Valeria Sepe splendida Mimì: conquista il pubblico La Bohéme al Politeama

«La Bohème, credo, come non lascia grande impressione nell’animo degli uditori, non lascerà gran traccia nella storia del teatro lirico, e sarà bene se l’autore considerandola (mi si permetta l’espressione) l’errore di un momento, proseguirà gagliardamente per la strada buona, e si persuaderà che questo è stato un breve sviamento nel cammino dell’arte». Così sulla “Gazzetta piemontese” si espresse all’indomani della prima assoluta del 1896 il critico Bersezio. Giudizio che fa ovviamente sorridere se si pensa che il capolavoro di Puccini è una delle opere in assoluto più amate e rappresentate in tutto il mondo, come dimostrato dal grandissimo e meritato successo di ieri sera al Teatro Politeama Greco di Lecce.
Primo titolo della Stagione lirica 2018 di Lecce, che fa parte del circuito “Opera in Puglia” con la direzione artistica di Giandomenico Vaccari ed il coordinamento artistico di Maurilio Manca, “La Bohème” replica domani (domenica 15 aprile) alle 18.  

Con quest’opera emerge in tutta la sua grandezza la figura del genio melodico pucciniano, capace di commuovere ora come allora per la bellezza di temi memorabili inseriti però in una partitura dall’impianto armonico di notevole modernità, che guarda non solo al Verdi del “Falstaff”, ma anche a Richard Strauss ed a Debussy, e che anticipa per molti versi i ritmi di Stravinsky. Caratteristiche che sono venute fuori abbastanza bene grazie alla convincente direzione di Gianluca Martinenghi sul podio della sempre affidabile Orchestra Sinfonica di Lecce e del Salento. Ottima la prova del Coro Opera in Puglia ben diretto da Emanuela Aymone, al pari del Coro di voci bianche diretto da Luigi Mazzotta.
Se è vero che “Bohème” cammina spesso con le sue gambe, nondimeno la straordinaria bellezza dell’opera viene totalmente valorizzata solo se ad interpretarla ci sono cantanti adeguati, cosa  del resto ben chiara allo stesso Puccini che per la prima assoluta del 1896 voleva che si scritturassero dei fuoriclasse. Richiesta, peraltro, solo in parte condivisa da Giulio Ricordi. E proprio dopo aver ascoltato l’ottimo cast leccese si comprende appieno il desiderio del compositore lucchese.  

Una Mimì di alto lignaggio è stata infatti Valeria Sepe. Al di là della splendida voce (con un registro centrale corposo ed intenso unito ad un ragguardevole squillo negli acuti facili e timbrati) quello che più ha colpito del soprano napoletano è stata la totale identificazione tra vocalità e personaggio, reso con una notevole varietà di sfumature e di colori.

Il Rodolfo del tenore Amadi Lagha, che ha iniziato prudentemente, si è perentoriamente imposto grazie alla gradevolezza del timbro, al vigore ed allo squillo nel settore acuto, come ha dimostrato il do della speranza in “Che gelida manina”, e ad un fraseggio incisivamente espressivo. Una Musetta affatto leziosa, ma certamente ironica, è stata quella delineata con notevole sensibilità ed intelligenza dal soprano Diana Tigui. Molto buone ed altrettanto apprezzate le prove del baritono pugliese Roberto De Candia come Marcello, di Italo Proferisce nella parte di Schuanard e di Dario Russo in quella di Colline.

La “Bohème” non è la cronaca di un ambiente, ma un’operazione idealizzante della memoria. E non è mai facile metterla in scena non trascurando quelle “piccole cose”, che pure fanno parte della poetica pucciniana, senza però cadere nel “puccinismo” più deteriore ed oleografico. Impresa perfettamente riuscita all’allestimento firmato dal regista Alessandro Idonea e dallo scenografo Flavio Arbetti, che hanno ripreso quello del Petruzzelli andato in scena al Piccinni di Bari nel 2008. Un allestimento tradizionale e moderno al contempo, con un’ambientazione di notevole impatto visivo ed un’azione teatrale sempre efficace e coinvolgente.
 
 
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Sabato 14 Aprile 2018 - Ultimo aggiornamento: 20:20