Lo chef Narducci fu travolto sullo scooter. I pm: «Fu la Mercedes a invadere la corsia opposta»

Un'invasione di corsia prima di travolgere lo scooter guidato dal 29enne Alessandro Narducci. A causare la morte del giovane chef stellato e della sua amica e collega, la 25enne Giulia Puleio, deceduti nella notte fra il 21 e il 22 giugno sul lungotevere della Vittoria, potrebbe essere stata una manovra incauta della mercedes Classe A guidata da Fabio Feola, il 30enne della provincia di Caserta che ora è indagato per duplice omicidio stradale.

Per la procura, il racconto dell'unico testimone oculare, un anziano residente della zona che ha assistito allo scontro mortale, risulta essere attendibile, ma soprattutto compatibile con i primi rilievi tecnici effettuati dai vigili del VII gruppo Appio e dai periti incaricati dalla procura. La macchina di Feola che giungeva dallo stadio Olimpico a velocità non elevata, potrebbe essersi sporta troppo, invadendo la corsia opposta e colpendo quindi frontalmente lo scooter su cui stavano i due amici, che viaggiavano nella direzione opposta. Un urto violentissimo, prima di schiantarsi contro tre auto in sosta, una Fiesta, una Scenic e una Audi Q3. «Non mi sono accorto di nulla. Ho visto il motorino spuntare all'ultimo secondo, come un'ombra, e non ho fatto in tempo nemmeno a frenare. Sono distrutto».

LE DICHIARAZIONI
A fatica ieri Feola, rispondendo alle domande del pm Pietro Pollidori, ha provato a ricordare gli ultimi istanti di quella notte, prima di quel «boato», come lo ha definito lui stesso, che è costato la vita allo chef Narducci e alla sua collega Puleio, ansiosa di tornare al Vinoforum per conoscere il cuoco stellato Heinz Beck, il maestro di Narducci. Il giovane revisore dei conti, tornato a casa a Sparanise dopo la degenza in ospedale, si è presentato a piazzale Clodio, con una vistosa ferita sulla fronte, nel primo pomeriggio per sottoporsi all'interrogatorio, insieme ai suoi legali Pierpaolo Dell'Anno, Michelangelo Curti e Luigi Iannettone. 

E per circa un'ora ha provato a chiarire la sua situazione, assicurando, innanzitutto, di non essersi messo al volante in stato di ebbrezza quella sera. «Avevo bevuto uno o due bicchieri di vino, ero lucido», ha detto Feola, che dopo una cena insieme ai colleghi di lavoro si apprestava a tornare a casa intorno all'una di notte. «Non ero distratto, non stavo al telefono. Poco prima dell'impatto mi ero fermato al semaforo quindi non stavo nemmeno correndo. Ero appena ripartito», ha aggiunto il giovane, la cui versione dei fatti, ritenuta comunque verosimile dagli inquirenti, dovrà ora essere accertata dai rilievi dei periti, che hanno sequestrato il suo smartphone per verificarne l'effettivo utilizzo. Quando i vigili del gruppo Appio, lo scorso giovedì notte, sono arrivati sul luogo dell'incidente, Feola era stato già trasportato all'ospedale Gemelli in codice rosso. Quindi non è stato possibile sottoporlo all'alcool test.

L'ESAME TOSSICOLOGICO
Per questo si attende anche l'esito dell'esame tossicologico, previsto nei prossimi giorni, per chiarire, sia il tasso alcolico nel sangue del guidatore, sia quello presente nel corpo dello chef Narducci, i cui funerali si terranno oggi pomeriggio alle 15 nella chiesa di Santa Maddalena di Canossa, in via della Lucchina. Per chi volesse salutare Alessandro, rendono noto i familiari, sarà possibile farlo, sempre oggi, anche dalle 10.30, alla camera mortuaria del Policlinico Gemelli.
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Mercoledì 27 Giugno 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:19
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