (Decision Support System), un’idea lanciata nei mesi scorsi dal direttore del Dipartimento Regionale all’Agricoltura, professor Gianluca Nardone. Il progetto coinvolge il Disspa dell’Università di Bari e il Safe dell’Università di Foggia, impegnate ormai da tempo nello studio dei vettori della Xylella.
L’iniziativa parte dalla legge universalmente dimostrata che i patogeni trasmessi da vettore si combattono prima di tutto controllando il vettore. Il proverbio che recita “meglio prevenire che curare” suggerisce che il controllo del vettore, pure importante in aree già infette, è cruciale per rallentare o fermare l’invasione in aree appena o non ancora raggiunte dal batterio. Sicuramente studiare il comportamento e misurare il numero di individui della sputacchina e stimare quanto sono efficaci alle misure attuate per contrastarla sarebbe un grandissimo passo avanti per frenare la diffusione del contagio.
 
Al di là degli interventi meccanici insetticidi, i ricercatori stanno studiando quella che si annuncia come una grandissima novità: un predatore efficace contro il vettore della Xylella. È già stato individuato e si chiama “Zelus renardii”. «Si tratta di un predatore incontrato casualmente a Bari - spiega Francesco Porcelli, entomologo del Disspa, che coordina il progetto sul campionamento dei vettori - originario del Nord America, segnalato per la prima volta in Grecia e poi arrivato autonomamente fino in Spagna.
Io l’ho osservato studiando lo psillide “Macrohomotoma gladiata”, introdotta in Europa qualche anno fa e originaria dall’Estremo Oriente.
Ebbene ho osservato lo Zelus predare gli psillidi sui rami dei Ficus ornamentali - aggiunge l’entomologo - Abbiamo provato ad offrirgli Philaenus adulti constatando, in pochi secondi, l’aggressione letale dello Zelus. Ulteriori numerosi esperimenti e osservazioni sistematiche, ancora in corso, dimostrano l’appetito feroce di questo predatore e la sua attitudine a uccidere grandi numeri della preda, anche senza nemmeno nutrirsene. Per l’allevamento massale abbiamo ottenuto discrete performance utilizzando diete a base di fegato frullato e gelificato. Ora - conclude - siamo impegnati a capire se lo Zelus può essere allevato in massa, e soprattutto, su dieta completamente sintetica, facilmente conservabile e dispensabile. In prospettiva, se riuscissimo a mettere a punto una buona tecnica di allevamento massale, c’è una biofabbrica». L’idea è di allevare popolazioni consistenti di Zelus renardii da utilizzare per il controllo dei fitofagi dell’olivo, e non solo, comprese le sputacchine: riducendo efficacemente la trasmissione della Xylella da pianta infetta a pianta sana.
Vale la pena ricordare che la volontà di monitorare l’insetto vettore del batterio era stata, tra l’altro, già manifestata dalla task force regionale, tanto che nel corso dei suoi incontri lo aveva più volte ribadito, sancendolo definitivamente nella riunione del 14 marzo 2016. Grazie al monitoraggio del vettore si sta ora valutando la dinamica della popolazione in relazione all’efficacia delle misure fitosanitarie attuate per contenere la trasmissione del batterio.
Nello specifico, l’attività di monitoraggio, così com’è stata messa a punto dall’Osservatorio fitosanitario regionale, comprende una fase “preparatoria”, che si prefigge di fornire dati descrittivi della biologia, della fenologia e della dimensione della popolazione della sputacchina, funzionali per temporizzare gli interventi di controllo e per quantificare l’intensità dei fattori di mortalità da imporre alla popolazione bersaglio dell’insetto. E ora, grazie al predatore, se andrà a buon fine l’allevamento, milioni di vettori saranno sterminati anche senza ricorrere agli insetticidi.
 
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Lunedì 2 Ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento: 20:50