Due donne e 400 chilometri a piedi. La lunga marcia tra i tesori di Puglia

Due donne e 400 chilometri a piedi. La lunga marcia tra i tesori di Puglia
Il vecchio adagio funziona sempre. A patto di non equivocare intorno alla parola adagio e di abbondare, al contrario, sull’altra - vecchio - visto che siamo molto ma molto prima di Cristo, forse anche 600 anni e comunque da quelle parti. Motivo per cui se il vecchio adagio, per quanto vecchio, per quanto adagio, è arrivato fino a noi un motivo ci sarà che non sia solo il caso, solo la fortuna. Che non sia il baco del tempo, che tutto cancella ma probabilmente qualcosa dimentica. Magari è comprovata efficacia, affidabilità temprata dagli eventi, banalità innalzata a massima sapienziale e perciò distillata dai secoli, filtrata dalla storia e servita ancora oggi a uso e consumo di chi cerca la saggezza nelle piccole cose. Diceva Laozi, venerabile maestro del pantheon taoista: “Anche un viaggio di mille miglia comincia con un passo”. Questo è.

Noi siamo qua. Piccola o grande che sia, la marcia comincia così: un passo, il primo. Poi un altro e un altro ancora. Non importa di quante miglia: a farla grande, la marcia, è la sua ragione. La sua motivazione. Quattrocento chilometri a piedi, quattordici giorni di camminata fra sentieri sterrati, strade asfaltate, boschi, campagne assolate, periferie dimenticate, borghi celebrati e tutto per cercare i luoghi più selvaggi di Puglia, i più belli, i più nascosti. E forse i più belli perché i più nascosti e perciò incontaminati. Protetti e preservati. Può bastare? Due settimane a piedi alla ricerca (meglio: alla riscoperta) delle undici oasi naturali, da sud, Le Cesine, nel cuore del Salento, a nord, Lago Salso, nel Parco nazionale del Gargano. Zaino, borraccia, scarpe da ginnastica e tanta buona volontà, salda, paziente, robusta. Tanta voglia di avventura. Tutto sulle spalle di due donne giovani e intraprendenti, minute e volitive, determinate nella loro missione: ricostruire itinerari, mappare zone, raccogliere storie. Restituire emozioni. Luciana Lettere, di Lequile, 34 anni, e Daniela Palma, 41, originaria di Trepuzzi ma trapiantata a Lecce. Loro e solo loro dall’inizio alla fine. Accompagnatori occasionali, con vocazione ambientalista, ammessi per piccoli tratti. Si dorme dove capita. Nelle oasi. Nelle case dei volontari. In b&b scelti lungo il tragitto. Ognuno provvede da sé a vitto e alloggio.

L’hanno chiamata “Into the Oasi” questa risalita tra i luoghi della bellezza. Anche il nome non è casuale: rimanda a un film del 2007 di Sean Penn, “Into the wild - Nelle terre selvagge”, storia di un giovane che abbandona il ricco ambiente familiare e per due anni attraversa gli Stati Uniti, dalla Virginia all’Alaska, spesso a piedi per fondersi e confondersi con la natura. A motivarlo, le letture di Thoreau, London e Tolstoj. Qui il viaggio è meno lungo, meno complicato, ma ugualmente ispirato. Luciana è presidente di un’associazione che già nel nome riassume un’idea, Made for walking, la stessa che ha progettato l’iniziativa, in collaborazione con Wwf Salento, Wwf Young e Organizzazioni Aggregate Wwf, col patrocinio della Regione Puglia. La seconda è guida ambientale con tanto di patentino. Una sola parola taglia corto: esploratrici. Punto. Sette giorni sono già andati dopo lo start, la mattina del 29 aprile, dalla riserva naturale di Vernole. L’ultima notte, quella appena trascorsa, a Gioia del Colle. Siamo al giro di boa. Il cammino ricomincia oggi, ottava tappa. Da Gioia ad Acquaviva delle Fonti, con sosta intermedia nell’oasi Wwf Boschi Romanazzi. Venticinque chilometri. Le domande non hanno bisogno di muovere alcun passo; affiorano motu proprio: ecco, perché? «L’idea è venuta da sé. In questo periodo, poi, in cui si parla tanto di Via Francigena, di percorsi spirituali... Volevamo dimostrare che anche anonimi sentieri di campagna hanno molte storie da raccontare. Che anche il lavoro dei volontari è un tesoro da valorizzare. Così ci siamo messe in cammino per narrare le bellezze nascoste della Puglia. E il territorio riserva sorprese meravigliose nella loro semplicità. In Valle d’Itria un signore alle prese con la ristrutturazione di un trullo ci ha spiegato che ne farà un’oasi per camminatori ed escursionisti».

Per parlare con loro devi attendere la sosta. La camminata è faticosa, il fiato corto non agevola la narrazione in presa diretta. Luciana o Daniela non importa: fanno la stessa strada, condividono un’identica passione, sono socie del Wwf Salento. Il racconto è a due voci. Il pensiero è unico. È la loro prima volta assieme in un’impresa così impegnativa. Escursioni non se ne contano. Ma questa supera tutte per durata, per lunghezza. Allora, perché? Luciana era appena rientrata da un’esperienza indimenticabile, la scorsa estate: la Parigi-Berlino a piedi, 1.400 chilometri dal 20 maggio al 15 luglio, quattro nazioni attraversate. Durante una riunione, l’idea: “Voglio rimettermi presto in cammino: che ne dite se colleghiamo tutte le oasi Wwf di Puglia?”. Dalla sala una voce: “Vengo anch’io”. Era Daniela, esperienze di marcia più contenute e comunque non proprio passeggiate. Provate voi a salire e scendere lungo l’appennino tosco-emiliano. Lei lo ha fatto. Eccole all’opera.

«I primi giorni sono i più faticosi. Vesciche, dolori muscolari, problemi alle ginocchia. Bisogna arrivare preparati all’appuntamento. E non fermarsi alle prime difficoltà». All’inizio, con loro, anche uno dei volontari, Daniele Coluccia, del direttivo Wwf Salento. Nessun altro fastidio al di là della stanchezza. «Vicino Taranto un signore ci ha viste sole. “Come, senza un maschio?”. E si è messo a ridere. Ora più a nord dicono ci sia un problema di lupi. Non siamo né attrezzate né pronte per fronteggiarli. Potrebbe essere increscioso trovarseli davanti. Ma durante il giorno pare non si facciano vedere. E noi al calar della sera siamo già in posti tranquilli. A nanna».

La Puglia riletta a passo svelto alterna bellezze e orrori. E somma pericoli. L’educazione stradale resta concetto vago. «Le auto sfrecciano anche dove dovrebbero procedere a 50. Camminare è oltremodo rischioso». Ma le vere emergenze sono quelle legate all’ambiente. «Abusivismo e rifiuti sono le piaghe davanti alle quali il territorio arretra, imbruttendosi. Bisogna lavorare sodo per indurre le persone a prendersi cura del loro pezzo di terra. Occorre promuovere l’idea del rispetto dovuto alle cose proprie e a quelle altrui. L’altro giorno a Taranto abbiamo costeggiato l’Ilva per alcuni chilometri». Sopravvissute? «Uno spettacolo orrendo, un vero incubo: da una parte la grande fabbrica, dall’altro l’antico acquedotto romano in stato di abbandono. E in mezzo una strada comunale da far paura. Il passato glorioso di una città sovrastato dal suo presente inquietante. Si valuta meglio anche questo, camminando. E quando non c’è la natura a farti compagnia, quando tutt’intorno è abbandono e distruzione, anche la fatica diventa insopportabile».

Il primo giorno dalle Cesine a Casalabate (34 chilometri). Il secondo fino a Brindisi, colonne romane (25). Il terzo da qui a Torre Guaceto (24). Il quarto rotta su Ceglie, piazza Plebiscito (31). Il quinto verso Palude La Vela, Mar Piccolo, Taranto (29). Il sesto direzione Oasi Wwf Monte Sant’Elia, Massafra (35). Il settimo, ieri, arrivo a Gioia del Colle, con tappa nell’Oasi Wwf Bosco di Soria (30). «Pioggia e vento non sono mancati. Ma per questo siamo organizzate. Fin qui nessun problema. Doccia calda e si riparte». Si ricomincia oggi, ottava tappa: si va ad Acquaviva delle Fonti attraverso l’Oasi Wwf Boschi Romanazzi (25). La nona domani, Rifugio di Mellitto, Grumo Appula (30). La decima martedì, destinazione il centro visite “Torre dei Guardiani”, Ruvo di Puglia (30). L’undicesima a Corato, piazza di Vagno (28). La dodicesima ad Andria, in piazza Catuma (16). La tredicesima al centro di educazione ambientale Casa di Ramsar, Trinitapoli (28). La quattordicesima e ultima, sabato 12 maggio, chiude l’itinerario con l’Oasi Wwf Lago Salso, Manfredonia (35). Tutto registrato, fotografato, mappato. Ogni passo tracciato e georeferenziato col Gps. Viaggio a piedi, ma tecnologicamente avanzato. Forse torneranno in treno, le due esploratrici. Più probabilmente qualcuno andrà a riprenderle. Stremate e felici. Cosa resterà? «Ricostruiremo itinerari e storie e proporremo il progetto a viaggiatori estremi come noi. Una volta l’anno, per una festa della natura. Le singole tappe, invece, potranno essere ripetute più volte. C’è una Puglia tuttora da scoprire, tante cose da vedere. Molte ancora da raccontare».

Ogni grande marcia comincia con un primo passo. Qui chissà quanti ne sono stati fatti. Daccapo, ogni mattina. «L’importante è camminare - dicono Luciana e Daniela -. Non rinunciare ai propri progetti. Alle imprese impossibili. Diteli a voce alta. Parlatene. Più esprimerete i vostri sogni e più si realizzeranno. Seguite il vostro cuore, non boicottatelo mai». Un sentiero da percorrere. Un compagno da seguire. Il venerabile maestro, dal buio dei secoli andati, approverebbe. “Un vincente trova sempre una strada, un perdente trova sempre una scusa”. Parola di Laozi. Così, a futura memoria.



 
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Domenica 6 Maggio 2018 - Ultimo aggiornamento: 20:20